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	<title>Lockdown Archivi - Damiano Gallinaro</title>
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	<title>Lockdown Archivi - Damiano Gallinaro</title>
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		<title>Diario di una quarantena</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Mar 2021 16:13:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Covid19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un anno fa o giù di lì, l&#8217;Italia chiudeva i battenti e iniziava la stagione del &#8220;tempo sospeso&#8220;. Nonostante non sia una persona che tiene un diario, anche io in quei giorni ho elaborato le mie rabbie, il mio sconcerto e le mie paure in un breve diario che originariamente è stato pubblicato sul mio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="has-drop-cap">Un anno fa o giù di lì, l&#8217;Italia chiudeva i battenti e iniziava la stagione del &#8220;<strong>tempo sospeso</strong>&#8220;. </p><p>Nonostante non sia una persona che tiene un diario, anche io in quei giorni ho elaborato le mie rabbie, il mio sconcerto e le mie paure in un <strong>breve diario</strong> che originariamente è stato pubblicato sul mio blog <a href="http://trabalcanieatlantico.blogspot.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow">trabalcanieatlantico</a>. </p><p>A distanza di un anno lo ripropongo con l&#8217;aggiunta di una breve riflessione antropologica, <strong>per non dimenticare</strong> quei terribili giorni e guardare comunque oltre.</p><blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>il Covid-19 è un virus subdolo perché colpisce direttamente quello che per noi è naturale, una stretta di mano, un abbraccio, una pacca sulla spalla, quelle piccole ma importanti dimostrazioni di vicinanza che rendono &#8220;umano&#8221; il nostro vivere. Ci lascia completamente spiazzati perché distrugge in pieno la nostra &#8220;normalità&#8221; e almeno per noi è davvero la prima volta. E&#8217; vero ci sono state la SARS, l&#8217; Ebola, Chernobyl &#8230; ma nulla di tutto ciò ci ha colpito così nel profondo a livello emozionale.</p></blockquote><div class="wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex"><div class="wp-block-button"><a class="wp-block-button__link" href="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/diario_di_una_quarantena_damiano_gallinaro.pdf">Scarica il Diario</a></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/diario-di-una-quarantena/">Diario di una quarantena</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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		<title>Nel periodo non collegato: riflessioni in isolamento</title>
		<link>https://www.damianogallinaro.it/nel-periodo-non-collegato-riflessioni-in-isolamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2020 19:46:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ezio Luzzi, una delle voci inconfondibili di Novantesimo MInuto, iniziava spesso il suo collegamento dallo stadio con questa frase ormai divenuta leggendaria: &#8220;Nel periodo non collegato…&#8220;. Dava pienamente l&#8217;idea che qualcosa fosse realmente successo in quel lasso di tempo che sembrava non vissuto, oppure occultato. E&#8217; accaduto e accade anche a noi in questo &#8220;tempo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ezio Luzzi, una delle voci inconfondibili di Novantesimo MInuto, iniziava spesso il suo collegamento dallo stadio con questa frase ormai divenuta leggendaria: &#8220;<em>Nel periodo non collegato…</em>&#8220;. Dava pienamente l&#8217;idea che qualcosa fosse realmente successo in quel lasso di tempo che sembrava non vissuto, oppure occultato. E&#8217; accaduto e accade anche a noi in questo &#8220;tempo sospeso&#8221;, in cui anche se paradossalmente sempre più connessi &#8220;virtualmente&#8221; ci astraiamo sempre più dal &#8220;reale&#8221;, cioè tutto ciò che accade e che sta accadendo in questo periodo non collegato. Il protagonista del racconto riflette proprio su questo, su quanto ci siamo persi di quanto è accaduto nel resto del mondo fuori, mentre cercavamo rifugio in una realtà &#8220;altra&#8221;. </p><p class="has-drop-cap">Voci dal passato, una radio, una giornata di sole, di quelle primaverili, indimenticabili, un pallone da calciare contro il muro e la voce di Ezio Luzzi: &#8220;<em>Nel periodo non collegato l&#8217;Atalanta è andata vicino alla rete in almeno due occasioni ma nella prima occasione il portiere si è opposto e nella seconda il biondo attaccate svedese l&#8217;ha tirata alta… in questo momento non ci sono altre cose da segnalare da Bergamo è tutto… la linea allo studio…</em>&#8220;.<br>Già, &#8220;nel periodo non collegato&#8221;, cos&#8217;è successo nel periodo non collegato? Cosa ci si siamo persi mentre vivevamo nel nostro tempo sospeso? Cosa abbiamo escluso dalla nostra vita artefatta, dalle nostre tiepide case in cui in qualche modo siamo sopravvissuti?<br>Siamo nella fase 2, quasi fase 3, (millequattro quasi millecinque direbbero i villici nell&#8217;indimenticato film <em>Non ci resta che piangere</em>) e ci accorgiamo solo adesso che il mondo è andato avanti nonostante la sospensione, nonostante il Covid-19, nonostante le torte, le pizze, le serie televisive, le nostre paure, speranze, sogni e incubi.<br>E così nel periodo non collegato è successo…<br>Che uomini, donne e bambini provenienti da lontano hanno continuato il gioco (<em>The Game</em>) consistente nel superare in uno modo o nell&#8217;altro un confine, perché il loro nemico non era il Covid, almeno non il peggiore, ma l&#8217;uomo nelle sue più abiette versioni. Che però alle guardie di frontiera di un democratico paese comunitario questo gioco davvero non piaccia e in qualche modo deve terminare, anche a costo di sparare ad altezza d&#8217;uomo, e più volte, purtroppo, è accaduto.<br>Che alcuni di questi uomini in qualche modo, però, ce l&#8217;hanno fatta e hanno bussato alle nostre porte, ma noi non ce ne siamo accorti chiusi com&#8217;eravamo nel nostro tentativo di sopravvivenza.<br>Nel periodo non collegato è successo che è scomparso un mondo fatto di storie, narrazioni, memorie, carezze e affetti che non tornerà più.<br>È successo anche che qualcuno con ansia ha contato i soldi e i giorni che lo separavano dal &#8220;sussidio&#8221; prestato dallo stato.<br>Nel periodo non collegato è successo che, seppure fortemente connessi, siamo stati del tutto assenti gli uni nei confronti dell&#8217;altro, nonostante gli hashtag, i balconi e i rosari.<br>Nel periodo non collegato, questo paese ha avuto bisogno di eroi che avrebbero voluto solo svolgere il loro lavoro ritornando a casa dalle loro famiglie, perché maledetto è il paese che ha bisogno di eroi.<br>Nel periodo non collegato è successo che sono morti per via di uno sciopero della fame fino alla morte (<em>death fast</em>), nel tentativo di preservare la libertà di parola e di espressione, due dei membri del <em>Grup Yorum</em>, curdi perseguitati dal satrapo turco che tanto piace all&#8217;occidente.<br>Nel periodo non collegato è successo che…<br>Ma poi all&#8217;improvviso ci siamo svegliati e ci siamo accorti che il mondo era andato avanti senza di noi, che il virus &#8220;<em>petaloso e misericordioso</em>&#8221; non ci avrebbe fatto il dono di una nuova era dell&#8217;Acquario o di un&#8217;altra umanità, ma che in realtà aveva lasciato solo macerie e dolore.<br>Che nulla di buono sia nato dall&#8217;opera &#8220;santifica&#8221; del virus ce l’ha ricordato il ginocchio pesante di un poliziotto bianco americano premuto sul collo di un nero d&#8217;America.<br>Ce l&#8217;hanno ricordato le violenza subite in silenzio dalle donne ora di nuovo al centro della scena triste del nostro mondo violento.<br>E ce l&#8217;hanno ricordato i costruttori di mondi che noi chiamiamo scrittori, gli uomini e donne che questi scrittori aiutano a divenire parte del mondo letterario, i musicisti, e chi porta la musica nel mondo, a cui gratis abbiamo chiesto una colonna sonora per la quarantena, come se l&#8217;arte non avesse un prezzo, il prezzo della vita.<br>E allora quasi quasi era meglio quando non eravamo collegati, quando pur connessi con il mondo riuscivamo così bene a restare fuori dal tutto, sperando in un nuovo giorno di resistenza, quasi protetti dalla quarantena, addirittura, alcuni, rassicurati dalla presenza settimanale del Premier in Tv come in una sorta di romanzo distopico o uronico.<br>E allora forse, perché no, riaccendo una radio immaginaria, mi siedo sulla sedia che durante la quarantena mi ha cullato nelle ore di solitudine, mi godo il fresco del balcone e ascolto antiche voci narrare un calcio che ora non c&#8217;è più… Tonino Raffa da Reggio Calabria: &#8220;<em>Bonazzoli… il goal di Bonazzoli… Reggina in vantaggio esplode il Granillo</em>&#8220;.<br>E mi perdo nei ricordi di un periodo non collegato.</p><p>Il racconto ha partecipato al contest &#8220;<a href="https://www.infinitoedizioni.it/prodotto/vicini-e-lontani-e-bookemozioni-dopo-la-tempesta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Vicini e lontani &#8211; Emozioni dopo la tempesta</a>&#8221; di Infinito edizioni.</p><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-1 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%"><blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Mi piace moltissimo una frase che l&#8217;autore cita nel suo testo e cioè l&#8217;espressione &#8220;<strong>mondo sospeso</strong>&#8220;… Anche l&#8217;autore, come me, parla del periodo di lockdown come se fosse stato un breve tragitto in cui abbiamo perso qualcosa di importante. Ognuno di noi nel suo piccolo ha perso molto… ABBIAMO &#8220;PERSO&#8221; PIÙ STANDO FERMI IN QUARANTENA CHE &#8220;VIVENDO&#8221; LIBERI UNA VITA INTERA…&#8221;</p><cite><a href="https://pensieriisconnessi.blogspot.com/2020/10/recensione-vicini-e-lontani-emozioni.html?m=1&amp;fbclid=IwAR0gNeNEIJrCC1lAqXmAQ5IMDKyAoEsmdm1shNVPZaHjVk72tBlN0v8NQ4g" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Germana Trinca</a></cite></blockquote></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%"><figure class="wp-block-image alignfull size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="340" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/vicini-lontani-copertina.jpg" alt="" class="wp-image-319" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/vicini-lontani-copertina.jpg 340w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/vicini-lontani-copertina-194x300.jpg 194w" sizes="(max-width: 340px) 100vw, 340px" /></figure></div></div><p>Acquista l&#8217;intera raccolta <a href="https://www.infinitoedizioni.it/prodotto/vicini-e-lontani-e-bookemozioni-dopo-la-tempesta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>.</p><ul class="wp-block-social-links is-style-default is-layout-flex wp-block-social-links-is-layout-flex"></ul><p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/nel-periodo-non-collegato-riflessioni-in-isolamento/">Nel periodo non collegato: riflessioni in isolamento</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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		<title>Cenere: ritorno in terra slava ai tempi dell&#8217;isolamento</title>
		<link>https://www.damianogallinaro.it/cenere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2020 14:57:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Covid19]]></category>
		<category><![CDATA[Isolamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il racconto nasce in pieno lockdown e affronta tematiche a me molto care e usuali, il tema dell&#8217;assenza e del distacco ma anche della dislocazione e la perdita della patria. C&#8217;è una donna amata che muore, una madre e una nonna, e un viaggio quasi impossibile da affrontare in piena quarantena per cercare di tener [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il racconto nasce in pieno lockdown e affronta tematiche a me molto care e usuali, il tema dell&#8217;assenza e del distacco ma anche della dislocazione e la perdita della patria. C&#8217;è una donna amata che muore, una madre e una nonna, e un viaggio quasi impossibile da affrontare in piena quarantena per cercare di tener fede alle ultime volontà della donna. Sullo sfondo il dramma dell&#8217;esodo giuliano dalmata, pagina che provoca ancora dolori e imbarazzi nel nostro paese. E un viaggio comunque da fare, che riavvicinerà padre e figlio e terminerà a pochi chilometri dai luoghi in cui la donna è nata. Trieste, che è già Balcani e il suo porto in cui speranze e disperanze hanno trovato transito. </p><p class="has-drop-cap">“Sai che tua nonna avrebbe voluto così”.<br>“Ma papà, con questa situazione è impossibile, come facciamo a superare il confine se non si può uscire neanche di casa?”.<br>“Ma dico, Santo Dio, neanche il rispetto delle volontà degli anziani. Già non l’abbiamo potuta vedere prima di morire, né accompagnarla al cimitero… almeno le sue ultime volontà andrebbero rispettate … è disumano!”.<br>“Disumano è il virus”, il ragazzo china il capo.<br>“No, disumano è l’uomo, figlio mio. Si può restare umani anche in una situazione drammatica. Tua nonna ha sofferto molto nella sua vita, non merita anche questo”.<br>“Papà, nonna è morta, non sente più niente, questa cosa forse riguarda più te. Il mare è uguale dovunque… perché non lo facciamo qui?”.<br>Il padre scuote il capo: “Figlio mio, forse questo è il tuo mare, il nostro ce l’hanno rubato”.<br>Il figlio preferisce non rispondere e guarda fuori dalla grande vetrata. Poca gente per strada, la data fatidica del 4 maggio non ha cambiato di molto le nuove abitudini della gente; si gira ancora con le mascherine, le persone continuano a evitarsi sui marciapiedi, la paura dell’altro è diventata insita nell’individuo.<br>Guarda suo padre abbattuto sul divano, lo sguardo perso nel vuoto, chissà a cosa pensa, forse a quella terra perduta quando era piccolo, che lui ha rivestito di leggenda, o forse a nonna che da allora ha sempre preferito non parlare di quanto avvenuto dall’altra parte dell’Adriatico.<br>Dalla enorme vetrata in alcune giornate terse si vedono quelle terre tanto amate, dal porto di Pesaro ogni estate partono brevi crociere verso le isole della Croazia; si domandò se fosse ancora così.<br>“Papà, tra poco vado al porto e chiedo se ci sono i catamarani per Rovigno. Da lì il paese non dovrebbe essere lontano vero?”.<br>Il padre annuì.<br>Il ragazzo dopo qualche minuto uscì di casa. Era bello essere fuori casa nonostante quella maledetta mascherina che impediva quasi di respirare e in molti casi di riconoscere le persone che ogni tanto s’incrociavano a testa bassa.<br>In pochi minuti arrivò al porto di Pesaro. Aveva già preso il catamarano per le isole croate che si trovano davanti all’Istria, la terra natale della nonna, e una volta da Rovigno era andato in taxi verso il piccolo villaggio dove l’anziana aveva vissuto i suoi anni migliori ma anche i suoi più grandi dolori.<br>Non lo aveva mai detto a nessuno, però. “Buon giorno, partono ancora le barche verso la Croazia?”. Il ragazzo lo guarda come fosse un marziano: “Scusi ma secondo lei con tutto quello che è successo, ci sono persone che vogliono fare la gita di un giorno nelle isole con mascherina, amuchina e plexiglas?”.<br>C’era tanta comprensibile amarezza nelle parole del ragazzo; una stagione persa, e forse neanche l’ultima, un virus che comunque per chissà quanto sarebbe rimasto a dettare i tempi della ripresa.<br>“Quindi l’unica soluzione è andare in macchina”.<br>“Penso proprio di sì. Il problema è che… beh lo sa… in teoria non si può uscire dalla regione, figurarsi attraversare un confine… a meno di non pagare un tassista accomodante”.<br>Suo padre non avrebbe mai accettato questa soluzione, pensò tra sé il ragazzo, non avrebbe mai rischiato.<br>Tornato a casa, trovò suo padre intento a guardare nel vuoto, verso un punto imprecisato dell’orizzonte; avrebbe voluto abbracciarlo, ma gli uomini non piangono e non si abbracciano. Adesso poi, pensò, non si abbracciava più nessuno.<br>“Papà, proviamo a partire in macchina? Vediamo dove riusciamo ad arrivare, magari arriviamo a Trieste e lì spargiamo le ceneri in mare… in fin dei conti, Trieste è anche terra slava no?”.<br>Il padre non accennò a una reazione, ma si voltò verso il figlio, le guance rigate di lacrime: “Come vuoi tu, figlio mio”.<br>La sera del giorno successivo, consumata una frugale cena, si misero in viaggio verso Trieste.<br>Guardò il padre che da poco si era addormentato, i segni della mascherina sul volto reclinato verso il vetro della macchina: sembrava davvero stanco, vinto, come lo era stata la nonna negli ultimi giorni di vita.<br>Disumanità, solo quello aveva visto in quei giorni: una disumanità non voluta ma necessaria che aveva scavato solchi profondi nelle persone. Le città erano i luoghi più tristi con i loro spazi vuoti, serrande ancora chiuse, altre che non avrebbero più riaperto. Nonostante quanto dichiarassero i politici e gli esperti, aveva vinto il virus.<br>Superata Mestre, ancora più triste che in altri tempi, presero la strada verso Trieste.<br>Era ancora l’alba quando arrivarono nella zona del porto. Svegliò il padre e si avviarono verso il pontile che dà direttamente sul mare, lo stesso mare che bagna anche le coste slovene e croate.<br>Per la prima volta pose un braccio sulle spalle del padre, lo sentì singhiozzare. Insieme aprirono l’urna e iniziarono il rituale. Il sole iniziò a sorgere fregandosene di un altro giorno di silenziosa passione per gli uomini.<br>Le ceneri della nonna volarono nel vento e si depositarono nel mare ritornando a essere parte di una storia secolare.<br>E fu silenzio, come diceva Amleto.</p><p>Il racconto ha partecipato al contest “<a href="https://www.infinitoedizioni.it/prodotto/il-prima-e-il-dopo-e-bookun-diario-letterario-collettivo-ai-tempi-dellisolamento-forzato/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il prima e il dopo – Un diario letterario collettivo ai tempi dell’isolamento forzato</a>”</p><div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/il-prima-e-il-dopo-copertina.jpg" alt="" class="wp-image-335" width="170" height="256" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/il-prima-e-il-dopo-copertina.jpg 340w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/il-prima-e-il-dopo-copertina-200x300.jpg 200w" sizes="(max-width: 170px) 100vw, 170px" /></figure></div><p>Acquista l&#8217;intera raccolta <a href="https://www.infinitoedizioni.it/prodotto/il-prima-e-il-dopo-e-bookun-diario-letterario-collettivo-ai-tempi-dellisolamento-forzato/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/cenere/">Cenere: ritorno in terra slava ai tempi dell&#8217;isolamento</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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