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	<title>Bosnia Archivi - Damiano Gallinaro</title>
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	<title>Bosnia Archivi - Damiano Gallinaro</title>
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		<title>Kustendorf 2024: in bilico tra pace e guerra sul mare che tutto porta con se</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jan 2024 13:41:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come vi avevo già anticipato qualche giorno fa, la 17 edizione del Kustendorf Film and Music Festival vede la presenza da un nutrito drappello di cineasti italiani: <em>Matteo Garrone, Edoardo De Angelis e Giacomo Abbruzzese</em>. In realtà, se si sosta per qualche tempo nel Ristorante Visconti, uno dei centri della socialità del Festival, ci si accorge che gli ospiti italiani sono molti di più. C’è, ad esempio, il produttore <em>Andrea Gambetta</em>, un habitué della kermesse, e naturalmente ci siamo io e Romina. Ma sono in molti i cineasti presenti e futuri ad avere un legame forte con l’Italia, a partire da <em>Vladan Radovic</em>, che dal 1996 si muove tra Sarajevo e Roma, dove ha frequentato il Centro Sperimentale di Cinematografia, e membro della giuria per il <em>Vilko Filac Award</em>, per la miglior fotografia.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="460" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/garrone2-1024x460.jpg" alt="" class="wp-image-1234" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/garrone2-1024x460.jpg 1024w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/garrone2-300x135.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/garrone2-768x345.jpg 768w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/garrone2-650x292.jpg 650w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/garrone2.jpg 1112w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Matteo Garrone</figcaption></figure><p>La serata inaugurale ha vissuto tre momenti importanti: la consegna del “<em>Tree of Life</em>” a Matteo Garrone, un premio non alla carriera ma ai futuri lavori, l’omaggio allo stesso regista da parte del “Professore”, con un montaggio delle scene più iconiche dei film del regista italiano, a partire dal suo primo cortometraggio, e la drammatizzazione di una delle scene più famose del film Underground, messa in scena dalla <em>Akademija Utmenosti</em> di Belgrado, con la presenza speciale di uno degli attori simbolo del cinema jugoslavo e protagonista proprio di <em>Underground</em>, <em>Miki Manojlovic</em>.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="700" height="384" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Akademija-Utmenosti-e-Miki-Manojlovic2.jpg" alt="" class="wp-image-1238" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Akademija-Utmenosti-e-Miki-Manojlovic2.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Akademija-Utmenosti-e-Miki-Manojlovic2-300x165.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Akademija-Utmenosti-e-Miki-Manojlovic2-650x357.jpg 650w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption class="wp-element-caption">Akademija Utmenosti e Miki Manojlovic</figcaption></figure><p>C’è stato anche un momento musicale davvero molto significativo che ha lasciato i più a bocca aperta. Sul palco, armata dalla sua sola chitarra e occhiali da sole nerissimi, la cantautrice <em>Duda Burzujka</em>, con una canzone energica e ironica al tempo stesso, ci ha fatto riflettere sul mondo delle violenze subite dalle donne anche nel meraviglioso mondo cinematografico. Davvero una performance efficace e un testo molto diretto. Da seguire.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="889" height="500" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Duda-Burzujka.jpg" alt="" class="wp-image-1232" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Duda-Burzujka.jpg 889w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Duda-Burzujka-300x169.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Duda-Burzujka-768x432.jpg 768w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Duda-Burzujka-650x366.jpg 650w" sizes="(max-width: 889px) 100vw, 889px" /><figcaption class="wp-element-caption">Performance di Duda Burzujka</figcaption></figure><p>Il film “<em>Io Capitano</em>” ha concluso la prima parte della serata inaugurale.<br>Alla conclusione del film, la masterclass di Matteo Garrone, è stato il momento per catalizzare e condividere con il regista emozioni e curiosità. Il film, per chi ancora non l’ha visto, narra del viaggio avventuroso di <em>Seydou e Moussa</em>, partiti di nascosto dal loro villaggio nel Senegal e diretti come molti verso un futuro “migliore”. Nonostante qualcuno cerchi di fermali, ponendo loro davanti la triste realtà di chi va per deserti e mare alla ricerca di miglior fortuna, in quella che è una vera e propria odissea, finiscono per raggiungere Tripoli, dove Seydou, diventerà, su imposizione dei veri trafficanti di uomini, il capitano (lo scafista) della nave. “Io capitano”, griderà con orgoglio alla guardia costiera italiana più volte, l’orgoglio di aver portato tutti vivi a destinazione.</p><p>Il film incrocia tre storie vere, quella di Fofana, il vero Seydou, e quella di altri che, invece, non ce l’hanno fatta. Un racconto avventuroso il cui taglio non è però piaciuto a molti, anche a chi in Europa avrebbe dovuto finanziarlo. Non si racconta la migrazione come un racconto d’avventura. O si?</p><p>Garrone ha anche specificato che la maggior parte degli attori sono dei veri e propri migranti, tranne i ragazzi che interpretano Seydou e Moussa. Uno stratagemma che il regista ha usato per far vivere in modo realistico il viaggio, è stata la condivisione solo a poche ore dal rodaggio delle scene, del copione, in modo che gli attori non avessero il tempo di “prepararsi ad interpretare una parte”.</p><p>Il film in questi giorni viene distribuito in ben 25 paesi del continente africano, e nella serata di presentazione al Kustendorf è arrivata la notizia della nomination all’Oscar per “Io Capitano”, un riconoscimento ulteriore all’ottimo lavoro del regista.</p><p>Di migrazioni e di guerre abbiamo detto nel titolo si parla in questi primi due giorni del Festival. Ma c’è qualcosa che lega in modo inscindibile il film di Garrone e il film di De Angelis, il mare. Il mare con le sue leggi, il mare che può salvare e far perire, il mare in cui non ci sono punti di riferimento, il mare in cui però puoi trovare imprevedibili salvatori.</p><p>E Salvatore si chiama il “<em>Comandante</em>” di Edoardo De Angelis e Sandro Veronese, film che ci porta nel cuore della seconda guerra mondiale, su un sommergibile in cui, il grande eroe di guerra Todaro, guida un manipolo di militari italiani nella missione di proteggere il proprio paese dagli attacchi delle navi da guerra avversarie. La storia, che segue il canovaccio del libro realizzato a due mani da De Angelis e Veronesi, ci porta direttamente al cuore del problema. Esistono eroi, o “persone per bene” anche dalla parte sbagliata? Eccome se esistono anche se spesso le loro storie si perdono nelle narrazioni dominanti. Il film è stato oggetto in Italia di attacchi sia da parte della destra, e in fin dei conti ce lo si poteva aspettare, sia da una parte della sinistra, che ha visto nel troppo realismo delle divise fasciste indossate dall’equipaggio del sommergibile, un’offesa a chi ha combattuto per la libertà. Ma è davvero così? O forse si tratta di una lettura fin troppo leggera e scontata?</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="461" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/de-angelis-1024x461.jpg" alt="" class="wp-image-1230" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/de-angelis-1024x461.jpg 1024w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/de-angelis-300x135.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/de-angelis-768x346.jpg 768w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/de-angelis-650x293.jpg 650w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/de-angelis.jpg 1111w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Edoardo De Angelis</figcaption></figure><p>Nel corso del workshop il regista ha chiarito alcune cose in merito.</p><p>La storia parla dell’uomo Todaro, dell’uomo di mare per cui vengono prima le leggi dell’Oceano e poi quelle della guerra, perché come dice nel film e nel libro : “Noi le navi le affondiamo, ma gli uomini li salviamo”.</p><p>Todaro e i suoi sodali seppur tra incertezze, paure e rabbia accettano di prendere a bordo del sommergibile i naufraghi del mercantile belga che hanno affondato poco prima. Quello che si vivrà per circa quarantotto ore nella pancia della bestia di ferro, sarà un coacervo di umanità e di grettezza. Un paio di belgi decidono di fare in modo di vendicarsi dei “fascisti” che li hanno accolti e strappano i cavi dell’elettricità. Nel buio e nella rabbia che segue, Todaro da ai due marinai belga seguito da tutti, il castigo che darebbe un padre ad un figlio troppo stupido da comprendere la portata dei suoi gesti.</p><p>“Fascista io…” esclama con rabbia Todaro, “io sono un uomo di mare”.</p><p>Ed il mare e la improvvisa non belligeranza di alcune navi da guerra inglesi farà in modo che il volere di Todaro si compia: si salveranno tutti, i marinai del mercantile Kabalo, e negli anni successivi dopo la prematura morte in guerra del Comandante, in molti andranno a trovare la famiglia di Todaro per rendere omaggio alla sua memoria.</p><p>Perché i buoni ci sono anche dalla parte sbagliata che ci piaccia ammetterlo o no.</p><p>Il mare, la migrazione e la guerra sono stati il background di almeno tre dei sei corti in concorso nella seconda serata del Festival.</p><p>E nel prossimo reportage ci soffermeremo su alcune storie che vengono direttamente dal cuore dei balcani e che anche in questo caso parleranno, sicuramente, al cuore di chi sa ascoltare.</p><p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/kustendorf-2024-in-bilico-tra-pace-e-guerra-sul-mare-che-tutto-porta-con-se/">Kustendorf 2024: in bilico tra pace e guerra sul mare che tutto porta con se</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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		<title>Kustendorf e l’Italia: un legame sempre più forte</title>
		<link>https://www.damianogallinaro.it/kustendorf-e-litalia-un-legame-sempre-piu-forte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jan 2024 16:39:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
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		<category><![CDATA[Bosnia]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come quasi ogni anno, dal 2012 ad oggi, è già tempo, per me, di partire alla volta della Serbia e di attraversarla quasi tutta fino ad arrivare al confine con la Federazione di Bosnia ed Erzegovina.</p><p>In questi luoghi, quasi nascosti dal massiccio del Sargan, dove ancora adesso è possibile viaggiare sulla leggendaria ferrovia e ammirare l’opera ingegneristica dell’<em>Otto di Sargan</em>, nel villaggio di <em>Mokra Gora</em> sulla <em>Collina di Mecavnick</em>, nel resort in legno di <em>Drvengrad</em>, va in scena uno dei Festival più originali a cui abbia mai avuto modo di partecipare, il <strong><a href="http://kustendorf-filmandmusicfestival.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener sponsored nofollow">Kustendorf Film and Music Festival</a></strong> , giunto quest’anno alla diciassettesima edizione.</p><p>Unico il festival, di natura residenziale, unico il suo anfitrione, il noto e apprezzato (in realtà non da tutti) regista <em>Emir Kusturica</em>, qui conosciuto anche come il “<em>Professore</em>”, che ogni anno riesce a portare tra neve e volute di fumo e vapore, personaggi importanti della storia del cinema europeo e mondiale, spesso sfidando anche, con le sue idee e posizione controverse, il discorso mainstream portato avanti dal mondo del cinema e non solo.</p><p>Piacciano o meno le idee del regista, che non ha avuto remore nell’esprimere le sue posizioni pro-Russia nel conflitto che si sta svolgendo in terra ucraina, è innegabile che quello che si realizza in Gennaio tra i monti al confine con la Bosnia è, in fin dei conti, un vero miracolo.</p><p>Film, workshop, incontri informali, buona musica, sono gli ingredienti del festival, che anche quest’anno conferma il suo forte legame con l’Italia, come forte è il legame dello stesso Kusturica con il nostro paese.</p><p>Se negli anni scorsi i protagonisti sono stati, tra gli altri, Sorrentino, Virzi’, Nicchiarelli, Fiore Angelini, e il produttore Andrea Gambetta, quest’anno, se si guarda il programma da poche ore presentato ufficialmente, si nota come la presenza italiana sia notevole, e come i film che verranno presentati rappresentino il meglio di quanto prodotto dalla nostra cinematografia nel 2023.</p><p>E allora entriamo nel vivo del programma.</p><p>Il primo ospite italiano, in ordine di programmazione, non ha bisogno di presentazione.</p><p><em>Matteo Garrone</em> è, ormai da anni, una delle massime referenze del cinema italiano, e al Festival è già stato presentato un suo film, <em>Dogman</em>, qualche anno fa, anche se in quell’occasione a presentare l’opera era stato il sorprendente attore protagonista, Marcello Fonte. Quest’anno <strong><a href="https://www.mymovies.it/film/2023/io-capitano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Io Capitano</a></strong> , verrà proiettato subito dopo la cerimonia d’apertura, e siamo sicuri che sia per le tematiche che per il pregio artistico, sarà molto apprezzato dall’esigente pubblico serbo.</p><p>Non ha bisogno di essere introdotto al pubblico italiano neanche il secondo ospite italiano, <em>Edoardo De Angelis</em>, già presente al Festival con un cortometraggio, <em>Mistero e passione di Gino Pacino</em>, con cui vinse il premio della critica proprio nella prima edizione del Kustendorf. Il film <strong><a href="https://www.mymovies.it/film/2023/comandante/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comandante</a></strong> , tratto dall’omonimo romanzo scritto a quattro mani con lo scrittore <em>Sandro Veronesi</em>, nel nostro paese ha suscitato polemiche, a volte decisamente senza fondamenta, provenienti sia da destra che da sinistra. Sara’ interessante per noi italiani al festival, vedere quali saranno le domande che verranno rivolte al regista e se ci sarà occasione di tornare a chilometri di distanza dall’Italia, proprio sulle polemiche seguite alla proiezione del film.</p><p>Meno conosciuto, forse, al grande pubblico, ma gia’ noto per alcuni interessanti cortometraggi, è <em>Giacomo Abbruzzese</em>, che al Kustendorf presenta il suo primo lungometraggio, <strong><a href="https://www.mymovies.it/film/2023/disco-boy/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Disco Boy</a></strong> premiato con l’<em>Orso d’Argento</em> per il miglior contributo artistico al Festival di Berlino. Anche la storia raccontata da Abbruzzese interroga la nostra realtà, se “Io Capitano” ci porta dinanzi al dramma dell’emigrazione forzata, e “Comandante” ci porta a riflettere sull’umanità/disumanità di una guerra e cosa significhi essere “nemici”, “Disco Boy” ci narra una storia incredibile che sembra mettere insieme le tematiche affrontate dai film precedenti, come se i tre avessero davvero un fil rouge che li unisce.</p><p>A completare la <em>sezione Contemporary Trends</em>, il film di <em>Vladimir Perisic</em> <strong><a href="https://www.imdb.com/title/tt6430442/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lost Country</a></strong> e <strong><a href="https://mubi.com/it/it/films/the-last-motorship" target="_blank" rel="noreferrer noopener">The Last Motorship</a></strong> di <em>Ilya Zhetlyakov</em> ambientato in uno sperduto villaggio del Mar di Barents, nella Russia Artica.</p><p>Anche molta Russia, e non sorprende, nel cartellone del festival. Nella sezione <em>New Authors</em>, avremo la fortuna di guardare, quasi in anteprima, il film della giovane regista <em>Sonya Karpunina</em>, <strong><a href="https://www.imdb.com/title/tt14856628/?ref_=nm_knf_c_3" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Desperate for Marriage</a></strong>, mentre sono ben tre i cortometraggi di registi russi nella sezione in concorso, riservata ai registi emergenti. Di questa sezione e dei lavori che verranno presentati parleremo in un apposito reportage nei prossimi giorni.</p><p>A completare il programma della sezione New Authors, tre film davvero peculiari. Partiamo da <strong><a href="https://mubi.com/it/it/films/my-swiss-army" target="_blank" rel="noreferrer noopener">My Swiss Army</a></strong> di <em>Luka Popadic</em>, che analizza la vita quotidiana nell’esercito svizzero da un punto di vista privilegiato, essendo il regista allo stesso tempo anche ufficiale dell’esercito svizzero.</p><p>Altrettanto peculiare il film presentato da <em>Basil Khalil</em>, <strong><a href="https://www.mymovies.it/film/2022/a-gaza-weekend/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">A Gaza Weekend</a></strong>, una commedia irriverente e surreale che racconta di una virus che si diffonde in Israele, causando una pandemia e della fuga di un giornalista britannico e della moglie israeliana verso… ”<em>il posto piu’ sicuro del mondo</em>”, Gaza.<br>Un film che di sicuro farà discutere, e che ha visto il suo processo realizzativo, iniziato nel 2017, sospeso per circa 2 anni a causa proprio… della pandemia da Covid 19. Un film ironicamente profetico?</p><p>Chiude la sessione il film conosciuto in Italia con il titolo di <strong><a href="https://www.mymovies.it/film/2023/kafka-a-teheran/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Kafka a Teheran</a></strong> , in inglese <strong>Terrestrial</strong> <strong>Verses</strong>, di <em>Ali Asgari</em>, gia’ ospite del Festival qualche anno fa, realizzato con la collaborazione di <em>Alireza Khatami.</em></p><p>Nella sezione <em>Retrospective of Greatness</em>, infine, trovano spazio i capolavori di tre registi cult: <em>Tengiz Abuladze, Eric von Stroheim</em> ed <em>Elia Kazan</em>, nonche’ il capolavoro di <em>Fellini</em> “<strong>8 e mezzo</strong>”, che siamo certi, sarà seguito da una masterclass del “Professore” essendo il regista italiano una delle massime referenze di Emir Kusturica.</p><p>Da Drvengrad, Mokra Gora, Regione della Serbia Occidentale, è tutto, al prossimo dispaccio dal Regno dell’Utopia e della Celluloide.</p><p></p><p>Download the English Press Release <a href="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/kustendorf-press-release-EN.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">here</a>.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="716" height="500" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/mappa-festival-kustendorf.jpg" alt="mappa festival kustendorf" class="wp-image-1220" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/mappa-festival-kustendorf.jpg 716w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/mappa-festival-kustendorf-300x209.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/mappa-festival-kustendorf-650x454.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 716px) 100vw, 716px" /></figure><p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/kustendorf-e-litalia-un-legame-sempre-piu-forte/">Kustendorf e l’Italia: un legame sempre più forte</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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		<title>Kustendorf 2022: in viaggio tra nuvole, celluloide e utopie</title>
		<link>https://www.damianogallinaro.it/kustendorf-2022-in-viaggio-tra-nuvole-celluloide-e-utopie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 May 2022 06:37:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[Bosnia]]></category>
		<category><![CDATA[Kustendorf]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è conclusa da poche ore la XV edizione del Kustendorf Film e Music Festival, un festival unico nel suo genere, come unica è la location, e altrettanto unico il suo anfitrione. Quando intorno al 2007 ho scoperto che il grande e controverso regista Emir Kusturica, aveva creato un villaggio tra le montagne al confine [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è conclusa da poche ore la XV edizione del <em><a href="http://kustendorf-filmandmusicfestival.org/22/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Kustendorf Film e Music Festival</a></em>, un festival unico nel suo genere, come unica è la location, e altrettanto unico il suo anfitrione.</p><p>Quando intorno al 2007 ho scoperto che il grande e controverso regista <strong>Emir Kusturica</strong>, aveva creato un villaggio tra le montagne al confine tra Serbia e Bosnia, la curiosità di andarlo a visitare è divenuta sempre più crescente, e fin dal 2008 ho iniziato un avvicinamento progressivo ai luoghi.</p><p>Dal 2008 in poi, come racconterò con dovizia di particolari nel mio prossimo libro, ho iniziato a preparare il viaggio in queste terre di confine, anche se solo nel 2011 avrei avuto l&#8217;occasione di frequentare per la prima volta il Festival Kustendorf.</p><p>Quello che sembrava dovesse essere un unico episodio della mia vita di viaggiatore dei Balcani, invece, doveva divenire solo il primo di tanti viaggi in questi luoghi fatti di vapore, celluloide e profezie.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/masterclass-al-festival.jpg" alt="" class="wp-image-1074" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/masterclass-al-festival.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/masterclass-al-festival-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/masterclass-al-festival-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Masterclass al festival</figcaption></figure><p>Il villaggio pensato e creato dal regista si trova a <strong>Mokra Gora</strong>, piccola località montana a pochi chilometri dal confine con la Bosnia, sui Monti Tara, per la precisione a ridosso del Massiccio di Sargan.</p><p>Il regista nei primi anni duemila cambia completamente vita, si converte all&#8217;ortodossia, cambia nome, da Emir a Nemanja, e nazionalità, scegliendo inizialmente quella della nuova Jugoslavia e poi quando diverrà Unione di Serbia e Montenegro, la nazionalità serba.</p><p>Il perché di questo radicale cambiamento e della scelta di quella che potremo considerare &#8220;<em>la parte sbagliata</em>&#8220;, non tocca a noi questionarlo. Se però volete leggere la &#8220;versione di Kusturica&#8221;, vi invito a leggere il suo libro &#8220;<em><a href="https://www.lafeltrinelli.it/dove-sono-in-questa-storia-libro-emir-kusturica/e/9788807881718" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dove sono in questa Storia</a></em>&#8220;, edito in Italia da Feltrinelli.</p><p>Ma tutto è legato a una storia di tradimenti, di distacchi dolorosi, e dal desiderio fortissimo del regista di ricostruire la <strong>&#8220;sua&#8221; Sarajevo</strong>, quella in cui, ormai, era persona non grata.</p><p>E così, decide di ricostruirla tra questi monti, nei luoghi in cui aveva girato quello che a mio parere è ancora oggi uno dei suoi migliori film &#8221; <em>La Vita è un Miracolo</em>&#8220;.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ferrovia_stazione-film-la-vita-è-un-miracolo.jpg" alt="" class="wp-image-1081" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ferrovia_stazione-film-la-vita-è-un-miracolo.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ferrovia_stazione-film-la-vita-è-un-miracolo-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ferrovia_stazione-film-la-vita-è-un-miracolo-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Stazione del film &#8220;La vita è un miracolo&#8221;</figcaption></figure><p>Se prendete il treno turistico che da <em>Mokra Gora</em>, superando il <em>Monte Sargan</em> porta a <em>Jatare</em> e poi a valle alla stazione di <em>Sargan Vitasi</em>, sul tragitto verrete invitati a fermarvi qualche minuto proprio nella stazione che il regista aveva ricostruito per l&#8217;occasione sulla base di una stazione realmente esistente in Bosnia Erzegovina.</p><p>Su queste rotaie, dal 1925 al 1974, la leggendaria locomotiva <em>Cira</em> (o Ciro a seconda della regione che attraversava), trascinava il treno che da Belgrado, superato <em>l&#8217;Otto di Sargan</em>, la cravatta costruita dagli ingegneri serbi per superare un dislivello di trecento metri, arrivava fino a Sarajevo superando la città di <em>Visegrad</em> a valle sul leggendario fiume <em>Drina</em>, dove il regista ha ideato e costruito una nuova cittadella in pietra chiamata <em>Andricgrad</em> in memoria del premio nobel Jugoslavo <em>Ivo Andric</em>.</p><p>Cira fece il suo ultimo viaggio il 28 febbraio 1974 e l&#8217;ho narrato nel mio racconto breve <a href="https://www.damianogallinaro.it/lultimo-viaggio-di-ciro/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;L&#8217;ultimo viaggio di Ciro: la locomotiva che collegava la Jugoslavia&#8221;</a>.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ferrovia_vecchio-locomotore.jpg" alt="" class="wp-image-1079" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ferrovia_vecchio-locomotore.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ferrovia_vecchio-locomotore-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ferrovia_vecchio-locomotore-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure><p>Ebbene, all&#8217;inizio degli anni duemila, racconta il produttore e amico del regista Andrea Gambetta, come se si fosse in uno dei suoi film, i due si trovavano sulla collina di Mecavnik, e il regista ebbe questa visione, la visione di un villaggio che divenisse in qualche modo il centro del mondo, del suo mondo che non esisteva più.</p><p>Quel &#8220;nuovo mondo&#8221; che ho chiamato in un reportage di qualche tempo fa <em><a href="https://www.damianogallinaro.it/kusturistan/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Kusturistan</a></em>.</p><p>E in questi anni, in questo villaggio di una ventina di case in legna, sono passati personaggi del calibro di Johnny Depp, Sorrentino, Mujica, Fahradi, Zhang Yimou, Matt Dillon, solo per fare alcuni nomi, lasciando ai registi esordienti, e a chi ha avuto la fortuna di frequentare il festival, pillole della loro arte.</p><p>In questa città il regista ha quindi realizzato il suo <strong>sogno di libertà</strong>, che si sostanzia nella frase iniziale del discorso di apertura del festival, &#8220;<em>Benvenuti nelle montagne libere della Serbia</em>&#8220;.</p><p>Anche se molte scelte del regista degli ultimi anni sono spesso poco comprensibili, o anche magari non condivisibili, anni di frequentazione di questo luogo sospeso, mi portano ad essere concorde con il &#8220;Professore&#8221;, <em>Drvengrad</em> durante il Festival è davvero un luogo di libertà.</p><p>Il Festival è unico nel suo genere, anche per il suo carattere residenziale. Non esistono, infatti, alloggi vip, si vive tutti nel medesimo villaggio condividendo gli spazi e le idee. La sua ulteriore peculiarità è poi legata al fatto che i veri protagonisti sono i <strong>registi esordienti</strong>. Sono, infatti, i loro corti a riempire la sezione &#8220;<em>Competition Programme</em>&#8220;, mentre a registi già affermati, o a veri e propri maestri come in questo caso Zhang Yimou è dedicata la sezione &#8220;<em>Contemporary Trends</em>&#8220;.</p><p>La sezione &#8220;<em>New Author</em>&#8221; invece presenta film usciti da poco tempo di registi che hanno già al loro attivo una carriera promettente, come, in questa edizione, il montenegrino Ivan Bakrac.</p><p>Ultima sezione, ma non per questo meno interessante è la &#8220;<em>Retrospective of greatness</em>&#8220;, in cui vengono ripresentati grandi classici del cinema, e che in questa edizione è stata dedicata a <strong>Pier Paolo Pasolini</strong>.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/frase-Pasolini.jpg" alt="" class="wp-image-1078" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/frase-Pasolini.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/frase-Pasolini-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/frase-Pasolini-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure><p>L&#8217;opera del grande regista Italiano è stata da guida per tutto il festival, fin dal poster della rassegna in cui campeggia la celebre frase, tratta dal corto &#8220;<em>Cosa sono le nuvole</em>?&#8221;, &#8220;<em>Straziante e meravigliosa bellezza del creato</em>&#8220;, la frase struggente recitata da Totò nel finale del corto mentre si rammarica di aver aspettato il momento finale della sua vita da marionetta per meravigliarsi dei doni della natura.</p><p>Sono stati riproposti anche l&#8217;episodio del film collettivo &#8220;Le streghe&#8221; dal titolo &#8220;<em>La terra vista dalla Luna</em>&#8221; ma soprattutto &#8220;<em>Uccellacci e Uccellini</em>&#8220;.</p><p>Proprio il riferimento al discorso del corvo sulle ideologie e sul loro fallimento, cuore di Uccellacci e Uccellini, che, soprattutto, i turbamenti dei personaggi di Jago (Totò) e Otello (Ninetto Davoli), sono al centro di un&#8217;altra riflessione del regista tratta dal discorso di apertura.</p><p>In riferimento a quanto sta accadendo in Ucraina, il regista, che come gran parte della popolazione serba, ha scelto ancora una volta la &#8220;parte scomoda&#8221;, non si è pronunciato apertamente, né ha preso una sua posizione, ma ha portato l&#8217;attenzione sul rischio maggiore che corriamo al momento è cioè quello di diventare delle marionette come Totò e Ninetto Davoli.</p><p>Le <strong>nuvole</strong>, sono state il centro di tutto in questi giorni. Le nuvole che si muovevano veloci nel cielo, le nuvole di vapore del treno trainato da Cira, le nuvole del fumo di mille sigarette, le nuvole delle profezie che spesso incombono sul futuro.</p><p>Abbiamo parlato di profezie, ebbene questa è anche terra di leggende e di profeti.</p><p>Mokra Gora ha una storia millenaria, e si è spesso incrociata con la Grande Storia.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/drvengrad.jpg" alt="" class="wp-image-1084" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/drvengrad.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/drvengrad-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/drvengrad-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Drvengrad</figcaption></figure><p>In un paesino a pochi chilometri da Drvengrad, <em>Kremna</em>, altra piccola stazione sul tragitto del treno del Sargan, nacquero due grandi chiaroveggenti capaci di profetizzare addirittura la Seconda Guerra Mondiale, e l&#8217;ingresso trionfatore di Tito.</p><p><em>Milos</em> e <em>Mitar Tarabic</em>, zio e nipote, che vissero nella seconda parte del 1800 e alle cui figure è dedicato un piccolo museo, sono conosciuti, soprattutto il secondo per aver profetizzato eventi legati alla storia serba. Mitar in particolare, è famoso per quella che è stata chiamata l'&#8221;<em>Oscura Profezia</em>&#8220;, in cui previde la morte dell&#8217;erede al trono della famiglia <em>Obrenovic</em> e l&#8217;avvento dei <em>Karadjordjevic</em>.</p><p>Ma non solo, Mitar previde anche la costruzione della ferrovia e chissà che tra le pieghe delle sue profezie non ci trovi traccia anche del futuro arrivo del &#8220;Professore&#8221;. Se siete curiosi di leggere qualcosa di più sui due profeti leggete il mio post &#8220;<a href="http://trabalcanieatlantico.blogspot.com/2020/04/la-profezia-di-mitar-il-chiaroveggente.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La Profezia di Mitar, il chiaroveggente di Kremna&#8221;</a>.</p><p>Profeti e generali hanno attraversato queste terre, come Draza Mihajlovic, generale antifascista della Bosnia Erzegovina, che attraversando i monti Tatra, fondò a Uzice nel 1941, la prima Repubblica antifascista della storia e che da Kusturica è stato ricordato nel suo discorso di apertura.</p><p>Ancora oggi a Uzice, che è stato il cuore di questa Repubblica, si possono visitare il Museo della Resistenza e i Bunker in cui si nascondevano le persone durante gli attacchi aerei.</p><p>E qui le nuvole si abbassano sulla terribile guerra che stiamo vivendo così simile a tutte le altre, e come le altre così assurda e inutile.</p><p>E Pasolini ci aveva avvertiti, e se ne sente sempre di più la sua mancanza, come di altri che come lui e Mitar, seppur in modo diversa, sembravano davvero avere il dono della &#8220;chiaroveggenza&#8221;.</p><p>Ancora Pasolini è stato il centro della Lettura proposta dal produttore Andrea Gambetta, che per l&#8217;occasione, ha presentato in anteprima le immagini di un nuovo documentario fortemente voluto da Kusturica, sugli ultimi giorni di Pasolini, ricostruiti attraverso le interviste non solo a chi lo ha conosciuto, ma anche ai Carabinieri che sono per primi intervenuti sul luogo dell&#8217;omicidio, e non solo.</p><p>Speriamo di vederlo presto nelle sale.</p><p>E poi nella notte magica e stellata di Drvengrad, mi raggiungono le parole del mio compianto professore di italiano del liceo, il grande scrittore Salvatore Mignano, &#8220;<em>E tutto il resto è silenzio</em>&#8221; come diceva Amleto.</p><p>E&#8217; tutto, se vi ho incuriosito e vi va di leggere di più sull&#8217;edizione 2022 del festival trovate i miei contributi sul <a href="https://trabalcanieatlantico.blogspot.com/2022/05/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">blog</a> e sul podcast <a href="https://www.spreaker.com/show/damiano-gallinaros-podcast" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il Balcanauta</a>.</p><hr class="wp-block-separator is-style-wide"/><p>If you would like to read the article in <strong>English</strong>, you can have a look below. Enjoy 🙂 </p><h2 class="wp-block-heading"><strong>Kustendorf 2022: </strong><strong>traveling among clouds, celluloid and utopias.</strong></h2><p>The 15th edition of the Kustendorf Film and Music Festival ended just a few hours ago, a unique festival of its kind, as unique is the location, and just as unique its host.</p><p>The village conceived and created by the director Emir Kusturica is located in Mokra Gora, a small mountain town a few kilometers from the border with Bosnia, in the Tara Mountains, to be precise close to the Sargan Massif.</p><p>In the early 2000s, the director completely changed his life, converted to orthodoxy, changed his name, from Emir to Nemanja, and nationality, initially choosing that of the new Yugoslavia and then, when it became the Union of Serbia and Montenegro, the Serbian nationality.</p><p>He decides to reconstruct his lost world in these mountains, in the places where he had shot what, in my opinion, is still today one of his best films &#8220;Life is a Miracle&#8221;.</p><p>If you take the tourist train that, from Mokra Gora, passing Mount Sargan, leads to Jatare and then downstream to Sargan Vitasi station, on the way, you will be invited to stop for a few minutes right in the station that the director had rebuilt for the occasion on the basis of a really existing station in Bosnia and Herzegovina.</p><p>In recent years, in this village of about twenty wooden houses, characters of the caliber of Johnny Depp, Sorrentino, Mujica, Fahradi, Zhang Yimou, Matt Dillon, just to name a few, have passed, leaving to novice directors, and to those who was lucky enough to attend the festival, pills of their art.</p><p>In this village the director has therefore realized his dream of freedom, which is embodied in the opening sentence of the opening speech of the festival &#8220;<em>Welcome to the free mountains of Serbia</em>&#8220;.</p><p>The Festival is one of a kind, also for its residential character. In fact, there are no VIP accommodations, everyone live in the same village sharing spaces and ideas. Its further peculiarity is then linked to the fact that the real protagonists are the rookie directors. In fact, their shorts fill the &#8220;<em>Competition Program</em>&#8221; section, while the &#8220;<em>Contemporary Trends</em>&#8221; section is dedicated to already established directors, or to real masters like, in this edition, Zhang Yimou.</p><p>The &#8220;<em>New Author</em>&#8221; section instead presents recently released films by directors who already have a promising career to their credit, such as, in this edition, the Montenegrin Ivan Bakrac.</p><p>The last section, but no less interesting for this, is the &#8220;<em>Retrospective of greatness</em>&#8221; in which the great classics of cinema are re-presented, and which in this edition was dedicated to Pier Paolo Pasolini.</p><p>The work of the great Italian director has been a guide throughout the festival, since the poster of the review featuring the famous phrase, taken from the short film &#8220;<em>What are the clouds?</em>&#8220;, &#8220;<em>Heartbreaking and wonderful beauty of creation</em>&#8220;, the phrase poignant recited by Totò in the finale of the short, while he regrets having waited for the final moment of his life as a puppet, to marvel at the gifts of nature.</p><p>The episode of the collective film &#8220;<em>The witches</em>&#8221; entitled &#8220;<em>The earth seen from the Moon</em>&#8221; but above all &#8220;<em>Uccellacci e Uccellini</em>&#8221; have also been re-proposed.</p><p>The clouds have been the center of everything these days. The clouds that moved fast in the sky, the clouds of steam from the train pulled by Cira, the clouds of the smoke of a thousand cigarettes, the clouds of prophecies that often loom over the future.</p><p>Mokra Gora has a thousand-year history, and has often crossed paths with the Great History.</p><p>In a village a few kilometers from <em>Drvengrad</em>, <em>Kremna</em>, another small station on the Sargan train route, two great clairvoyants were born, <em>Milos</em> and <em>Mitar Tarabic</em>, capable of prophesying even the Second World War, and the triumphant entry of Tito.</p><p>Prophets and generals have crossed these lands, such as Draza Mihajlovic, anti-fascist general of Bosnia and Herzegovina, who, crossing the Tara mountains, founded in Uzice in 1941, the first anti-fascist republic in history, and which was mentioned by Kusturica in his opening speech.</p><p>Even today in Uzice, which was the heart of this Republic, you can visit the Resistance Museum and the Bunkers where people hid during the air attacks.</p><p>And here the clouds lower on the terrible war we are experiencing, so similar to all the others, and like the others so absurd and useless.</p><p>And Pasolini had warned us, and we miss him more and more, as well as others who like him and Mitar, albeit in a different way, really seemed to have the gift of &#8220;clairvoyance”.</p><p>And then in the magical and starry night of Drvengrad, the words of my late Italian high school teacher, the great writer Salvatore Mignano, reach me, &#8220;<em>And all the rest is silence</em>&#8221; as Hamlet used to say.</p><figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ospiti-festival1.jpg" alt="" data-id="1071" 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utopie</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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		<title>Vi è mai capitato di intervistare un eroe?</title>
		<link>https://www.damianogallinaro.it/vi-e-mai-capitato-di-intervistare-un-eroe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2021 14:09:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vi è mai capitato di poter incontrare e addirittura intervistare un protagonista della storia mondiale? Un uomo che ha materialmente “fatto la storia”. A me è capitato e sono onorato di aver conosciuto il Generale Jovan Divjak, il serbo che difese Sarajevo, la sua Sarajevo che ha narrato nel libro &#8220;Sarajevo, mon amour&#8220;. Jovan ci [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/vi-e-mai-capitato-di-intervistare-un-eroe/">Vi è mai capitato di intervistare un eroe?</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vi è mai capitato di poter incontrare e addirittura intervistare un protagonista della storia mondiale? Un uomo che ha materialmente “fatto la storia”. </p><p>A me è capitato e sono onorato di aver conosciuto il <strong>Generale Jovan Divjak</strong>, il serbo che difese Sarajevo, la sua Sarajevo che ha narrato nel libro &#8220;<strong>Sarajevo, mon amour</strong>&#8220;. </p><p>Jovan ci ha lasciato l&#8217;8 aprile e questa intervista realizzata nel novembre 2018 è il mio personale omaggio. Oltre al testo trovate anche la registrazione originale dell’intervista. </p><p>Buon viaggio Generale!</p><p><em>Vi è mai capitato di intervistare un eroe?<br>Di scambiare idee e vita con un un uomo che per una parte di mondo è considerato come il salvatore, l’uomo che è riuscito a fermare con pochi mezzi un esercito che aveva la fortuna di poter utilizzare i mezzi e le armi di quello che era uno dei più grandi eserciti europei, l’Armata Nazionale Jugoslava?</em></p><p>Io ho avuto questa fortuna e mi piace raccontarvi il mio incontro con il <strong>generale Jovan Divjak</strong>, il serbo difensore di Sarajevo, ma non solo.<br>L’uomo per cui Sarajevo era tutto al di là della nazionalità di chi l’abitasse.<br>L’incontro con Divjak è avvenuto circa un mese fa (il 13 novembre 2018 per la precisione) nella sede dell’Associazione da lui diretta, <strong><a href="https://ogbh.com.ba/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">OGBH</a></strong> (Obrazovanje Gradi Bosnu i Hercegovinu/Education Builds Bosnia anad Herzogovina).</p><p>Ma prima di questo incontro vis a vis, qualche anno prima ci fu una incredibile e inaspettata telefonata.<br>Ero stato a Sarajevo, solo per un giorno, e avevo deciso di tentare la sorte cercando di incontrare Divjak. Così mi feci portare da un taxi a Grbavica nella sede dell’Associazione, ma per motivi lavorativi il Generale Divjak non era in ufficio.<br>Ci rimasi male, naturalmente, ero dispiaciuto di non averlo potuto incontrare, anche se ero contento di aver potuto visitare i locali dell’Associazione e parlare con chi vi lavorava.<br>Lasciai i miei contatti, ma onestamente non confidavo in un repentino contatto.<br>Tornato in Italia smisi di pensare a Divjak preso com’ero nel tentativo di salvare il mio dottorato in etnologia dal fallimento, ma una mattina mentre passeggiavo nei viali dell’Università, il mio telefono squillò. Il numero era estero, risposi, e rimasi senza parole, dall’altro lato del filo c’era Jovan Divjak che mi parlava in inglese con l’aiuto di una sua collaboratrice e mi ringraziava della visita e si diceva felice d’incontrarmi in un’altra occasione.<br>Pochi minuti, ma la voce di quest’uomo fiero e vero, mi rimasero nel cuore.</p><p>L’occasione per incontarci non si palesò subito, per vari motivi fu impossibile per me raggiungere Sarajevo e nel frattempo Divjak venne arrestato a Vienna su mandato dei tribunali serbi, con l’accusa di crimini di Guerra. Come sempre accade nel dopo guerra chi è un eroe per una delle parti in causa è quasi sempre considerato un criminale dal “nemico”.<br>Poi qualche mese dopo iniziai a programmare il mio ritorno a Sarajevo, l’occasione il Festival Pravo Liujdski, e scrissi una nuova mail all’Associazione. Mi risposero in breve termine, Jovan Divjak aveva piacere d’incontrarmi, finalmente avevo un appuntamento.</p><h2 class="wp-block-heading">13 novembre 2018</h2><p>Per la seconda volta risalgo la collina di Grbavica, stavolta con un auto a noleggio. Entro nella sede dell’Associazione, Divjak è seduto alla sua scrivania, mi invita a sedermi e mi porge una copia in italiano del libro che racconta la sua storia &#8220;Sarajevo, mon amour&#8221; edito da Infinito edizioni.<br>Come quella volta al telefono, iniziano i problemi linguistici, lui parla solo serbo e francese io italiano e inglese, cosi’ abbiamo bisogno dell’intermediazione di una sua collaboratrice per intenderci.<br>Probabilmente si tratta della stessa ragazza che qualche anno prima fece da traduttrice in quella breve e soprendente telefonata che lo stesso Divjak mi fece.</p><p>L’intervista inizia con una certa diffidenza da parte di Divjak, forse anche per via di questa barriera linguistica.<br>Davanti a me ho un uomo sorprendente, com’e’ soprendente la sua storia, ma anche un uomo che sembra, almeno nel mio caso voler saggiare la mia reale conoscenza della storia e della realtà politico-sociale recente di Sarajevo e della Bosnia.</p><p>Un po’ intimidito inizio a chiedergli come vede il futuro del suo paese.<br>La mia domanda deve sembragli davvero troppo fumosa perche’ mi chiede di formulare delle domande più precise.<br>Allora inizio a chiedergli dell’attivita’ della sua associazione e dell’importanza del lavoro che svolge nell’ambito educativo.</p><p><em>Quanto e’ importante per i bambini, i ragazzi che non hanno vissuto la guerra civile ma solo il periodo postbellico conoscere quello che e’ accaduto, e quale il futuro del paese? In Italia il pease e’ percepito come diviso ma e’ davvero cosi’? Qualcosa sulla sua storia, qual’e’ il suo feeling con Sarajevo adesso?</em></p><p>Per poter rispondere alle domande, mi chiede quanto conosco veramente sull’assedio di Sarajevo e sulla storia della guerra civile. Gli dico che ho letto molto sull’argomento ma che chiaramente ci sono degli aspetti che ancora non mi sono chiari.<br>La ragazza che ci aiuta nella traduzione, approfitta di alcune pause dovute ad alcune telefonate che riceve il Generale per dire la sua su alcuni argomenti, il suo punto di vista è interessante perchè spesso non coincide in tutto con quello del suo mentore.<br>Riguardo alla situazione del paese, dice che non e’ ottimista, molti giovani o sono fuori dalla politica o vittime della politica stessa, e dei partiti nazionalisti. L’eccessiva divisione politica e amministrativa non aiuta, e il sistema di nation building non è stato ancora completato.<br>Il discorso sulla divisione amministrativa della Federazione diviene centrale, e mi interessa conoscere l’opinione di Divjak in materia.</p><p>Così risponde il <strong>Generale</strong>: “<em>La percezione che si ha in Italia della Bosnia e della sua divisione interna e’ reale perche’ abbiamo purtroppo tre partiti nazionalisti che hanno differenti strategie e visioni per il paese: i bosgnacchi premono per l’unificazione, i serbi di Bosnia vogliono una Republika Sprska indipendente o unita alla Serbia, mentre i partiti nazionalisti croati premono per il riconsocimento della Terza Entità, l’Herceg Bosna ora parte integrante della Federazione di Bosnia ed Erzegovina.<br>E’ interessante la situazione in Posavina dove vive una rilevante minoranza cattolica che non ha quasi tutela e rappresentanza. Marx diceva che la religione è l’oppio dei popoli, e ne sono sicuro, l’educazione però puo’ fare molto. Il problema è che ognuno riscrive la storia a suo beneficio.<br>Nei libri di storia della Repusblika Sprska, ad esempio, viene raccontato ai ragazzi che la guerra e’ scoppiata perche’ i serbi di Bosnia si sono dovuti difendere dall’aggressione portata dai musulmani, e oltre a non riconoscere il genocidio di Srebrenica, insegnano come a Srebrenica in realtà ci fu un aggressione nei confronti dei serbi</em>”.</p><p>Gli parlo di un libro letto di recente che propone una ricostruzione “revisionista” di quanto avvenuto a Srebrenica (Alexander Dorin- Zoran Jovanovic, Srebrenica come sono andate veramente le cose, Zambon editrice), che in qualche modo sposa la teoria storica insegnata nelle scuole della Republika Sprska.</p><p><strong>Divjak</strong>: <em>La Corte Internazionale dell’Aja ha accertato che a Srebrenica c’è stato un genocidio… questo è un dato di fatto. Nella Federazione di Bosnia ed Erzegovina, nei libri di storia, i bambini leggono che l’ aggressione e il genocidio sono stati commessi dalle armate della Repubblica Serba di Bosnia ma si tace sui crimini commessi dalle armate bosniache. Nella nostra Costituzione c’è un’articolo che prevede la facoltà delle popolazioni sfollate dai propri paesi di ritornarvi, ma solo il 2 per cento della popolazione è ritornata, come ad esempio a Prijedor. E’ uno dei motivi per cui ancora la Bosnia e Erzegovina è “commissariata”. Se non si applica quanto previsto dalla costituzione, l’Alto rappresentante non lascerà mai il paese. La gestione dell’ufficio dell’Alto Rapresentante è una grossa spesa che si potrebbe evitare. Ma il processo di nation building è ancora ampiamente incompleto, e probabilmente sarà impossibile completarlo se si pensa che solo il 50 per cento dei bosniaci riconosce Sarajevo come capitale. Uno dei presidenti della presidenza tripartita, Ivanic, serbo, dopo il lavoro va a vivere a East Sarajevo e ha pubbiclamente detto che ama piu’ Belgrado che Sarajevo, e invita i giovani a minimizzare il ruolo di Sarajevo. Il problema maggiore dopo la guerra e’ il rimpallo delle responsabilita’, tu sei vittima e io carnefice. La sola via per uscirne e’ divenire membro della UE.<br>Ma le divisioni non lo consentono (la Bosnia e’ l’unico paese che non ha fatto domanda d’adesione, questo nel 2018), i serbi sono legati alla Russia e non vogliono l’ingresso in UE, mentre e’ da rilevare come influiscano anche in maniera negativa gli interessi arabi su Sarajevo</em>”.</p><p>Parliamo del libro di Dzeva Avdic e di come e’ difficile parlare di Srebrenica, anche semplicemente visitarla. Parlo della mia visita al Memoriale di Potocari e di come non mi sono sentito a mio agio nel passeggiare nella città. Avevo, infatti, la costante sensazione di essere osservato.</p><p><strong>Divjak</strong>: “<em>Ci sono ben quattro associazioni che riuniscono le donne di sreberenica ma poche persone vicono ora in Srebrenica, la maggior parte vive a Tuzla e Sarajevo, e alcuni hanno avuto aiuti per non ritornare. Quanto accaduto a Srebrenica deve essere visto come un “processo”, bisogna guardare al complesso della progressione degli eventi. Non un caso isolato come spesso viene presentato. In questo modo si comprende quanto accaduto nell’area dal 1992 al 1995</em>”.</p><p>Gli dico che ho visitato il <a href="https://galerija110795.ba/it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Museo di Srebrenica</a> a Sarajevo e che l’ho trovato molto completo. Il Generale mi consiglia di visitare anche l’altro museo che è vicinisso al primo il <a href="https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g294450-d10593961-Reviews-Museum_Of_Crimes_Against_Humanity_And_Genocide_1992_1995-Sarajevo_Sarajevo_Canto.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Museum against Humanity and Genocide 1992-1995 </a>(e che poi ho effettivamente visitato) perche’ mostra testimonianze e ricostruzioni di quasi tutte le stragi avvenute in Bosnia e non solo Srebrenica. Può essere utile a far comprendere la complessità di quanto avvenuto nel paese.</p><p>Chiedo alla ragazza che ci aiuta nella traduzione quali sono le relazioni tra Est Sarajevo e Sarajevo, e se davvero possano essere considerate due città differenti. “<em>Finchè c’é tanta gente che lavora a Sarajevo e poi ritorna a Lukavica ma non si integra, si può davvero di parlare di due città separate. Sono davvero due posti differenti la gente e’ differente</em>”. Parole molto forti.</p><p><strong>Divjak</strong>: (su Sarajevo) “<em>Vengono organizzati molti avvenimenti internazionali come ad esempio il Pravo Lijudski (Il festival del cinema sui Diritti Umani), ora è in programmazione anche il King Lear, c’è un Jazz Festival, molto viene fatto per la cultura. La cerimonia di apertuta di Pravo Lijudski e’ stata un successo, la sala era piena. La cultura in perifieria pero’ non esiste. E dove non c’e’ cultura li vive il nazionalismo, come accade nei piccoli villaggi. C’è un nuovo film (bellissimo n.d.r.) di Denis Tanovic presentato al Festival di Berlino &#8220;<a href="https://mubi.com/films/men-don-t-cry" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Men don’t cry</a>&#8221; che narra di un gruppo di uomini di differenti nzionalità che fanno una sorta di psicoterapia per superare le loro divisioni. Un film che rappresenta in modo efficace le divisioni che ancora sono vive nel paese. Il film è stato girato a Sarajevo. Un fim da vedere per comprendere la Bosnia di oggi.<br>Ci sono molte eccellenze in Bosnia tra i giovani. Ad esempio in ambito matematico, un ragazzo ha vinto un premio internazionale, ma lo stato non ha supportato il ragazzo</em>”.</p><p>Mi chiede se ho visto “Venuto al mondo”, mi dice sorridendo che interpretare il ruolo del professore ebreo è stata un’esperienza interessante. Parliamo delle differenze tra il libro e il film e della serie Tv sul libro che ha molti contenuti rispetto al film.</p><p>L’ intervista prosegue in pieno relax e finiamo per parlare di calcio, dell’Italia che si gioca la qualificazione (se non ricordo male ai Mondiali) “probabilmente vinceremo… non vincere sarebbe una tragedia”. Poi mi chiede di Dzeko e Pijanic.</p><p>Ci salutiamo con l’augurio di rivederci presto magari a Bergamo per una conferenza.<br>Purtroppo le cose della vita non ci hanno concesso un nuovo incontro e rimarrà sempre il rammarico di non aver potuto condividere sensazioni ed emozioni.</p><p><br>Buon viaggio Generale.</p><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-1 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/intervista-a-jovan-dvijiak-p.-1-2.3gp"></audio><figcaption><br>Intervista a jovan Divjak p.1</figcaption></figure>

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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/intervista-a-jovan-dvijak-p.2.3gp"></audio><figcaption><br>Intervista a Jovan Divjak p.2</figcaption></figure></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/vi-e-mai-capitato-di-intervistare-un-eroe/">Vi è mai capitato di intervistare un eroe?</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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		<title>Il diritto d&#8217;asilo &#8211; Report 2020</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2020 16:57:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Costretti a fuggire&#8230; ancora respinti Ho iniziato a seguire la &#8220;Rotta Balcanica&#8221; percorsa dai migranti provenienti dalla Siria e dall&#8217;Asia, all&#8217;inizio del 2018 recandomi ad Assothalom un paesino di confine con la Serbia, dove il governo ungherese aveva iniziato la costruzione della prima barriera fisica dopo il crollo del muro di Berlino. Quanto visto in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/il-diritto-dasilo-report-2020/">Il diritto d&#8217;asilo &#8211; Report 2020</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="wp-block-heading">Costretti a fuggire&#8230; ancora respinti</h2><p>Ho iniziato a seguire la &#8220;Rotta Balcanica&#8221; percorsa dai migranti provenienti dalla Siria e dall&#8217;Asia, all&#8217;inizio del 2018 recandomi ad Assothalom un paesino di confine con la Serbia, dove il governo ungherese aveva iniziato la costruzione della prima barriera fisica dopo il crollo del muro di Berlino. Quanto visto in quei giorni mi ha spinto ad approfondire sempre di più quanto accadeva nei Balcani soprattutto sulla nuova &#8220;rotta&#8221;, quella bosniaca. E così nell&#8217;estate del 2019 sono riuscito ad arrivare fino al famigerato campo di Vucjak, ai confini tra Bosnia e Croazia riuscendo a filmare di nascosto l&#8217;ingresso del campo presidiato dai militari. Da allora la necessità di raccontare quanto accadeva è divenuta un impegno costante e l&#8217;incontro con gli amici della <a href="https://www.migrantes.it/category/pubblicazioni/rapporti/repot-diritto-dasilo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Migrantes</a>, con cui avevo già collaborato nella stesura di un saggio sui pensionati italiani in Bulgaria, mi ha dato l&#8217;opportunità di realizzare un reportage in cui racconto l&#8217;incrocio di differenti storie di migrazione in un contesto fragile come quello odierno della Bosnia Erzegovina, oggi quanto mai attuale. Vi invito a viaggiare tra i confini dove spesso si perde il senso dell&#8217;umanità, domandandovi, come fece Primo Levi, &#8220;se questo è un uomo&#8221;.</p><div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow"><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-2 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Vucjak Camp where Europe and Humanity Ends" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/LoyELCxztdE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div><figcaption>Il Campo migranti di Vucjak in Bosnia</figcaption></figure></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Da Assothalom a Roszke" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/MZ-zrg3_NQ4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div><figcaption>Telecamera nascosta nelle zone di confine a ridosso del nuovo muro tra Ungheria e Serbia</figcaption></figure></div></div></div></div><h3 class="wp-block-heading"><strong>La rotta balcanica nello snodo della Bosnia Erzegovina</strong></h3><p class="has-drop-cap">Per comprendere appieno cosa accade in Bosnia Erzegovina e quali siano le conseguenze sul sistema di accoglienza e la vita quotidiana dei migranti e residenti bisogna partire dall’analisi del processo di <em>nation building</em> nel paese. La Bosnia Erzegovina si presenta come uno Stato ancora completamente da costruire: la parcellizzazione del potere e delle funzioni finisce inevitabilmente per influire sulla gestione dell’intero sistema di accoglienza dei migranti che risulta ancora adesso del tutto insufficiente e dipendente quasi completamente dalle capacità organizzative dell’OIM, a cui è demandata la gestione dei <em>Centri di Accoglienza Temporanea</em> (RTC).<br>La situazione di maggiore difficoltà si vive al confine tra Bosnia e Croazia nelle città di Bihac e Velika Kladusa. Il gioco (<em>the game</em>), l’attraversamento del difficile confine tra Bosnia e Croazia, è il fine ultimo della carovana che attraversa la Bosnia. Bihac è una città ancora in cerca di una pacificazione rispetto al suo recente passato, e questo incide non poco sulla percezione dell’<em>invasione di migranti</em> e sulle politiche attuate, o che si tentano di attuare a livello regionale, e il lockdown non ha fatto altro che esasperare gli animi. Nei <em>transit hubs</em>, zone fragili, interstiziali e quindi soggette a continui mutamenti, viene esercitata una forte pressione sui network locali, spesso impreparati, e vengono a crearsi fenomeni di <em>ipervisibilità</em>.<br>Il lavoro di ricerca ha vissuto due fasi inevitabilmente influenzate dalla difficile mobilità seguita alle misure di contenimento del virus Covid-19 in Europa. L’elaborazione dei dati raccolti ha confermato in parte quanto proposto nella riflessione teorica, ma ha anche portato alla luce nuovi motivi di riflessione. In questo panorama, sono le nuove generazioni, i ragazzi nati subito dopo la guerra, quelli che tentano nuove strade verso la riconciliazione dei migranti di ieri con i migranti di oggi. Ancora una volta, è la città di Tuzla a distinguersi per la sua sensibilità nei confronti di chi fugge dalla miseria e dalle violazioni dei diritti.<br>Quel che emerge è un quadro di difficile lettura che, aggravato dall’emergenza Covid-19, potrebbe divenire sempre più drammatico. Rotta balcanica o rotta Europea? Non si tratta di una questione puramente semantica o di una sterile polemica giornalistica, ma di una riflessione che va diritta al cuore del problema, la costruzione dell’altro in contrapposizione all’Unione Europea. Attraverso un’asimmetria di poteri, infatti, l’Unione Europea autocostruisce la sua identità stigmatizzando la differenza con i Balcani (intesi in questo caso come “altri”).</p><div class="wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex"><div class="wp-block-button"><a class="wp-block-button__link" href="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/DirittodAsilo2020-23-11.pdf" rel="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/DirittodAsilo2020-23-11.pdf">Download report</a></div></div><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-3 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%"><div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow"><hr class="wp-block-separator is-style-wide"/></div></div></div></div><div class="wp-block-themepunch-essgrid essgrid" data-gridtitle="Balcani"><style type="text/css">a.eg-henryharrison-element-1,a.eg-henryharrison-element-2{-webkit-transition:all .4s linear; 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<!-- THE ESSENTIAL GRID 3.0.11 CUSTOM -->

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var essapi_12_1;
function esginit_12_1() {
jQuery(document).ready(function() {
	essapi_12_1 = jQuery("#esg-grid-12-1").tpessential({
        gridID:12,
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        row:3,
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        loadMoreAjaxAction:"Essential_Grid_Front_request_ajax",
        ajaxContentTarget:"ess-grid-ajax-container-",
        ajaxScrollToOffset:"0",
        ajaxCloseButton:"off",
        ajaxContentSliding:"on",
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        ajaxCallbackArgument:"off",
        ajaxNavButton:"off",
        ajaxCloseType:"type1",
        ajaxCloseInner:"false",
        ajaxCloseStyle:"light",
        ajaxClosePosition:"tr",
        space:0,
        pageAnimation:"fade",
        videoPlaybackInGrid: "on",
        videoPlaybackOnHover: "off",
        videoInlineMute: "on",
        videoInlineControls: "off",
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        startAnimationSpeed: 1000,
        startAnimationDelay: 100,
        startAnimationType: "item",
        animationType: "item",
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        lightBoxPostTitleTag:"h2",
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		lbContentPadding : "0|0|0|0",
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						]
	});

	var arrows = true,
        lightboxOptions = {
		margin : [0,0,0,0],
		buttons : ["share","thumbs","close"],
		infobar : true,
		loop : true,
		slideShow : {"autoStart": false, "speed": 3000},
		videoAutoPlay : true,
		animationEffect : "fade",
		animationDuration : 500,
		beforeShow: function(a, c) {
          if(!arrows) {
              jQuery("body").addClass("esgbox-hidearrows");
          }
			var i = 0,
				multiple = false;
			a = a.slides;
			for(var b in a) {
				i++;
				if(i > 1) {
					multiple = true;
					break;
				}
			}
			if(!multiple) jQuery("body").addClass("esgbox-single");
			if(c.type === "image") jQuery(".esgbox-button--zoom").show();
		},
		beforeLoad: function(a, b) {
			jQuery("body").removeClass("esg-four-by-three");
			if(b.opts.$orig.data("ratio") === "4:3") jQuery("body").addClass("esg-four-by-three");
		},
		afterLoad: function() {jQuery(window).trigger("resize.esglb");},
		afterClose : function() {jQuery("body").removeClass("esgbox-hidearrows esgbox-single");},
		transitionEffect : "fade",
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		hash : "group",
		arrows : true,
		wheel : false,
	};

	jQuery("#esg-grid-12-1").data("lightboxsettings", lightboxOptions);


});
} // End of EsgInitScript
var once_12_1 = false;
if (document.readyState === "loading") document.addEventListener('readystatechange',function() { if((document.readyState === "interactive" || document.readyState === "complete") && !once_12_1 )	{ once_12_1 = true; esginit_12_1();}}); else {once_12_1 = true;  esginit_12_1();}
</script>
</div><p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/il-diritto-dasilo-report-2020/">Il diritto d&#8217;asilo &#8211; Report 2020</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Dževa e Srebrenica: Sorridere è la mia vendetta!</title>
		<link>https://www.damianogallinaro.it/srebrenica-sorridere-e-la-mia-ventetta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2018 19:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Osservatorio Balcani-Caucaso]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Bosnia]]></category>
		<category><![CDATA[Jugoslavia]]></category>
		<category><![CDATA[Srebrenica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla capitale bosniaca per tortuosi cammini sono arrivato fino a Srebrenica che ancora adesso considero il luogo in cui per la prima volta, nella sua incapacità di comprendere cosa stesse succedendo a Srebrenica e intorno alla città, la Comunità internazionale ha dimostrato la sua inettitudine e in molti casi la sua cattiva coscienza. Ho incontrato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/srebrenica-sorridere-e-la-mia-ventetta/">Dževa e Srebrenica: Sorridere è la mia vendetta!</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Dalla capitale bosniaca per tortuosi cammini sono arrivato fino a Srebrenica che ancora adesso considero il luogo in cui per la prima volta, nella sua incapacità di comprendere cosa stesse succedendo a Srebrenica e intorno alla città, la Comunità internazionale ha dimostrato la sua inettitudine e in molti casi la sua cattiva coscienza.</p></blockquote><p>Ho incontrato <strong>Dževa</strong> in una fredda giornata di Novembre a Sarajevo. Eravamo amici su Facebook e mi ero interessato al suo legame con <strong>Srebrenica</strong>. Quando ho letto che aveva scritto un <strong>libro sulla sua storia</strong> di vita ho pensato che fosse bello incontrarsi di persona. E così è stato, nel pieno centro di Sarajevo, Dževa mi ha raccontato la sua storia e mi ha regalato il suo bel libro. Da allora il progetto di tradurlo in italiano c&#8217;è sempre e chissà che questo 2021 non sia l&#8217;anno giusto.<br>Dževa è riuscita a trasformare l&#8217;odio in <strong>resilienza</strong> e in un sorriso seppure amaro.<br>Buona lettura!</p><blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Dževa, una ragazza con un sorriso solare, è una delle “bambine di Srebrenica”, una delle sopravvissute ai fatti che hanno colpito la cittadina della Bosnia orientale. Dževa aveva quasi 6 anni&#8230;</p></blockquote><p>Leggi l&#8217;intero articolo <a href="https://www.balcanicaucaso.org/aree/Bosnia-Erzegovina/Srebrenica-sorridere-e-la-mia-vendetta-185108" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/srebrenica-sorridere-e-la-mia-ventetta/">Dževa e Srebrenica: Sorridere è la mia vendetta!</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Un infinito prato di steli bianchi. Ricordando Srebrenica</title>
		<link>https://www.damianogallinaro.it/un-infinito-prato-di-steli-bianchi-ricordando-srebrenica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2014 20:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Osservatorio Balcani-Caucaso]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Bosnia]]></category>
		<category><![CDATA[Jugoslavia]]></category>
		<category><![CDATA[Srebrenica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Arrivare a Srebrenica non è semplice. [&#8230;] Ed è una terra lacerata quella che attraverso, umiliata e offesa, in cui ancora sono chiaramente visibili i segni della guerra e della barbarie. Decine di case sono ancora da ricostruire e riesco a vedere solo quelle sulla strada principale, figurarsi quelle nascoste sulle colline. Nell&#8217;inverno del 2014 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/un-infinito-prato-di-steli-bianchi-ricordando-srebrenica/">Un infinito prato di steli bianchi. Ricordando Srebrenica</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Arrivare a Srebrenica non è semplice. [&#8230;]</p><p>Ed è una terra lacerata quella che attraverso, umiliata e offesa, in cui ancora sono chiaramente visibili i segni della guerra e della barbarie. Decine di case sono ancora da ricostruire e riesco a vedere solo quelle sulla strada principale, figurarsi quelle nascoste sulle colline.</p></blockquote><p>Nell&#8217;inverno del 2014 finalmente riuscii a visitare <strong>Srebrenica</strong>, la città martire che è stata uno dei motivi per cui ho iniziato a viaggiare nella ex Jugoslavia.<br>Come in un viaggio iniziatico ci ho messo qualche anno per raggiungere la metà. Ero finalmente pronto a visitare il <strong>memoriale</strong> di Potocari e i luoghi in cui ancora adesso si confrontano le drammatiche memorie divise che lacerano il tessuto umano della Bosnia Erzegovina.<br>Questo è il resoconto emozionale di quel viaggio scritto in occasione del 27 gennaio Giornata della Memoria.</p><p>Leggi l&#8217;intero articolo <a href="https://www.balcanicaucaso.org/Reportage/Un-infinito-prato-di-steli-bianchi.-Ricordando-Srebrenica-147284" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/un-infinito-prato-di-steli-bianchi-ricordando-srebrenica/">Un infinito prato di steli bianchi. Ricordando Srebrenica</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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