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	<title>Reportage - Damiano Gallinaro</title>
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	<title>Reportage - Damiano Gallinaro</title>
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		<title>Kustendorf 2024: in bilico tra pace e guerra sul mare che tutto porta con se</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jan 2024 13:41:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come vi avevo già anticipato qualche giorno fa, la 17 edizione del Kustendorf Film and Music Festival vede la presenza da un nutrito drappello di cineasti italiani: <em>Matteo Garrone, Edoardo De Angelis e Giacomo Abbruzzese</em>. In realtà, se si sosta per qualche tempo nel Ristorante Visconti, uno dei centri della socialità del Festival, ci si accorge che gli ospiti italiani sono molti di più. C’è, ad esempio, il produttore <em>Andrea Gambetta</em>, un habitué della kermesse, e naturalmente ci siamo io e Romina. Ma sono in molti i cineasti presenti e futuri ad avere un legame forte con l’Italia, a partire da <em>Vladan Radovic</em>, che dal 1996 si muove tra Sarajevo e Roma, dove ha frequentato il Centro Sperimentale di Cinematografia, e membro della giuria per il <em>Vilko Filac Award</em>, per la miglior fotografia.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="460" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/garrone2-1024x460.jpg" alt="" class="wp-image-1234" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/garrone2-1024x460.jpg 1024w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/garrone2-300x135.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/garrone2-768x345.jpg 768w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/garrone2-650x292.jpg 650w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/garrone2.jpg 1112w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Matteo Garrone</figcaption></figure><p>La serata inaugurale ha vissuto tre momenti importanti: la consegna del “<em>Tree of Life</em>” a Matteo Garrone, un premio non alla carriera ma ai futuri lavori, l’omaggio allo stesso regista da parte del “Professore”, con un montaggio delle scene più iconiche dei film del regista italiano, a partire dal suo primo cortometraggio, e la drammatizzazione di una delle scene più famose del film Underground, messa in scena dalla <em>Akademija Utmenosti</em> di Belgrado, con la presenza speciale di uno degli attori simbolo del cinema jugoslavo e protagonista proprio di <em>Underground</em>, <em>Miki Manojlovic</em>.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="700" height="384" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Akademija-Utmenosti-e-Miki-Manojlovic2.jpg" alt="" class="wp-image-1238" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Akademija-Utmenosti-e-Miki-Manojlovic2.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Akademija-Utmenosti-e-Miki-Manojlovic2-300x165.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Akademija-Utmenosti-e-Miki-Manojlovic2-650x357.jpg 650w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption class="wp-element-caption">Akademija Utmenosti e Miki Manojlovic</figcaption></figure><p>C’è stato anche un momento musicale davvero molto significativo che ha lasciato i più a bocca aperta. Sul palco, armata dalla sua sola chitarra e occhiali da sole nerissimi, la cantautrice <em>Duda Burzujka</em>, con una canzone energica e ironica al tempo stesso, ci ha fatto riflettere sul mondo delle violenze subite dalle donne anche nel meraviglioso mondo cinematografico. Davvero una performance efficace e un testo molto diretto. Da seguire.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="889" height="500" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Duda-Burzujka.jpg" alt="" class="wp-image-1232" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Duda-Burzujka.jpg 889w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Duda-Burzujka-300x169.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Duda-Burzujka-768x432.jpg 768w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Duda-Burzujka-650x366.jpg 650w" sizes="(max-width: 889px) 100vw, 889px" /><figcaption class="wp-element-caption">Performance di Duda Burzujka</figcaption></figure><p>Il film “<em>Io Capitano</em>” ha concluso la prima parte della serata inaugurale.<br>Alla conclusione del film, la masterclass di Matteo Garrone, è stato il momento per catalizzare e condividere con il regista emozioni e curiosità. Il film, per chi ancora non l’ha visto, narra del viaggio avventuroso di <em>Seydou e Moussa</em>, partiti di nascosto dal loro villaggio nel Senegal e diretti come molti verso un futuro “migliore”. Nonostante qualcuno cerchi di fermali, ponendo loro davanti la triste realtà di chi va per deserti e mare alla ricerca di miglior fortuna, in quella che è una vera e propria odissea, finiscono per raggiungere Tripoli, dove Seydou, diventerà, su imposizione dei veri trafficanti di uomini, il capitano (lo scafista) della nave. “Io capitano”, griderà con orgoglio alla guardia costiera italiana più volte, l’orgoglio di aver portato tutti vivi a destinazione.</p><p>Il film incrocia tre storie vere, quella di Fofana, il vero Seydou, e quella di altri che, invece, non ce l’hanno fatta. Un racconto avventuroso il cui taglio non è però piaciuto a molti, anche a chi in Europa avrebbe dovuto finanziarlo. Non si racconta la migrazione come un racconto d’avventura. O si?</p><p>Garrone ha anche specificato che la maggior parte degli attori sono dei veri e propri migranti, tranne i ragazzi che interpretano Seydou e Moussa. Uno stratagemma che il regista ha usato per far vivere in modo realistico il viaggio, è stata la condivisione solo a poche ore dal rodaggio delle scene, del copione, in modo che gli attori non avessero il tempo di “prepararsi ad interpretare una parte”.</p><p>Il film in questi giorni viene distribuito in ben 25 paesi del continente africano, e nella serata di presentazione al Kustendorf è arrivata la notizia della nomination all’Oscar per “Io Capitano”, un riconoscimento ulteriore all’ottimo lavoro del regista.</p><p>Di migrazioni e di guerre abbiamo detto nel titolo si parla in questi primi due giorni del Festival. Ma c’è qualcosa che lega in modo inscindibile il film di Garrone e il film di De Angelis, il mare. Il mare con le sue leggi, il mare che può salvare e far perire, il mare in cui non ci sono punti di riferimento, il mare in cui però puoi trovare imprevedibili salvatori.</p><p>E Salvatore si chiama il “<em>Comandante</em>” di Edoardo De Angelis e Sandro Veronese, film che ci porta nel cuore della seconda guerra mondiale, su un sommergibile in cui, il grande eroe di guerra Todaro, guida un manipolo di militari italiani nella missione di proteggere il proprio paese dagli attacchi delle navi da guerra avversarie. La storia, che segue il canovaccio del libro realizzato a due mani da De Angelis e Veronesi, ci porta direttamente al cuore del problema. Esistono eroi, o “persone per bene” anche dalla parte sbagliata? Eccome se esistono anche se spesso le loro storie si perdono nelle narrazioni dominanti. Il film è stato oggetto in Italia di attacchi sia da parte della destra, e in fin dei conti ce lo si poteva aspettare, sia da una parte della sinistra, che ha visto nel troppo realismo delle divise fasciste indossate dall’equipaggio del sommergibile, un’offesa a chi ha combattuto per la libertà. Ma è davvero così? O forse si tratta di una lettura fin troppo leggera e scontata?</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="461" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/de-angelis-1024x461.jpg" alt="" class="wp-image-1230" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/de-angelis-1024x461.jpg 1024w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/de-angelis-300x135.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/de-angelis-768x346.jpg 768w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/de-angelis-650x293.jpg 650w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/de-angelis.jpg 1111w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Edoardo De Angelis</figcaption></figure><p>Nel corso del workshop il regista ha chiarito alcune cose in merito.</p><p>La storia parla dell’uomo Todaro, dell’uomo di mare per cui vengono prima le leggi dell’Oceano e poi quelle della guerra, perché come dice nel film e nel libro : “Noi le navi le affondiamo, ma gli uomini li salviamo”.</p><p>Todaro e i suoi sodali seppur tra incertezze, paure e rabbia accettano di prendere a bordo del sommergibile i naufraghi del mercantile belga che hanno affondato poco prima. Quello che si vivrà per circa quarantotto ore nella pancia della bestia di ferro, sarà un coacervo di umanità e di grettezza. Un paio di belgi decidono di fare in modo di vendicarsi dei “fascisti” che li hanno accolti e strappano i cavi dell’elettricità. Nel buio e nella rabbia che segue, Todaro da ai due marinai belga seguito da tutti, il castigo che darebbe un padre ad un figlio troppo stupido da comprendere la portata dei suoi gesti.</p><p>“Fascista io…” esclama con rabbia Todaro, “io sono un uomo di mare”.</p><p>Ed il mare e la improvvisa non belligeranza di alcune navi da guerra inglesi farà in modo che il volere di Todaro si compia: si salveranno tutti, i marinai del mercantile Kabalo, e negli anni successivi dopo la prematura morte in guerra del Comandante, in molti andranno a trovare la famiglia di Todaro per rendere omaggio alla sua memoria.</p><p>Perché i buoni ci sono anche dalla parte sbagliata che ci piaccia ammetterlo o no.</p><p>Il mare, la migrazione e la guerra sono stati il background di almeno tre dei sei corti in concorso nella seconda serata del Festival.</p><p>E nel prossimo reportage ci soffermeremo su alcune storie che vengono direttamente dal cuore dei balcani e che anche in questo caso parleranno, sicuramente, al cuore di chi sa ascoltare.</p><p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/kustendorf-2024-in-bilico-tra-pace-e-guerra-sul-mare-che-tutto-porta-con-se/">Kustendorf 2024: in bilico tra pace e guerra sul mare che tutto porta con se</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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		<title>Kustendorf e l’Italia: un legame sempre più forte</title>
		<link>https://www.damianogallinaro.it/kustendorf-e-litalia-un-legame-sempre-piu-forte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jan 2024 16:39:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come quasi ogni anno, dal 2012 ad oggi, è già tempo, per me, di partire alla volta della Serbia e di attraversarla quasi tutta fino ad arrivare al confine con la Federazione di Bosnia ed Erzegovina.</p><p>In questi luoghi, quasi nascosti dal massiccio del Sargan, dove ancora adesso è possibile viaggiare sulla leggendaria ferrovia e ammirare l’opera ingegneristica dell’<em>Otto di Sargan</em>, nel villaggio di <em>Mokra Gora</em> sulla <em>Collina di Mecavnick</em>, nel resort in legno di <em>Drvengrad</em>, va in scena uno dei Festival più originali a cui abbia mai avuto modo di partecipare, il <strong><a href="http://kustendorf-filmandmusicfestival.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener sponsored nofollow">Kustendorf Film and Music Festival</a></strong> , giunto quest’anno alla diciassettesima edizione.</p><p>Unico il festival, di natura residenziale, unico il suo anfitrione, il noto e apprezzato (in realtà non da tutti) regista <em>Emir Kusturica</em>, qui conosciuto anche come il “<em>Professore</em>”, che ogni anno riesce a portare tra neve e volute di fumo e vapore, personaggi importanti della storia del cinema europeo e mondiale, spesso sfidando anche, con le sue idee e posizione controverse, il discorso mainstream portato avanti dal mondo del cinema e non solo.</p><p>Piacciano o meno le idee del regista, che non ha avuto remore nell’esprimere le sue posizioni pro-Russia nel conflitto che si sta svolgendo in terra ucraina, è innegabile che quello che si realizza in Gennaio tra i monti al confine con la Bosnia è, in fin dei conti, un vero miracolo.</p><p>Film, workshop, incontri informali, buona musica, sono gli ingredienti del festival, che anche quest’anno conferma il suo forte legame con l’Italia, come forte è il legame dello stesso Kusturica con il nostro paese.</p><p>Se negli anni scorsi i protagonisti sono stati, tra gli altri, Sorrentino, Virzi’, Nicchiarelli, Fiore Angelini, e il produttore Andrea Gambetta, quest’anno, se si guarda il programma da poche ore presentato ufficialmente, si nota come la presenza italiana sia notevole, e come i film che verranno presentati rappresentino il meglio di quanto prodotto dalla nostra cinematografia nel 2023.</p><p>E allora entriamo nel vivo del programma.</p><p>Il primo ospite italiano, in ordine di programmazione, non ha bisogno di presentazione.</p><p><em>Matteo Garrone</em> è, ormai da anni, una delle massime referenze del cinema italiano, e al Festival è già stato presentato un suo film, <em>Dogman</em>, qualche anno fa, anche se in quell’occasione a presentare l’opera era stato il sorprendente attore protagonista, Marcello Fonte. Quest’anno <strong><a href="https://www.mymovies.it/film/2023/io-capitano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Io Capitano</a></strong> , verrà proiettato subito dopo la cerimonia d’apertura, e siamo sicuri che sia per le tematiche che per il pregio artistico, sarà molto apprezzato dall’esigente pubblico serbo.</p><p>Non ha bisogno di essere introdotto al pubblico italiano neanche il secondo ospite italiano, <em>Edoardo De Angelis</em>, già presente al Festival con un cortometraggio, <em>Mistero e passione di Gino Pacino</em>, con cui vinse il premio della critica proprio nella prima edizione del Kustendorf. Il film <strong><a href="https://www.mymovies.it/film/2023/comandante/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comandante</a></strong> , tratto dall’omonimo romanzo scritto a quattro mani con lo scrittore <em>Sandro Veronesi</em>, nel nostro paese ha suscitato polemiche, a volte decisamente senza fondamenta, provenienti sia da destra che da sinistra. Sara’ interessante per noi italiani al festival, vedere quali saranno le domande che verranno rivolte al regista e se ci sarà occasione di tornare a chilometri di distanza dall’Italia, proprio sulle polemiche seguite alla proiezione del film.</p><p>Meno conosciuto, forse, al grande pubblico, ma gia’ noto per alcuni interessanti cortometraggi, è <em>Giacomo Abbruzzese</em>, che al Kustendorf presenta il suo primo lungometraggio, <strong><a href="https://www.mymovies.it/film/2023/disco-boy/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Disco Boy</a></strong> premiato con l’<em>Orso d’Argento</em> per il miglior contributo artistico al Festival di Berlino. Anche la storia raccontata da Abbruzzese interroga la nostra realtà, se “Io Capitano” ci porta dinanzi al dramma dell’emigrazione forzata, e “Comandante” ci porta a riflettere sull’umanità/disumanità di una guerra e cosa significhi essere “nemici”, “Disco Boy” ci narra una storia incredibile che sembra mettere insieme le tematiche affrontate dai film precedenti, come se i tre avessero davvero un fil rouge che li unisce.</p><p>A completare la <em>sezione Contemporary Trends</em>, il film di <em>Vladimir Perisic</em> <strong><a href="https://www.imdb.com/title/tt6430442/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lost Country</a></strong> e <strong><a href="https://mubi.com/it/it/films/the-last-motorship" target="_blank" rel="noreferrer noopener">The Last Motorship</a></strong> di <em>Ilya Zhetlyakov</em> ambientato in uno sperduto villaggio del Mar di Barents, nella Russia Artica.</p><p>Anche molta Russia, e non sorprende, nel cartellone del festival. Nella sezione <em>New Authors</em>, avremo la fortuna di guardare, quasi in anteprima, il film della giovane regista <em>Sonya Karpunina</em>, <strong><a href="https://www.imdb.com/title/tt14856628/?ref_=nm_knf_c_3" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Desperate for Marriage</a></strong>, mentre sono ben tre i cortometraggi di registi russi nella sezione in concorso, riservata ai registi emergenti. Di questa sezione e dei lavori che verranno presentati parleremo in un apposito reportage nei prossimi giorni.</p><p>A completare il programma della sezione New Authors, tre film davvero peculiari. Partiamo da <strong><a href="https://mubi.com/it/it/films/my-swiss-army" target="_blank" rel="noreferrer noopener">My Swiss Army</a></strong> di <em>Luka Popadic</em>, che analizza la vita quotidiana nell’esercito svizzero da un punto di vista privilegiato, essendo il regista allo stesso tempo anche ufficiale dell’esercito svizzero.</p><p>Altrettanto peculiare il film presentato da <em>Basil Khalil</em>, <strong><a href="https://www.mymovies.it/film/2022/a-gaza-weekend/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">A Gaza Weekend</a></strong>, una commedia irriverente e surreale che racconta di una virus che si diffonde in Israele, causando una pandemia e della fuga di un giornalista britannico e della moglie israeliana verso… ”<em>il posto piu’ sicuro del mondo</em>”, Gaza.<br>Un film che di sicuro farà discutere, e che ha visto il suo processo realizzativo, iniziato nel 2017, sospeso per circa 2 anni a causa proprio… della pandemia da Covid 19. Un film ironicamente profetico?</p><p>Chiude la sessione il film conosciuto in Italia con il titolo di <strong><a href="https://www.mymovies.it/film/2023/kafka-a-teheran/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Kafka a Teheran</a></strong> , in inglese <strong>Terrestrial</strong> <strong>Verses</strong>, di <em>Ali Asgari</em>, gia’ ospite del Festival qualche anno fa, realizzato con la collaborazione di <em>Alireza Khatami.</em></p><p>Nella sezione <em>Retrospective of Greatness</em>, infine, trovano spazio i capolavori di tre registi cult: <em>Tengiz Abuladze, Eric von Stroheim</em> ed <em>Elia Kazan</em>, nonche’ il capolavoro di <em>Fellini</em> “<strong>8 e mezzo</strong>”, che siamo certi, sarà seguito da una masterclass del “Professore” essendo il regista italiano una delle massime referenze di Emir Kusturica.</p><p>Da Drvengrad, Mokra Gora, Regione della Serbia Occidentale, è tutto, al prossimo dispaccio dal Regno dell’Utopia e della Celluloide.</p><p></p><p>Download the English Press Release <a href="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/kustendorf-press-release-EN.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">here</a>.</p><figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="716" height="500" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/mappa-festival-kustendorf.jpg" alt="mappa festival kustendorf" class="wp-image-1220" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/mappa-festival-kustendorf.jpg 716w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/mappa-festival-kustendorf-300x209.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/mappa-festival-kustendorf-650x454.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 716px) 100vw, 716px" /></figure><p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/kustendorf-e-litalia-un-legame-sempre-piu-forte/">Kustendorf e l’Italia: un legame sempre più forte</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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		<title>Sulla linea sottile tra pace e guerra. Da Ubla a Vysne Nemecke.</title>
		<link>https://www.damianogallinaro.it/sulla-linea-sottile-tra-pace-e-guerra-da-ubla-a-vysne-nemecke/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Dec 2022 15:03:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Sulla linea sottile tra pace e guerra]]></category>
		<category><![CDATA[confine]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Slovacchia]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ubla è una piccola località della regione slovacca di Snina, situata a circa un chilometro e mezzo dal confine e dalla piccola prima città sul suolo ucraino di Malyi Bereznyi. Ubla ha una popolazione di circa 796 persone, leggermente più grande del villaggio polacco di Przewodów dove, a metà ottobre un missile è caduto (accidentalmente?) [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/sulla-linea-sottile-tra-pace-e-guerra-da-ubla-a-vysne-nemecke/">Sulla linea sottile tra pace e guerra. Da Ubla a Vysne Nemecke.</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ubla</strong> è una piccola località della <strong>regione slovacca di Snina</strong>, situata a circa un chilometro e mezzo dal confine e dalla piccola prima città sul suolo ucraino di <em>Malyi Bereznyi. </em>Ubla<em> </em>ha una popolazione<em> di</em> circa 796 persone, leggermente più grande del villaggio polacco di <em>Przewodów</em> dove, a metà ottobre un missile è caduto (accidentalmente?) uccidendo un paio di inermi contadini polacchi.</p><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-1 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="807" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Ubla-2.jpg" alt="ubla" class="wp-image-1145" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Ubla-2.jpg 600w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Ubla-2-223x300.jpg 223w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>Ubla</figcaption></figure></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><p>Qui a Ubla il <strong>confine</strong> si percepisce in tante piccole cose, la presenza delle volanti della polizia slovacca sulle strade, le macchine in transito verso il confine, quasi tutte con targa ucraina, ma più di tutto, a parlare di questa guerra, è il silenzio rotto solo dallo sferragliare di treni che attraversano la stazione di <em>Veliki Bereznyi</em>.</p>

<p>Quando arrivo al <em>Motel</em> è già buio, sono le 17.30 ma in questi paesini persi tra le montagne la notte arriva presto e si porta con sé i rumori e i suoni della vita quotidiana.</p></div></div><p></p><p>Per vivere in queste località vissute e abitate da poche anime bisogna esserci nati, oppure avere la necessità di allontanarsi da tutto. Penso spesso che siano i luoghi ideali per scrivere un romanzo o per… ammazzare qualcuno.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Motorest-Milka-3.jpg" alt="Motorest Milka" class="wp-image-1142" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Motorest-Milka-3.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Motorest-Milka-3-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Motorest-Milka-3-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Motorest Milka</figcaption></figure><p>Il <strong>Motorest Milka</strong> è posizionato in posizione strategica, ad appena un chilometro e poco più dal confine. E’ un piccolo Motel a gestione familiare, da sempre punto di transito e di passaggio verso l’Ucraina e le località montane del <em>Parco nazionale di Polonyni</em> dove si trova il <em>Krzemienec trojstiyk granic</em>, il punto geografico dove Slovacchia, Ucraina e Polonia s’incontrano.</p><p>Quando arrivo nel bar ci sono due uomini, la ragazza che sta dietro il bancone del bar, che funge anche da reception, in qualche modo mi spiega dov’è la mia stanza e alla fine mi ci accompagna. Le chiedo nel mio basico slovacco a che ora chiude il ristorante. Mi dice alle 7.00, ma forse se vado prima è anche meglio, mi sembra di comprendere dalla sua mimica facciale. Per noi occidentali un orario inconsueto, usuale e quotidiano invece da queste parti.</p><p>La camera è molto ampia e curata, con mobili in legno, pulita e con tutti gli optional, compreso il bollitore per il tè o il caffe’ liofilizzato che ho iniziato ad apprezzare sempre di più viaggiando in Nord ed Est Europa. Ci dovrebbe essere sempre un bollitore anche nei nostri hotel.</p><p>Alle 18.45 scendo al ristorante, oltre a me c’è una signora anziana, forse parente della famiglia che gestisce il Motel, un uomo che non riesco a capire se sia slovacco o meno, e una coppia di ucraini, come mi confermerà la targa del minivan parcheggiato fuori.</p><p>La madre della ragazza che mi ha accolto mi porge il menù e me lo traduce con l’applicazione&nbsp;<em>Lens</em>, prendo formaggio fritto, tipo mozzarella in carrozza per intenderci, con patatine fritte, quasi un must, come decisamente è un must la zuppa in apertura del pranzo o della cena.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="691" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/formaggio-fritto-e-patatine-4.jpg" alt="" class="wp-image-1139" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/formaggio-fritto-e-patatine-4.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/formaggio-fritto-e-patatine-4-300x296.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/formaggio-fritto-e-patatine-4-650x642.jpg 650w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/formaggio-fritto-e-patatine-4-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure><p>Mi guardo intorno, <strong>mi sento vicino al dramma</strong> e lo sento nel mio cuore e nella mia anima, e nel contrasto con il silenzio di pace che colma la sera di Ubla.</p><p>Dopo cena, siccome è ancora presto per dormire, decido di fare una passeggiata verso il confine nel freddo e nel silenzio. Provo a camminare per una centinaia di metri ma i cani iniziano a latrare rompendo il silenzio, non mi sento sicuro, per cui prendo la macchina e faccio un pezzo di tragitto. Arrivato ai gabbiotti in cui si trovano i militari, decido di tornare indietro, meglio tornare con la luce del giorno, non saprei come spiegare la mia presenza in quell’orario inusuale.</p><p>La colazione sarà possibile solo dalle 9.00 e allora già sveglio alle 7.00 di mattina, inizio la mia passeggiata verso il posto di confine. C’è abbastanza movimento sulla strada, minivan, macchine, anche alcuni taxi che sicuramente in questo momento divengono per molti un mezzo di trasporto essenziale per arrivare al confine, magari per attraversarlo a piedi e poi trovare un mezzo che in suolo ucraino porti il rifugiato di ritorno verso i luoghi in cui oggi è possibile di nuovo una vita quasi normale.</p><p>Cerco di fare qualche foto e video per documentare la situazione al confine. Ci sono almeno una ventina di macchine in attesa, e i minivan, più alcune persone a piedi.</p><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-2 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="935" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ubla-sul-confine-6.jpg" alt="" class="wp-image-1148" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ubla-sul-confine-6.jpg 600w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ubla-sul-confine-6-193x300.jpg 193w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="935" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ubla-in-attesa-7.jpg" alt="" class="wp-image-1150" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ubla-in-attesa-7.jpg 600w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ubla-in-attesa-7-193x300.jpg 193w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="934" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ubla_UNHCR-8-1.jpg" alt="" class="wp-image-1151" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ubla_UNHCR-8-1.jpg 600w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ubla_UNHCR-8-1-193x300.jpg 193w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure></div></div><p>Ecco proprio sui <strong>drivers</strong> si sofferma la mia riflessione.</p><p>Ma se c’è la leva obbligatoria per i maschi dai 18 ai 65 anni, come fanno i drivers che giornalmente attraversano più volte il confine ad eluderla? La risposta me la da la mia amica Vitalia nel nostro incontro a Bratislava. Alcuni di loro visto il “ruolo sociale” che hanno sono esentati, magari anche perche’ nella stessa famiglia già due o tre sono al fronte e allora si evita di chiamarli. Poi ci sono i casi di chi semplicemente rischia, o i soldati di confine che chiudono un occhio per il bene dei connazionali.</p><p>A proposito di come molti uomini cerchino di eludere la leva anche con travestimenti davvero improbabili, potete leggere <a href="https://visitukraine.today/blog/1109/running-away-from-ukraine-how-men-flee-from-war" target="_blank" rel="noreferrer noopener">questo articolo</a> tratto dal sito “Visit Ukraine Today”, che racconta la vita quotidiana di un paese in guerra a volte anche con ironia.</p><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-3 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><p>Dopo la colazione mi metto in macchina verso un altro luogo di frontiera <strong>Vysne Nemecke</strong>, la porta di accesso verso l’importante città ucraina di Uzhgorod.</p>

<p>Poche decine di chilometri per strade secondarie, con due fermate intermedie per visitare le chiese greco cattoliche di San Michele (1730) a <em>Ruska Bystra</em></p></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="496" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/indicazioni-Chiesa-San-Michele-Ruska-9_2.jpg" alt="" class="wp-image-1168" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/indicazioni-Chiesa-San-Michele-Ruska-9_2.jpg 500w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/indicazioni-Chiesa-San-Michele-Ruska-9_2-300x298.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/indicazioni-Chiesa-San-Michele-Ruska-9_2-150x150.jpg 150w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/indicazioni-Chiesa-San-Michele-Ruska-9_2-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></div></div><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-4 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="375" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Chiesa-di-San-Mikulas-10.jpg" alt="" class="wp-image-1136" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Chiesa-di-San-Mikulas-10.jpg 500w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Chiesa-di-San-Mikulas-10-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="375" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Chiesa-di-san-MIkulas-interni-11.jpg" alt="" class="wp-image-1137" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Chiesa-di-san-MIkulas-interni-11.jpg 500w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Chiesa-di-san-MIkulas-interni-11-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></div></div><p>e San Michele Arcangelo (1836) a <em>Inovce</em>.</p><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-5 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:40%"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="800" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Chiesa-San-Michele-Arcangelo-Inovce-12.jpg" alt="" class="wp-image-1138" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Chiesa-San-Michele-Arcangelo-Inovce-12.jpg 600w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Chiesa-San-Michele-Arcangelo-Inovce-12-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="450" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Inovce-13.jpg" alt="" class="wp-image-1141" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Inovce-13.jpg 600w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Inovce-13-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>Inovce</figcaption></figure></div></div><p>Interamente in legno e con gli interni riccamente istoriati, divenute, nel 2008, patrimonio dell’UNESCO, e finalmente eccomi a <em>Vysne Nemecke</em> verso le 11.30.</p><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-6 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="510" height="573" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/vysne-nemecke-14_2.jpg" alt="" class="wp-image-1172" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/vysne-nemecke-14_2.jpg 510w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/vysne-nemecke-14_2-267x300.jpg 267w" sizes="auto, (max-width: 510px) 100vw, 510px" /><figcaption>Vysne Nemecke</figcaption></figure></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><p>Lascio la macchina in una strada secondaria per fare un pezzo a piedi verso il posto di confine, anche per prendere contatto con il quotidiano di questo piccolo paese.</p>

<p>Mi fermo in un piccolo alimentari, che funge anche da bar, uno di quei luoghi incredibili in cui s’incrociano vite, speranze, dolori, amori, posti borderline in cui tutto può accadere, e che nell’Europa dell’est è possibile trovare nei piccoli paesi. Punti di riferimento per i viaggianti sulla rotta verso il proprio destino.</p></div></div><p>All’interno c’è una ragazza che sta comprando del salame e del prosciutto, la donna dietro il bancone parla e lentamente affetta il salame, vicino a lei la cassa. All’improvviso ho un flash e sorrido tra me e me, sembra il titolo di una canzone dei Pearl Jam: “<em>Elderly Woman behind the counter in a small town</em>”, “<em>una signora anziana dietro la cassa in una piccola città</em>”, provo a rubare una foto, fermando il momento.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="721" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/elderly-woman...vysne-15.jpg" alt="" class="wp-image-1155" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/elderly-woman...vysne-15.jpg 720w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/elderly-woman...vysne-15-300x300.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/elderly-woman...vysne-15-150x150.jpg 150w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/elderly-woman...vysne-15-650x651.jpg 650w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/elderly-woman...vysne-15-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure><p>Alla fine la ragazza va via e cerco di spiegare alla donna, in slovacco, che vorrei un caffè.</p><p>Mi fa segno che c’è la macchinetta automatica, scopro di non avere le monete, cerco di spiegarle che voglio cambiare una banconota, ma inizialmente non riusciamo a comprenderci.</p><p>Allora la signora mi dice: “Puoi dirlo in Ucraino”.</p><p>Sorrido e le dico nel mio simil slovacco, “non sono ucraino, sono italiano”.</p><p>La signora sorride scuotendo il capo e poi comprendo che dice qualcosa del tipo: “Ma cosa ci fa un italiano in un posto come questo?”, e anche in questo caso mi torna in mente una famosa canzone, stavolta spagnola, di <em>Loquillo y Los Trogloditas</em> “<em>Que haces una chica come tu in un sitio como este?</em>”, e mi viene davvero da ridere.</p><p>Non è la prima persona che me lo chiede, cosa faccio lì, lo aveva fatto anche la receptionist del Motorest Milka.</p><p>Ho la fortuna di avere un appuntamento oggi, si tratta di M. un <strong>volontario dell’OIM</strong> che lavora da un po’ di tempo nel posto di confine fornendo la prima assistenza, non solo materiale ma anche logistica e giuridica, al fine di orientare i rifugiati nella loro nuova vita.</p><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="800" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ingresso-area-riservata-volontari-e-operatori-16.jpg" alt="" class="wp-image-1156" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ingresso-area-riservata-volontari-e-operatori-16.jpg 500w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ingresso-area-riservata-volontari-e-operatori-16-188x300.jpg 188w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /><figcaption>Ingresso area riservata a volontari e operatori</figcaption></figure></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="799" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/tendopoli-vysne-17.jpg" alt="" class="wp-image-1157" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/tendopoli-vysne-17.jpg 500w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/tendopoli-vysne-17-188x300.jpg 188w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /><figcaption>Tendopoli Vysne</figcaption></figure></div></div><p>Chiaramente adesso la situazione è molto tranquilla, non ci sono più le file di disperati che scappavano dalla guerra come abbiamo visto anche sui nostri schermi a marzo, anche se in occasione di attacchi molto violenti in alcune città ucraine il flusso s’intensifica, ma il transito, mi conferma, è costante, e si deve tenere conto dei frontalieri e naturalmente dei camionisti che settimanalmente portano viveri e altri beni in Ucraina.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="508" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/fila-di-camion-al-confine-di-vysne-18_2.jpg" alt="" class="wp-image-1180" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/fila-di-camion-al-confine-di-vysne-18_2.jpg 720w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/fila-di-camion-al-confine-di-vysne-18_2-300x212.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/fila-di-camion-al-confine-di-vysne-18_2-650x459.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /><figcaption>File di camion al confine di Vysne</figcaption></figure><p>Ecco un altro punto interessante, i <strong>frontalieri</strong>?</p><p>Come in tutte le zone di confine in tempo di pace è normale il transito di persone che giornalmente si spostano tra le città gemelle a fini lavorativi. Domando a M. come sia cambiata la realtà di queste persone. E’ un dato su cui non sa darmi una risposta essendo il suo contatto quasi esclusivamente con persone che fuggono dalla guerra e vengono da zone diverse dell’Ucraina e non dalla Transcarpazia, ma è un argomento che voglio approfondire con Vitalia, appena possibile.</p><p>Mangiamo nel piccolo ristorante ENAR, nell’area di confine appena nascosto dai tendoni della Caritas e delle ONG.</p><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="851" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ristorante-enar-19.jpg" alt="" class="wp-image-1159" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ristorante-enar-19.jpg 600w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ristorante-enar-19-212x300.jpg 212w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>Ristorante Enar</figcaption></figure></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="851" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ristorante-enar-20.jpg" alt="" class="wp-image-1160" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ristorante-enar-20.jpg 600w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ristorante-enar-20-212x300.jpg 212w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>Ristorante Enar</figcaption></figure></div></div><p>Mi ricorda il bar alla fine del mondo di cui narra Strelecky nel suo omonimo libro.</p><p>E’ frequentato per lo più da poliziotti e militari e da volontari delle ONG,</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="701" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/poliziotto-di-frontiera-in-pausa-pranzo-21_2.jpg" alt="" class="wp-image-1178" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/poliziotto-di-frontiera-in-pausa-pranzo-21_2.jpg 720w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/poliziotto-di-frontiera-in-pausa-pranzo-21_2-300x292.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/poliziotto-di-frontiera-in-pausa-pranzo-21_2-650x633.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /><figcaption>Poliziotto di frontiera in pausa pranzo</figcaption></figure><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%"><p>ma non mancano alcuni personaggi liminari come se ne trovano sia in tempo di pace che di guerra, quei personaggi sempre al bordo tra il legale e l’illegale che “facilitano” il trasporto di mezzi e persone, e che in situazioni di crisi, come quella che si sta vivendo sul confine slovacco-ucraino, diventano nel bene e nel male essenziali. E un paio di loro entrano proprio nel momento in cui stiamo assaggiando la classica zuppa, sempre perennemente al telefono in attesa di recuperare anime che cercano “un altro Egitto”.</p></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="568" height="650" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/un-driver-22_2.jpg" alt="" class="wp-image-1176" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/un-driver-22_2.jpg 568w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/un-driver-22_2-262x300.jpg 262w" sizes="auto, (max-width: 568px) 100vw, 568px" /><figcaption>Un driver</figcaption></figure></div></div><p>Saluto M. e porto con me sensazioni ed emozioni che avranno necessità di tempo per essere assorbite ed elaborate. Mentre sono ancora nel ristorante, mi arriva il messaggio del gestore telefonico “Benvenuto in Ucraina…”. Magari fosse così, anche se è vero che praticamente sono a pochi centimetri dal suolo ucraino. Se anche dovessi attraversare questo confine, che senso avrebbe la mia presenza nella città di Uzhgorod? Me lo chiedo mentre dentro di me la voglia di mettere piede in questa terra martoriata è sempre maggiore.</p><p>Alla fine mi accontento di guardare Uzhorod quasi da vicino, non è ancora tempo, ma sono certo che ritornerò.</p><p>Vitalia mi racconterà qualcosa di <strong>Uzhgorod</strong>, il capoluogo della Transcarpazia, sua città natale, e di come alcuni segni della damnatio memoriae siano presenti anche nella città. Mi racconta come il monumento ai soldati sovietici che si trovava subito dopo <strong>il ponte </strong>di accesso alla città, <strong>sul fiume Uz</strong>, recentemente sia stato <strong>rimosso</strong>. La notizia è stata riportata anche da alcuni siti web d’informazione, ve ne <a href="https://www.agcnews.eu/ukrainerussiawar-e-in-corso-la-riscrittura-della-storia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">linko</a> uno solo per mero esempio, solo uno degli ultimi esempi della cancel culture che sta colpendo monumenti e memoriali di vario tipo e orientamento in Europa e non solo, in paesi in guerra e non solo.</p><p>Triste ma non inusuale, il <strong>processo di rimozione</strong>, quindi. Qualche anno fa partecipai ad un interessante convegno a Zagabria dal titolo “Inappropriate Monuments” che proprio su questo s’interrogava.</p><p>La riflessione sulla rimozione delle memorie mi porta verso l’ultimo luogo di confine del nostro breve viaggio, un luogo davvero liminare in cui, pero’ per quegli assurdi cammini del destino si è fatta la storia e che ora sta per vedere rimossi i segni di quelle vicende drammatiche che avrebbero cambiato per anni la vita del popolo cecoslovacco.</p><p>Il suo nome è <em>Cierna nad Tisou</em> unico scalo ferroviario in terra slovacca verso l’Ucraina, ma ne parliamo nella terza e ultima puntata.</p><p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/sulla-linea-sottile-tra-pace-e-guerra-da-ubla-a-vysne-nemecke/">Sulla linea sottile tra pace e guerra. Da Ubla a Vysne Nemecke.</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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		<title>Sulla linea sottile tra pace e guerra: il confine slovacco/ucraino</title>
		<link>https://www.damianogallinaro.it/sulla-linea-sottile-tra-pace-e-guerra-il-confine-slovacco-ucraino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov 2022 11:36:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Sulla linea sottile tra pace e guerra]]></category>
		<category><![CDATA[confine]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Slovacchia]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcune volte per comprendere davvero cosa accade bisogna approssimarsi il più possibile ai luoghi e agli eventi, per comprenderne l&#8217;essenza e l&#8217;importanza. Un breve ma intenso viaggio verso il confine tra pace e guerra seguendo la linea sottile che divide la Slovacchia dall’Ucraina. BRATISLAVA: Hotel Avion, prima della partenza Da quando questa assurda guerra, assurda [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/sulla-linea-sottile-tra-pace-e-guerra-il-confine-slovacco-ucraino/">Sulla linea sottile tra pace e guerra: il confine slovacco/ucraino</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Alcune volte per comprendere davvero cosa accade bisogna approssimarsi il più possibile ai luoghi e agli eventi, per comprenderne l&#8217;essenza e l&#8217;importanza. </p><p><strong>Un breve ma intenso viaggio verso il confine tra pace e guerra seguendo la linea sottile che divide la Slovacchia dall’Ucraina.</strong></p><h2 class="wp-block-heading"><strong>BRATISLAVA: Hotel Avion, prima della partenza </strong></h2><p>Da quando questa <strong>assurda guerra</strong>, assurda come tutte, è iniziata, ho sempre avuto il desiderio di avvicinarmi il più possibile a quanto sta accadendo, e questo non per una morbosa curiosità, ma perché come sempre accade, non mi fido delle ricostruzioni giornalistiche e mediatiche che vengono proposte, e diventava era sempre più forte la necessità di vivere, seppure per pochi giorni, “in prossimità” di quanto sta accadendo.</p><p>A quasi un anno dall’inizio della guerra sul suolo ucraino, e con la prospettiva che duri ancora a lungo, e dinanzi ad un inverno che, come sempre si prevede freddo, nonostante il cambiamento climatico, era venuto il momento di andare a<strong> vedere di persona </strong>cosa significhi <strong>vivere il confine nel quotidiano</strong>, anche nei paesi di “accoglienza” e di frontiera, quei paesi del blocco di Visegrad che hanno dimostrato in questa occasione un’inaspettata apertura.</p><p>Tanto si è parlato della Polonia, anche per via dell’ultimo evento drammatico che ha portato alla morte di incolpevoli contadini (ma chi è veramente colpevole in una guerra?) in un innocuo e quasi insignificante villaggio di frontiera, o dell’Ungheria per la sua ambivalenza, mentre poco o nulla si è indagata la situazione che si vive quotidianamente in Slovacchia, altro paese di prima accoglienza dei rifugiati ucraini.</p><p>E allora anche per via di forti legami cementati negli anni con la terra slovacca, e di cui vi parlerò nel percorso, ho deciso di mettermi in gioco e iniziare un breve ma intenso viaggio verso il confine.</p><p>La <strong>Slovacchia</strong> ha tre posti di confine ufficiali sul margine che la divide dall&#8217;Ucraina, quello di <strong><em>Ubla/Malyj Breznyj</em>,</strong> situato nel nord est nella regione di <em>Snina</em> e vicino anche al confine polacco, il valico di <em><strong>Vysne Nemecke/Uzhgorod</strong>,</em> il più importante a livello strategico e per flusso di traffico, uno ancor più periferico a <strong><em>Velke Slemence/Mali Selmentsi</em> </strong>prossimo all’unico varco ferroviario quello di <em>Cierna nad Tisou</em>. Da Bratislava ognuno di questi luoghi dista circa 5 ore più o meno di macchina.</p><p>Ma il primo incontro con la realtà che si vive quotidianamente avviene, nel mio caso, fin dalla prima sera, e in modo decisamente casuale.</p><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-11 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><p>Per un cambio di piani dell’ultimo minuto, infatti, mi vedo costretto a prenotare al volo un albergo prossimo all’aeroporto di Bratislava. La mia scelta cade, per via della sua economicità e la sua vicinanza all’aeroporto (appena 1 km) su un albergo <em>old communist style</em>, l’<strong>Hotel Avion</strong>.</p></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-10 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="698" height="783" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-1-e1669808084526.jpg" alt="" class="wp-image-1130" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-1-e1669808084526.jpg 698w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-1-e1669808084526-267x300.jpg 267w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-1-e1669808084526-650x729.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 698px) 100vw, 698px" /></figure></div></div></div></div><p>Devo ammettere che ho una sorta di fascinazione per questi alberghi di <strong>matrice sovietica </strong>e quando posso mi piace passare una notte al loro interno in ascolto delle mille storie che queste mura di cemento sembrano raccontare.&nbsp;</p><p>Al mio arrivo noto subito qualcosa di peculiare, le informazioni sono scritte tutte in ucraino e poi in slovacco, non c’è nessuna indicazione in inglese ad esempio.</p><p>La ragazza alla reception, non parla slovacco, lo capisco subito. Per quanto non sia capace di parlarlo, infatti, lo comprendo abbastanza, e in realtà dopo un ascolto più attento mi sembra proprio che parli ucraino o russo, lingue di cui amo la musicalità e che in un certo qual modo mi sono familiari.</p><p>Cerchiamo di intenderci in qualche modo, anche se con qualche difficoltà e alla fine mi passa al telefono una sua amica, capisco che le dice, stavolta in slovacco, che c’è un italiano e che ha difficoltà nel farsi capire. La ragazza che mi passa al telefono parla inglese e riusciamo ad intenderci anche sulla colazione.</p><p>Quando prendo l’ascensore, tutto mi ricorda quando pernottai per la prima volta a Bratislava nel lontano 1992 all’Hostel Bernolak, uno studentato che si apriva all’esterno nei periodi estivi e che definire “essenziale” era un complimento.&nbsp;</p><p>Anche l’Hotel Avion risente del peso degli anni e della storia minima che vi è passata, chissà quante storie potrebbe raccontare la vecchia moquette o quel tavolino ricavato da una vecchia Singer posto con gusto antico nel corridoio.</p><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-12 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="706" height="594" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-2-e1669807734692.jpg" alt="" class="wp-image-1119" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-2-e1669807734692.jpg 706w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-2-e1669807734692-300x252.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-2-e1669807734692-650x547.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 706px) 100vw, 706px" /><figcaption>Hotel Avion</figcaption></figure></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="696" height="710" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-3-e1669807419118.jpg" alt="" class="wp-image-1120" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-3-e1669807419118.jpg 696w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-3-e1669807419118-294x300.jpg 294w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-3-e1669807419118-650x663.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></figure></div></div><p>La stanza non sembra essere stata mai toccata dei primi anni settanta, è davvero old communis style, la tv è molto piccola e prende solo 5 canali, il letto essenziale, la mobilia d’epoca ma almeno non puzza di fumo e non è sporco. Anche nella stanza le informazioni sono tutte in ucraino e in slovacco.</p><p>Mi trovo in una sorta di <strong>enclave ucraina</strong>, come scopro la mattina guardando le targhe delle macchine nel parcheggio.</p><p>Senza volerlo sono già nel cuore della ricerca, della realtà dell’accoglienza dei rifugiati e del loro precario destino.</p><p>Nell’albergo non vivono solo anime in transito, si comprende che alcune delle persone che incrocio nei corridoi vivono questi ambienti nella quotidianità. Queste mura di periferia, quindi, in qualche modo sono anche un <strong>luogo di residenza e di speranza</strong>.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="600" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-4.jpg" alt="" class="wp-image-1121" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-4.jpg 800w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-4-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-4-768x576.jpg 768w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-4-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Hotel Avion</figcaption></figure><p>L’accoglienza in Slovacchia ha preso varie forme, e spesso sono stati i piccoli centri che hanno proposto modelli “sostenibili” di accoglienza e di residenza, come è avvenuto nel piccolo meraviglioso paese di Banska Stiavnica.</p><h2 class="wp-block-heading"><strong>Modelli di integrazione: BANSKA STIAVNICA&nbsp;</strong></h2><p><strong>Banska Stiavnica</strong> è una antica città mineraria il cui centro storico è ora patrimonio dell’UNESCO, con una popolazione di circa 10.000 abitanti. Una città immersa nel verde e nella pace dei boschi.&nbsp;</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="687" height="768" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/BANSKA-STIAVNICA-5-e1669807963863.jpg" alt="Banska Stiavnica" class="wp-image-1111" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/BANSKA-STIAVNICA-5-e1669807963863.jpg 687w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/BANSKA-STIAVNICA-5-e1669807963863-268x300.jpg 268w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/BANSKA-STIAVNICA-5-e1669807963863-650x727.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 687px) 100vw, 687px" /><figcaption>Banska Stiavnica</figcaption></figure><p>Sono stato attirato in questa piccola gemma architettonica, da un articolo trovato per caso sul web e dalla conferma della peculiare esperienza che l&#8217;articolo narrava, da parte della mia amica giornalista Vitalia Bella, del quotidiano <em>Dennik.</em></p><p>Per le vie incredibili e imprevedibili che sempre caratterizzano le migrazioni, <strong>150 rifugiati ucraini</strong>, quasi per caso, hanno scelto questa città fuori dalle rotte principali per trovare rifugio.</p><p>La scelta è avvenuta sulla base di una riflessione molto pratica.&nbsp;</p><p>Un paio di famiglie di Kharkiv, dopo aver tentato di sopravvivere prima a Lviv e poi, dopo il bombardamento dell’aeroporto della città della Galizia, cercato un rifugio in altre zone apparentemente &#8220;tranquille&#8221; del paese, si rendono conto di dovere con dolore, per forza di cosa, lasciare il paese e che i risparmi non consentirebbero loro di vivere dignitosamente in uno dei paesi più ricchi d’Europa, come Francia e Germania, terre che da sempre attirano migranti di varia provenienza.</p><p>E allora, come accaduto ad altre famiglie (si conta che siano finora 500.000 i rifugiati che hanno attraversato il suolo slovacco e 80.000 gli ucraini che hanno avanzato richiesta per l’Asilo Temporaneo) decidono di dirigersi verso i paesi frontalieri. Dapprima, come molti, pensano di tentare la sorte in Polonia, ma un bel giorno, Tatyana, una delle coraggiose donne in fuga, legge su un giornale che la Slovacchia è uno dei paesi più sicuri tra quelli confinanti con l’Ucraina.</p><p>Il viaggio di Tatyana e dei suoi parenti da Kharkiv a Kosice e poi da li a Banska Stiavnica è avventuroso. Arrivati in treno fino a Uzhgorod, città di confine a pochi chilometri da Vysne Nemecke, il primo villaggio in terra slovacca di cui vi racconterò tra poco, prendono un minibus che li porta oltre la frontiera. Da Vysne Nemecke con un bus si muovono verso Kosice e da lì ancora in bus verso Banska Stiavnica.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/BANSKA-STIAVNICA-6.jpg" alt="" class="wp-image-1112" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/BANSKA-STIAVNICA-6.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/BANSKA-STIAVNICA-6-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/BANSKA-STIAVNICA-6-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Banska Stiavnica</figcaption></figure><p>Dopo aver vissuto per qualche tempo in albergo, come nel caso dei rifugiati dell’Hotel Avion, ma loro sono stati più fortunati, si trattava di un albergo a quattro stelle molto elegante, nel tentativo di recuperare una certa normalità familiare, affittano un piccolo appartamento.</p><p>Ed è allora che hanno la fortuna di incontrare Martin Macharik, membro del consiglio della città e parte di una ONG che si occupa di integrazione. Martin e si suoi sodali hanno creato quello che hanno chiamato un “Integration Group” che li aiuta, attraverso corsi di inglese, slovacco e storia locale, ad integrarsi nella piccola comunità fino a farli sentire parte integrante del tessuto sociale.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/BANSKA-STIAVNICA-7.jpg" alt="Banska Stiavnica " class="wp-image-1113" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/BANSKA-STIAVNICA-7.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/BANSKA-STIAVNICA-7-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/BANSKA-STIAVNICA-7-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Banska Stiavnica</figcaption></figure><p>Il problema più grande, per le famiglie di rifugiati, è stato, comunque, quello legato all’<strong>alloggio</strong>. Essendo Banska Stiavnica una città che vive prevalentemente di turismo estivo, non è stato difficile trovare alloggio per i rifugiati in inverno. Il problema, però, è nato quando hanno dovuto lasciare le case o gli alberghi all’inizio della stagione estiva (un po’ come è successo sulla costa romagnola la scorsa estate). Molti sono stati alloggiati in dormitori, mentre alcuni hanno trovato rifugio in alcune case messe a disposizione da privati.</p><p>Per favorire al massimo le possibilità d’integrazione, anche con offerte di lavoro, è stata creata una pagina Facebook e un gruppo, ed eventi culturali dove le famiglie ucraine potessero mostrare la loro cultura e le loro tradizioni.</p><p>L’esperienza di Banska Stiavnica, è stata anche oggetto di studio da parte della ONG <strong>Praxis Greece</strong>, che ha organizzato dal 27.08 al 04.09.2022, un seminario residenziale chiamato: <a href="https://praxisgreece.com/2022/07/training-course-in-banska-stiavnica-slovakia-humanity-has-no-border/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Humanity has no border</strong></a></p><p>Banska Stiavnica è stata ed è anche un punto di riferimento e asilo per artisti ucraini grazie a <a href="https://www.contactsforukrainians.art/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Banska Stiavnica Contemporary</a> aderente alla rete internazionale.</p><p>Che Banska Stiavnica sia da sempre una città che mette <strong>l&#8217;amore al primo posto</strong> è evidente dalla presenza di un peculiare museo, la Dom Mariny (La Casa di Marina), dove visse Marina Pischlova, anche conosciuta come la casa dei Romeo e Giulietta slovacchi e che conserva il più lungo poema d&#8217;amore del mondo.</p><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-13 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="800" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/CASA-DI-MARINA-8.jpg" alt="casa di marina" class="wp-image-1114" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/CASA-DI-MARINA-8.jpg 600w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/CASA-DI-MARINA-8-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>Casa di Marina</figcaption></figure></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="800" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/CASA-DI-MARINA-9.jpg" alt="Casa di Marina" class="wp-image-1115" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/CASA-DI-MARINA-9.jpg 600w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/CASA-DI-MARINA-9-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>Casa di Marina</figcaption></figure></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="800" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/CASA-DI-MARINA-10.jpg" alt="Casa di Marina" class="wp-image-1116" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/CASA-DI-MARINA-10.jpg 600w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/CASA-DI-MARINA-10-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>Casa di Marina</figcaption></figure></div></div><p>Sia come sia, in tutta la città sono evidenti i segni della &#8220;vicinanza&#8221; ai &#8220;cugini&#8221; ucraini, anche attraverso alcune prese di posizione abbastanza colorite.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/FUCK-PUTIN-11.jpg" alt="fuck putin" class="wp-image-1117" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/FUCK-PUTIN-11.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/FUCK-PUTIN-11-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/FUCK-PUTIN-11-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure><p>Ma non mancano gli inviti a cercare una via verso la pace.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/MAKE-LOVE-12.jpg" alt="make love not war" class="wp-image-1122" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/MAKE-LOVE-12.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/MAKE-LOVE-12-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/MAKE-LOVE-12-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure><p>L’esperienza di Basnka Stiavnica è uno solo dei molti modelli in cui si è articolata l&#8217;accoglienza, l&#8217;asilo e l&#8217;inclusione sul territorio slovacco.</p><p>Un’esperienza similare a quella portata avanti a Banska Stiavnica è quella promossa dall’organizzazione <strong>SPOLU</strong> di Bratislava, di cui parlerò nel capitolo dedicato alla capitale slovacca.</p><p>Era ora però di approssimarsi verso il primo posto di confine e mancavano ancora molte ore di auto prima dell’arrivo al Motorest Milka di Ubla.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ON-THE-ROAD-13.jpg" alt="" class="wp-image-1123" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ON-THE-ROAD-13.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ON-THE-ROAD-13-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ON-THE-ROAD-13-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure><p>Se volete approfondire vi invito all&#8217;ascolto della prima puntata del reportage anche sul mio podcast &#8220;<strong>Il Balcanauta</strong>&#8220;: <a href="https://www.spreaker.com/user/16527358/verso-il-confine-in-transito" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Verso il Confine: In Transito | Spreaker</a> .</p><p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/sulla-linea-sottile-tra-pace-e-guerra-il-confine-slovacco-ucraino/">Sulla linea sottile tra pace e guerra: il confine slovacco/ucraino</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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		<title>Kustendorf 2022: in viaggio tra nuvole, celluloide e utopie</title>
		<link>https://www.damianogallinaro.it/kustendorf-2022-in-viaggio-tra-nuvole-celluloide-e-utopie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 May 2022 06:37:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[Bosnia]]></category>
		<category><![CDATA[Kustendorf]]></category>
		<category><![CDATA[Kusturica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è conclusa da poche ore la XV edizione del Kustendorf Film e Music Festival, un festival unico nel suo genere, come unica è la location, e altrettanto unico il suo anfitrione. Quando intorno al 2007 ho scoperto che il grande e controverso regista Emir Kusturica, aveva creato un villaggio tra le montagne al confine [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/kustendorf-2022-in-viaggio-tra-nuvole-celluloide-e-utopie/">Kustendorf 2022: in viaggio tra nuvole, celluloide e utopie</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è conclusa da poche ore la XV edizione del <em><a href="http://kustendorf-filmandmusicfestival.org/22/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Kustendorf Film e Music Festival</a></em>, un festival unico nel suo genere, come unica è la location, e altrettanto unico il suo anfitrione.</p><p>Quando intorno al 2007 ho scoperto che il grande e controverso regista <strong>Emir Kusturica</strong>, aveva creato un villaggio tra le montagne al confine tra Serbia e Bosnia, la curiosità di andarlo a visitare è divenuta sempre più crescente, e fin dal 2008 ho iniziato un avvicinamento progressivo ai luoghi.</p><p>Dal 2008 in poi, come racconterò con dovizia di particolari nel mio prossimo libro, ho iniziato a preparare il viaggio in queste terre di confine, anche se solo nel 2011 avrei avuto l&#8217;occasione di frequentare per la prima volta il Festival Kustendorf.</p><p>Quello che sembrava dovesse essere un unico episodio della mia vita di viaggiatore dei Balcani, invece, doveva divenire solo il primo di tanti viaggi in questi luoghi fatti di vapore, celluloide e profezie.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/masterclass-al-festival.jpg" alt="" class="wp-image-1074" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/masterclass-al-festival.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/masterclass-al-festival-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/masterclass-al-festival-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Masterclass al festival</figcaption></figure><p>Il villaggio pensato e creato dal regista si trova a <strong>Mokra Gora</strong>, piccola località montana a pochi chilometri dal confine con la Bosnia, sui Monti Tara, per la precisione a ridosso del Massiccio di Sargan.</p><p>Il regista nei primi anni duemila cambia completamente vita, si converte all&#8217;ortodossia, cambia nome, da Emir a Nemanja, e nazionalità, scegliendo inizialmente quella della nuova Jugoslavia e poi quando diverrà Unione di Serbia e Montenegro, la nazionalità serba.</p><p>Il perché di questo radicale cambiamento e della scelta di quella che potremo considerare &#8220;<em>la parte sbagliata</em>&#8220;, non tocca a noi questionarlo. Se però volete leggere la &#8220;versione di Kusturica&#8221;, vi invito a leggere il suo libro &#8220;<em><a href="https://www.lafeltrinelli.it/dove-sono-in-questa-storia-libro-emir-kusturica/e/9788807881718" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dove sono in questa Storia</a></em>&#8220;, edito in Italia da Feltrinelli.</p><p>Ma tutto è legato a una storia di tradimenti, di distacchi dolorosi, e dal desiderio fortissimo del regista di ricostruire la <strong>&#8220;sua&#8221; Sarajevo</strong>, quella in cui, ormai, era persona non grata.</p><p>E così, decide di ricostruirla tra questi monti, nei luoghi in cui aveva girato quello che a mio parere è ancora oggi uno dei suoi migliori film &#8221; <em>La Vita è un Miracolo</em>&#8220;.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ferrovia_stazione-film-la-vita-è-un-miracolo.jpg" alt="" class="wp-image-1081" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ferrovia_stazione-film-la-vita-è-un-miracolo.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ferrovia_stazione-film-la-vita-è-un-miracolo-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ferrovia_stazione-film-la-vita-è-un-miracolo-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Stazione del film &#8220;La vita è un miracolo&#8221;</figcaption></figure><p>Se prendete il treno turistico che da <em>Mokra Gora</em>, superando il <em>Monte Sargan</em> porta a <em>Jatare</em> e poi a valle alla stazione di <em>Sargan Vitasi</em>, sul tragitto verrete invitati a fermarvi qualche minuto proprio nella stazione che il regista aveva ricostruito per l&#8217;occasione sulla base di una stazione realmente esistente in Bosnia Erzegovina.</p><p>Su queste rotaie, dal 1925 al 1974, la leggendaria locomotiva <em>Cira</em> (o Ciro a seconda della regione che attraversava), trascinava il treno che da Belgrado, superato <em>l&#8217;Otto di Sargan</em>, la cravatta costruita dagli ingegneri serbi per superare un dislivello di trecento metri, arrivava fino a Sarajevo superando la città di <em>Visegrad</em> a valle sul leggendario fiume <em>Drina</em>, dove il regista ha ideato e costruito una nuova cittadella in pietra chiamata <em>Andricgrad</em> in memoria del premio nobel Jugoslavo <em>Ivo Andric</em>.</p><p>Cira fece il suo ultimo viaggio il 28 febbraio 1974 e l&#8217;ho narrato nel mio racconto breve <a href="https://www.damianogallinaro.it/lultimo-viaggio-di-ciro/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;L&#8217;ultimo viaggio di Ciro: la locomotiva che collegava la Jugoslavia&#8221;</a>.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ferrovia_vecchio-locomotore.jpg" alt="" class="wp-image-1079" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ferrovia_vecchio-locomotore.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ferrovia_vecchio-locomotore-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ferrovia_vecchio-locomotore-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure><p>Ebbene, all&#8217;inizio degli anni duemila, racconta il produttore e amico del regista Andrea Gambetta, come se si fosse in uno dei suoi film, i due si trovavano sulla collina di Mecavnik, e il regista ebbe questa visione, la visione di un villaggio che divenisse in qualche modo il centro del mondo, del suo mondo che non esisteva più.</p><p>Quel &#8220;nuovo mondo&#8221; che ho chiamato in un reportage di qualche tempo fa <em><a href="https://www.damianogallinaro.it/kusturistan/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Kusturistan</a></em>.</p><p>E in questi anni, in questo villaggio di una ventina di case in legna, sono passati personaggi del calibro di Johnny Depp, Sorrentino, Mujica, Fahradi, Zhang Yimou, Matt Dillon, solo per fare alcuni nomi, lasciando ai registi esordienti, e a chi ha avuto la fortuna di frequentare il festival, pillole della loro arte.</p><p>In questa città il regista ha quindi realizzato il suo <strong>sogno di libertà</strong>, che si sostanzia nella frase iniziale del discorso di apertura del festival, &#8220;<em>Benvenuti nelle montagne libere della Serbia</em>&#8220;.</p><p>Anche se molte scelte del regista degli ultimi anni sono spesso poco comprensibili, o anche magari non condivisibili, anni di frequentazione di questo luogo sospeso, mi portano ad essere concorde con il &#8220;Professore&#8221;, <em>Drvengrad</em> durante il Festival è davvero un luogo di libertà.</p><p>Il Festival è unico nel suo genere, anche per il suo carattere residenziale. Non esistono, infatti, alloggi vip, si vive tutti nel medesimo villaggio condividendo gli spazi e le idee. La sua ulteriore peculiarità è poi legata al fatto che i veri protagonisti sono i <strong>registi esordienti</strong>. Sono, infatti, i loro corti a riempire la sezione &#8220;<em>Competition Programme</em>&#8220;, mentre a registi già affermati, o a veri e propri maestri come in questo caso Zhang Yimou è dedicata la sezione &#8220;<em>Contemporary Trends</em>&#8220;.</p><p>La sezione &#8220;<em>New Author</em>&#8221; invece presenta film usciti da poco tempo di registi che hanno già al loro attivo una carriera promettente, come, in questa edizione, il montenegrino Ivan Bakrac.</p><p>Ultima sezione, ma non per questo meno interessante è la &#8220;<em>Retrospective of greatness</em>&#8220;, in cui vengono ripresentati grandi classici del cinema, e che in questa edizione è stata dedicata a <strong>Pier Paolo Pasolini</strong>.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/frase-Pasolini.jpg" alt="" class="wp-image-1078" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/frase-Pasolini.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/frase-Pasolini-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/frase-Pasolini-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure><p>L&#8217;opera del grande regista Italiano è stata da guida per tutto il festival, fin dal poster della rassegna in cui campeggia la celebre frase, tratta dal corto &#8220;<em>Cosa sono le nuvole</em>?&#8221;, &#8220;<em>Straziante e meravigliosa bellezza del creato</em>&#8220;, la frase struggente recitata da Totò nel finale del corto mentre si rammarica di aver aspettato il momento finale della sua vita da marionetta per meravigliarsi dei doni della natura.</p><p>Sono stati riproposti anche l&#8217;episodio del film collettivo &#8220;Le streghe&#8221; dal titolo &#8220;<em>La terra vista dalla Luna</em>&#8221; ma soprattutto &#8220;<em>Uccellacci e Uccellini</em>&#8220;.</p><p>Proprio il riferimento al discorso del corvo sulle ideologie e sul loro fallimento, cuore di Uccellacci e Uccellini, che, soprattutto, i turbamenti dei personaggi di Jago (Totò) e Otello (Ninetto Davoli), sono al centro di un&#8217;altra riflessione del regista tratta dal discorso di apertura.</p><p>In riferimento a quanto sta accadendo in Ucraina, il regista, che come gran parte della popolazione serba, ha scelto ancora una volta la &#8220;parte scomoda&#8221;, non si è pronunciato apertamente, né ha preso una sua posizione, ma ha portato l&#8217;attenzione sul rischio maggiore che corriamo al momento è cioè quello di diventare delle marionette come Totò e Ninetto Davoli.</p><p>Le <strong>nuvole</strong>, sono state il centro di tutto in questi giorni. Le nuvole che si muovevano veloci nel cielo, le nuvole di vapore del treno trainato da Cira, le nuvole del fumo di mille sigarette, le nuvole delle profezie che spesso incombono sul futuro.</p><p>Abbiamo parlato di profezie, ebbene questa è anche terra di leggende e di profeti.</p><p>Mokra Gora ha una storia millenaria, e si è spesso incrociata con la Grande Storia.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/drvengrad.jpg" alt="" class="wp-image-1084" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/drvengrad.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/drvengrad-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/drvengrad-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Drvengrad</figcaption></figure><p>In un paesino a pochi chilometri da Drvengrad, <em>Kremna</em>, altra piccola stazione sul tragitto del treno del Sargan, nacquero due grandi chiaroveggenti capaci di profetizzare addirittura la Seconda Guerra Mondiale, e l&#8217;ingresso trionfatore di Tito.</p><p><em>Milos</em> e <em>Mitar Tarabic</em>, zio e nipote, che vissero nella seconda parte del 1800 e alle cui figure è dedicato un piccolo museo, sono conosciuti, soprattutto il secondo per aver profetizzato eventi legati alla storia serba. Mitar in particolare, è famoso per quella che è stata chiamata l'&#8221;<em>Oscura Profezia</em>&#8220;, in cui previde la morte dell&#8217;erede al trono della famiglia <em>Obrenovic</em> e l&#8217;avvento dei <em>Karadjordjevic</em>.</p><p>Ma non solo, Mitar previde anche la costruzione della ferrovia e chissà che tra le pieghe delle sue profezie non ci trovi traccia anche del futuro arrivo del &#8220;Professore&#8221;. Se siete curiosi di leggere qualcosa di più sui due profeti leggete il mio post &#8220;<a href="http://trabalcanieatlantico.blogspot.com/2020/04/la-profezia-di-mitar-il-chiaroveggente.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La Profezia di Mitar, il chiaroveggente di Kremna&#8221;</a>.</p><p>Profeti e generali hanno attraversato queste terre, come Draza Mihajlovic, generale antifascista della Bosnia Erzegovina, che attraversando i monti Tatra, fondò a Uzice nel 1941, la prima Repubblica antifascista della storia e che da Kusturica è stato ricordato nel suo discorso di apertura.</p><p>Ancora oggi a Uzice, che è stato il cuore di questa Repubblica, si possono visitare il Museo della Resistenza e i Bunker in cui si nascondevano le persone durante gli attacchi aerei.</p><p>E qui le nuvole si abbassano sulla terribile guerra che stiamo vivendo così simile a tutte le altre, e come le altre così assurda e inutile.</p><p>E Pasolini ci aveva avvertiti, e se ne sente sempre di più la sua mancanza, come di altri che come lui e Mitar, seppur in modo diversa, sembravano davvero avere il dono della &#8220;chiaroveggenza&#8221;.</p><p>Ancora Pasolini è stato il centro della Lettura proposta dal produttore Andrea Gambetta, che per l&#8217;occasione, ha presentato in anteprima le immagini di un nuovo documentario fortemente voluto da Kusturica, sugli ultimi giorni di Pasolini, ricostruiti attraverso le interviste non solo a chi lo ha conosciuto, ma anche ai Carabinieri che sono per primi intervenuti sul luogo dell&#8217;omicidio, e non solo.</p><p>Speriamo di vederlo presto nelle sale.</p><p>E poi nella notte magica e stellata di Drvengrad, mi raggiungono le parole del mio compianto professore di italiano del liceo, il grande scrittore Salvatore Mignano, &#8220;<em>E tutto il resto è silenzio</em>&#8221; come diceva Amleto.</p><p>E&#8217; tutto, se vi ho incuriosito e vi va di leggere di più sull&#8217;edizione 2022 del festival trovate i miei contributi sul <a href="https://trabalcanieatlantico.blogspot.com/2022/05/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">blog</a> e sul podcast <a href="https://www.spreaker.com/show/damiano-gallinaros-podcast" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il Balcanauta</a>.</p><hr class="wp-block-separator is-style-wide"/><p>If you would like to read the article in <strong>English</strong>, you can have a look below. Enjoy 🙂 </p><h2 class="wp-block-heading"><strong>Kustendorf 2022: </strong><strong>traveling among clouds, celluloid and utopias.</strong></h2><p>The 15th edition of the Kustendorf Film and Music Festival ended just a few hours ago, a unique festival of its kind, as unique is the location, and just as unique its host.</p><p>The village conceived and created by the director Emir Kusturica is located in Mokra Gora, a small mountain town a few kilometers from the border with Bosnia, in the Tara Mountains, to be precise close to the Sargan Massif.</p><p>In the early 2000s, the director completely changed his life, converted to orthodoxy, changed his name, from Emir to Nemanja, and nationality, initially choosing that of the new Yugoslavia and then, when it became the Union of Serbia and Montenegro, the Serbian nationality.</p><p>He decides to reconstruct his lost world in these mountains, in the places where he had shot what, in my opinion, is still today one of his best films &#8220;Life is a Miracle&#8221;.</p><p>If you take the tourist train that, from Mokra Gora, passing Mount Sargan, leads to Jatare and then downstream to Sargan Vitasi station, on the way, you will be invited to stop for a few minutes right in the station that the director had rebuilt for the occasion on the basis of a really existing station in Bosnia and Herzegovina.</p><p>In recent years, in this village of about twenty wooden houses, characters of the caliber of Johnny Depp, Sorrentino, Mujica, Fahradi, Zhang Yimou, Matt Dillon, just to name a few, have passed, leaving to novice directors, and to those who was lucky enough to attend the festival, pills of their art.</p><p>In this village the director has therefore realized his dream of freedom, which is embodied in the opening sentence of the opening speech of the festival &#8220;<em>Welcome to the free mountains of Serbia</em>&#8220;.</p><p>The Festival is one of a kind, also for its residential character. In fact, there are no VIP accommodations, everyone live in the same village sharing spaces and ideas. Its further peculiarity is then linked to the fact that the real protagonists are the rookie directors. In fact, their shorts fill the &#8220;<em>Competition Program</em>&#8221; section, while the &#8220;<em>Contemporary Trends</em>&#8221; section is dedicated to already established directors, or to real masters like, in this edition, Zhang Yimou.</p><p>The &#8220;<em>New Author</em>&#8221; section instead presents recently released films by directors who already have a promising career to their credit, such as, in this edition, the Montenegrin Ivan Bakrac.</p><p>The last section, but no less interesting for this, is the &#8220;<em>Retrospective of greatness</em>&#8221; in which the great classics of cinema are re-presented, and which in this edition was dedicated to Pier Paolo Pasolini.</p><p>The work of the great Italian director has been a guide throughout the festival, since the poster of the review featuring the famous phrase, taken from the short film &#8220;<em>What are the clouds?</em>&#8220;, &#8220;<em>Heartbreaking and wonderful beauty of creation</em>&#8220;, the phrase poignant recited by Totò in the finale of the short, while he regrets having waited for the final moment of his life as a puppet, to marvel at the gifts of nature.</p><p>The episode of the collective film &#8220;<em>The witches</em>&#8221; entitled &#8220;<em>The earth seen from the Moon</em>&#8221; but above all &#8220;<em>Uccellacci e Uccellini</em>&#8221; have also been re-proposed.</p><p>The clouds have been the center of everything these days. The clouds that moved fast in the sky, the clouds of steam from the train pulled by Cira, the clouds of the smoke of a thousand cigarettes, the clouds of prophecies that often loom over the future.</p><p>Mokra Gora has a thousand-year history, and has often crossed paths with the Great History.</p><p>In a village a few kilometers from <em>Drvengrad</em>, <em>Kremna</em>, another small station on the Sargan train route, two great clairvoyants were born, <em>Milos</em> and <em>Mitar Tarabic</em>, capable of prophesying even the Second World War, and the triumphant entry of Tito.</p><p>Prophets and generals have crossed these lands, such as Draza Mihajlovic, anti-fascist general of Bosnia and Herzegovina, who, crossing the Tara mountains, founded in Uzice in 1941, the first anti-fascist republic in history, and which was mentioned by Kusturica in his opening speech.</p><p>Even today in Uzice, which was the heart of this Republic, you can visit the Resistance Museum and the Bunkers where people hid during the air attacks.</p><p>And here the clouds lower on the terrible war we are experiencing, so similar to all the others, and like the others so absurd and useless.</p><p>And Pasolini had warned us, and we miss him more and more, as well as others who like him and Mitar, albeit in a different way, really seemed to have the gift of &#8220;clairvoyance”.</p><p>And then in the magical and starry night of Drvengrad, the words of my late Italian high school teacher, the great writer Salvatore Mignano, reach me, &#8220;<em>And all the rest is silence</em>&#8221; as Hamlet used to say.</p><figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ospiti-festival1.jpg" alt="" data-id="1071" 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utopie</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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		<title>Cosa ha detto veramente Baba Vanga?</title>
		<link>https://www.damianogallinaro.it/cosa-ha-detto-veramente-baba-vanga/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Apr 2022 19:43:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[baba vanga]]></category>
		<category><![CDATA[Bulgaria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;So save your predictionsAnd burn your assumptionsLove is frictionRipe for comfortEndless equationsAnd tugging persuasionsDoors open upTo interpretationExpecting perfectionLeaves a lot to ignoreWhen the past is the presentAnd the future&#8217;s no more&#8230; Stand back when the spirit comesStand back&#8220; Dance of Clairvoyant &#8211; Pearl Jam Fin dai primi giorni in cui questa ennesima, assurda e inutile [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/cosa-ha-detto-veramente-baba-vanga/">Cosa ha detto veramente Baba Vanga?</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;<em>So save your predictions<br>And burn your assumptions<br>Love is friction<br>Ripe for comfort<br>Endless equations<br>And tugging persuasions<br>Doors open up<br>To interpretation<br>Expecting perfection<br>Leaves a lot to ignore<br>When the past is the present<br>And the future&#8217;s no more&#8230; Stand back when the spirit comes<br>Stand back</em>&#8220;</p><cite><em>Dance of Clairvoyant &#8211; Pearl Jam</em></cite></blockquote><p>Fin dai primi giorni in cui questa ennesima, assurda e inutile guerra è iniziata, si è iniziato a cercare segni e premonizioni, quasi a tentare di esorcizzare o dare un senso a quanto sta accadendo.</p><p>Molti si sono messi alla ricerca di profezie, e sono inciampati casualmente sulle profezie di <strong>Baba Vanga</strong>, spesso deridendo le “intuizioni” della chiaroveggente oppure considerandole all’opposto come “vangelo”.</p><p>Mi domando però, quanti di quelli che hanno scritto di Baba Vanga siano mai stati a <strong>Rupite</strong> il luogo dove la “Santa” ha vissuto. Quanti abbiano letto da fonti “ufficiali” della Casa madre di Rupite le <strong>profezie di Baba Vanga</strong> raccolte nei dialoghi con le persone, molte autorevoli e famose, che la sono andata a trovare dal 1942 al 1996.</p><p>Non so dirlo, posso dire però che ho avuto la fortuna di visitare Rupite, la Chiesa di Santa Pekhta e percepire le peculiari energie che sprigionano dal luogo in cui ha vissuto la veggente. Rupite è una sorta di wormhole, un nesso tra realtà in cui si percepisce un’energia altra. Suggestione? Può darsi, ma vi invito a visitare il Santuario della veggente ora che finalmente sembra si possa ricominciare a viaggiare in maggior sicurezza. </p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/baba-vanga-1.jpg" alt="" class="wp-image-1043" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/baba-vanga-1.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/baba-vanga-1-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/baba-vanga-1-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Rupite</figcaption></figure><p>Sulla scorta delle suggestioni che venivano dai quotidiani mi è venuta voglia di rileggere le rivelazioni di Baba Vanga per cercare traccia della profezia citata da vari giornalisti che più o meno dovrebbe essere la seguente: “<em>gloria di Vladimir, la gloria di tutta la Russia, nessuno potrà fermare la Russia</em>.” </p><p>E a questo punto mi starete domandando, esiste davvero questa profezia? Come direbbe Alberto Angela, se avrete la pazienza di seguirmi lo scoprirete.&nbsp;</p><h2 class="wp-block-heading">Ma prima di tutto visto che se ne parla tanto, chi era Baba Vanga?</h2><p>Vangelija Pandeva Dimitrovanasce a Strumica paese oggi facente parte del territorio della Repubblica di Macedonia del Nord, ma che è stato successivamente parte della Serbia e per ultimo della Bulgaria. Vi nasce il 31.01.1911, pochi anni prima dell’inizio della Grande Guerra e muore a Sofia l’11 agosto del 1996. Vive per gran parte della sua vita proprio a Rupite, un piccolo villaggio vicino Melnik, località nota per la produzione di un ottimo vino autoctono, nella regione di Blagoevgrad, e qui ha tempo per vivere i drammi delle due guerre e dell’alcolismo del marito che segnerà parte della loro vita in comune.</p><p>La piccola Baba nasce prematura e soffre di una serie di complicazioni mediche. I genitori preoccupati per la sua sopravvivenza non hanno pensato ancora ad un nome quando quando piange per la prima volta, e allora, racconta la leggenda, l&#8217;ostetrica uscì in strada e chiese ad un passante di dirle un nome; questi propose Andromaha, ma il nome fu rifiutato perché &#8220;troppo greco&#8221;, dato che la società bulgara stava attraversando un periodo di sentimenti anti-ellenici, sentimenti ancora presenti oggi sia nella cultura bulgara che in quelle macedone. La proposta di un secondo passante fu Vangeliia: quest&#8217;ultimo era più popolare tra i bulgari della regione e fu, quindi, accettato.</p><p>ll padre di Vangelia fu arruolato nell&#8217; esercito bulgaro durante la prima guerra mondiale, mentre sua madre morì poco dopo; questi due avvenimenti lasciarono Vanga in balia delle cure e della carità dei vicini e degli amici di famiglia per gran parte della sua infanzia. Dopo la guerra, la città di Strumica passò dal controllo bulgaro a quello serbo e le autorità serbe arrestarono il padre per le sue attività a sostegno dei bulgari confiscando tutte le proprietà della famiglia, che visse in povertà per molti anni. Vanga era considerata molto intelligente per la sua età e le sue tendenze verso il mondo del paranormale iniziarono a manifestarsi quando escogitò un gioco chiamato &#8220;<strong>la guarigione</strong>&#8220;, in cui lei impersonava una curatrice e prescriveva delle erbe ai suoi amici, che fingevano di essere malati. Il padre, vedovo, si risposò e diede alla figlia una matrigna.</p><p>Il punto di svolta della vita della ragazza, e di cui però non si trovano resoconti univoci, fu un <strong>tornado che travolse Vanga</strong> e la scagliò in un campo vicino. Fu ritrovata dopo una lunga ricerca terrorizzata, e con gli occhi coperti di sabbia e polvere incapace di aprirli per il dolore. Il denaro disponibile alla famiglia permise solo un&#8217;operazione parziale per curarla dalle ferite ricevute e ciò risultò in una graduale perdita della vista.</p><p>Nel 1925, poi, Vanga venne mandata presso una scuola per ipovedenti nella città di Zemun, dove imparò a leggere in braille, suonare il pianoforte ed effettuare piccoli lavori domestici come il cucito, la cucina e la pulizia. Dopo la morte della matrigna, fu costretta a tornare a casa per prendersi cura dei suoi fratelli più piccoli.&nbsp;</p><p>Durante la seconda guerra mondiale, il mito di Vanga comincia ad attrarre a sé seguaci, convinti delle sue abilità di cura e chiaroveggenza. Un gran numero di persone inizia a visitarla sperando in un aiuto per rintracciare i propri parenti dispersi o trovare il luogo dove essi avevano trovato la morte. L&#8217;8 aprile del 1942, addirittura lo zar bulgaro Boris III le fece visita, per avere lumi sul futuro della nazione.</p><p>Non è facile comprendere su cosa si basassero le <strong>capacità divinatorie</strong> della chiaroveggente. Vanga affermava che le sue straordinarie capacità avevano qualcosa a che fare con la presenza di creature invisibili, ma non riusciva a spiegare chiaramente la loro origine. Le creature le davano informazioni che non potevano trasmettere direttamente su persone o eventi, ma senza dare l’esatta d’indicazione di quando queste cose sarebbero avvenute, visto che per loro gli stessi concetti di tempo e spazio non avevano molto senso. Secondo Vanga, la vita di tutti coloro che le stavano di fronte era come un film, proiettato dalla nascita sino alla morte, e quindi poteva prevedere il loro futuro, ma non era in grado di cambiarlo.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/baba-vanga-4.jpg" alt="" class="wp-image-1046" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/baba-vanga-4.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/baba-vanga-4-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/baba-vanga-4-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure><p>Una caratteristica anomala nella sua figura fu la tolleranza che i vertici sovietici riservarono alla sua attività di chiaroveggenza. Il governo comunista, infatti, perseguitava coloro che si dichiaravano indovini o quanto meno cercavano di evitare che la loro fama si espandesse, vedendo nella chiaroveggenza una superstizione del passato da estirpare. Tuttavia, Vanga non solo fu tollerata, ma anche consultata da alcuni esponenti governativi sia sovietici sia bulgari, cosa che la rese <strong>l&#8217;unica indovina sostenuta dallo Stato</strong> nei tempi moderni. Questa circostanza ha fatto crescere il dubbio, tra gli oppositori, che alcune delle sue previsioni fossero elaborate usando i dati dei servizi segreti.</p><p>E’ innegabile dall’analisi delle profezie che il legame di Baba Vanga con la Russia fosse fortissimo, la veggente sottolinea più volte che la Bulgaria sarà grande e salva solo se non reciderà il suo rapporto con la Russia, l’unico paese che può rendere grande la patria dei Traci. Altrettanto stretto era il legame di molti cittadini russi con la chiaroveggente, tanto è vero che spesso politici e uomini influenti nel tempo si sono recati da lei, soprattutto durante il periodo sovietico, sperando in buone profezie. Sembrerebbe che l’abbia visitata addirittura Leonid Breznev, però non ne abbiamo prova certa.</p><p>Ma ritornando alla domanda principale. </p><h2 class="wp-block-heading">Cosa ha veramente previsto Baba Vanga?</h2><p>Vi propongo alcune <strong>profezie sulla Russia</strong> come pronunciate dalla veggente al visitatore di turno, dove possibile dando anche qualche dato su chi era la persona venuta a chiedere lumi alla Santa e chissà che non spunti fuori la profezia citata.</p><p>Nel 1993 in una conversazione con <em>Mariana Konova</em> (da quel che ho potuto ricostruire una imprenditrice di Sofia), Baba Vanga afferma: “<em>Non dovremo rompere la nostra amicizia con la Russia. Il Grande Padre Ivan ci salverà non il fratello John</em>”. Non sono riuscito a capire chi siano Ivan e John ma è chiaro che si riferisca a personaggi legati al mondo russo e americano, anche se probabilmente non per forza di cose contemporanei alla profezia.</p><p>In una conversazione con <em>Yanka Takeva</em> (presidentessa del sindacato dei maestri, amica di Baba Vanga) all’inizio degli anni novanta dice: “<em>L’Europa non migliorerà la situazione bulgara. La vita nel nostro paese migliorerà solo quando ci alleeremo con la Russia. Lo statista che incoraggerà la nostra relazione con la Russia troverà il giusto cammino per la Bulgaria</em>.”</p><p>E ancora predice a <em>Venelin Kotsev</em> (segretario del partito comunista bulgaro, membro del Politburo) “<em>La Bulgaria troverà la giusta strada. Restaurerà la relazione amichevole con Russia e Turchia e farà la differenza”.</em></p><p>Ma veniamo a quella che secondo i giornalisti italiani potrebbe essere la citata profezia del 1979 così come viene riportata dal libro “<em>Vanga. Wisdom and Phrophesies</em>” di Zheny Kostadinova del 2013: “<em>Ora la Russia è chiamata Unione. Tuttavia la vecchia Russia sarà restaurata e sarà chiamata come durante il regno di San Sergij. La sua superiorità spirituale sarà riconosciuta da tutti compresa l’America. Questo avverrà dopo sessanta anni (</em>dal 1979 in cui la profezia viene rivelata a Valentin Sidorov un reporter<em>). Tre paesi diverranno più vicini che mai Cina, India e Russia. La Bulgaria sarà con loro solo se rimarrà con la Russia”.</em></p><p>Se questa è la profezia del 1979 spesso citata (nel libro è l’unica profezia che parla della Russia riferita a quel preciso anno) <strong>non vi è alcun riferimento a un “Vladimir”</strong>, a meno di non vederci un’assimilazione con la figura di <strong>San Sergij</strong>.</p><p>Sergij Radonežskijanche chiamato Sergej Radonežskij e Sergio di Radonež (1322-25 settembre 1392), fu la più autorevole guida spirituale e riformatore monastico della Russia medievale.</p><p>Come narrato dalla sua <em>Vita</em>, scritta nel medioevo, nacque da una famiglia boiara appartenente all’alta aristocrazia feudale, nei pressi di Rostov, ma fu costretto in giovane età a trasferirsi a Radonež a causa dell&#8217;improvvisa situazione economica disagiata dei suoi genitori, Cirillo e Maria, costretti a tale passo dopo aver perso tutti i loro beni per la conquista della città da parte di Ivan I di Russia (l’Ivan della prima profezia?) e della successiva deportazione degli abitanti.&nbsp;</p><p>Alla morte dei genitori, Sergio, spinto da visioni mistiche che lo spronavano a dedicarsi totalmente alla fede, convinse il fratello Stefano ad abbandonare il monastero dove risiedeva e a seguirlo nella vita claustrale fondando il primo nucleo del monastero che diventerà famoso con il nome di <em>Troice-Sergieva Lavra</em><em>.</em></p><p>Dopo poco tempo Stefano scelse nuovamente di vivere in un monastero di Mosca, mentre Sergej, trascorse più di un anno solo nel bosco come eremita. Presto tuttavia altri monaci decisero di unirsi a lui e nel 1354 convinsero Sergej a diventare l&#8217;<em>egumeno </em>dell’eremo, ruolo che corrisponde a quello di padre superiore. La regola della comunità ripercorreva quella del <em>Pečerska Lavra</em> di Kiev, il cui fondatore, Teodosio di Pečerska. Poiché sempre più monaci continuavano ad aggiungersi al nucleo originario, attirati dalla figura di Sergio, presto si formò un posad (insediamento), che successivamente crebbe fino a diventare il paese di <em>Sergiev Posad</em>.</p><p>Pur vivendo una vita ascetica, però, Sergio prese parte per ben due volte alla vita politica del proprio Paese. La prima quando fu inviato dallo stesso Alessio a sedare una rivolta nelle città di Tver&#8217; e di Nižnij Novgorod, e una seconda volta nel 1380, in occasione della rivolta contro i tatari dell&#8217;Orda d&#8217;Oro, che porterà alla vittoriosa battaglia di Kulikovo. Alcuni storici interpretano queste azioni attribuendo al santo l&#8217;interesse politico della pacificazione e dell&#8217;unione delle terre russe sotto la guida di Mosca, forse alcuni sono stati portati a sostituire a Sergej in nome Vladimir.</p><p>Più che questa profezia un’altra mi sembra maggiormente legata ai tempi che stiamo vivendo: “<em>Il socialismo ritornerà in un’altra forma. Ci sarà di nuovo l’Unione Sovietica ma sarà completamente nuova. Ci saranno cooperative agricole e la Bulgaria supererà le difficoltà. Potrà guardare al futuro solo insieme alla Russia, che è la nostra madre. E’stata e sarà un grande potere</em>. “ (incontro con il Professor <em>Dimitar Filip</em>ov nel 1991).</p><p>In un’altra conversazione con <em>Yanka Takeva,</em> senza data certa, afferma inoltre: “<em>Verrà il giorno in cui le madri russe daranno alla luce un popolo di pura spiritualità e le madri americane un popolo tecnologico. Così entrambe le nazioni faranno del mondo un posto migliore</em>”, profezia che si lega un auspicio di pace: “<em>Ci sarà un tempo in cui i confini sulla terra spariranno e i popoli vivranno in pace e nella comprensione reciproca</em>” (conversazione con <em>Nikola Delev</em> figlioccio della veggente primi anni ottanta).</p><p>Come potete vedere si tratta di profezie molto vaghe in cui chiunque può vederci presagi e segni di quel che in un dato momento storico sta vivendo il proprio popolo o la propria comunità.</p><p>Come accaduto, però, per i profeti Milos e Mitar Tarabic di cui potete leggere di più nel <a href="http://trabalcanieatlantico.blogspot.com/2020/04/la-profezia-di-mitar-il-chiaroveggente.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">post</a> a loro dedicato sul mio vecchio <a href="http://trabalcanieatlantico.blogspot.com/2020/04/la-profezia-di-mitar-il-chiaroveggente.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">blog</a>, in alcuni casi Baba Vanga è stata molto più precisa, divinando fatti verificabili storicamente.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/baba-vanga-9.jpg" alt="" class="wp-image-1051" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/baba-vanga-9.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/baba-vanga-9-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/baba-vanga-9-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure><p>In una conversazione con lo scrittore <em>Rangel Ignatov</em> del 1968, infatti, profetizzò: “<em>La Cecoslovacchia si dividerà in due parti. Tutto avverrà pacificamente e senza spargimento di sangue</em>”.</p><p>Ancora, nel 1992, in un colloquio con <em>Boyka Tsvetkova</em> vaticinò: “<em>Vedo un muro verde a Cipro, rimarrà su per qualche tempo e poi verrà buttato giù”.</em></p><p>Ma è riguardo alla Siria e al dramma che si è vissuto e che ancora si sta vivendo nel paese che le profezie molteplici di Baba Vanga risultano davvero sorpendenti.</p><p>Nel 1981 profetizza: “<em>La Siria inizierà una grande guerra nel 1984 e il Libano avrà problemi provenienti da tutte le direzioni”</em> (conversazione con <em>Kasimira Stoyanova</em>).&nbsp;</p><p>Ancor prima, nel 1975, in una conversazione con il prof. <em>Nikola Shipkovensky</em>: “<em>Oh caro, cosa vedo che avverrà in Siria! E’ scritto nella Bibbia. Povera gente, ci sarà un tempo in cui non rimarrà una pietra sopra l’altra, ma per ora è ancora presto perché accada questo”.</em></p><p>Per ultimo queste parole comunicate a <em>Krasimira Stoyanova</em> nel 1981: “<em>L’Umanità affronterà molti cataclismi e eventi turbolenti. Ci saranno tempi difficili e la gente sarà divisa in gruppi a seconda della propria fede. Gli antichi maestri torneranno sulla terra. Ma non avverrà subito, la Siria non è ancora collassata.</em>”</p><p>Molte altre cose ha profetizzato Baba Vanga, tra cui il ritorno di Simeone I in Bulgaria non come re ma come semplice politico, oppure la diffusione dell’AIDS, e chissà anche la pandemia da Covid – 19. Ma dai dati che posso recuperare non sembrerebbe aver profetizzato nulla su un tal Vladimir, facciamocene una ragione.</p><p>Non c’è nulla di soprannaturale o alto dietro Vladimir Putin, solo la fredda e disumana follia che da sempre guida chi non riesca a percepire il limite delle proprie azioni e considera la terra un luogo su cui imprimere con il sangue il proprio nome.</p><p>Ma la terra non è di nessuno e non sta a noi darle un nome.</p><p>Così disse Baba Vanga: “<em>Ogni cosa è connessa in Natura, c’è un ordine, un ritmo. La terra segue le stelle, le stelle seguono l’Universo, e quest’ultimo segue Dio. Ogni cosa è strettamente definita nell’Universo e ha il suo tempo e il posto</em>” (conversazione con Boyka Tsvetkova).</p><p>Come direbbe Eddie Vedder: &#8221; <em>La natura ha la sua religione, il vangelo della Terra&#8221;.</em></p><p>E guai a toccarne l’equilibrio.</p><figure class="wp-block-gallery columns-4 is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="225" height="300" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/baba-vanga-2-225x300.jpg" alt="" data-id="1044" data-full-url="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/baba-vanga-2.jpg" data-link="https://www.damianogallinaro.it/baba-vanga-2/" class="wp-image-1044" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/baba-vanga-2-225x300.jpg 225w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/baba-vanga-2.jpg 525w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 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		<title>Vi è mai capitato di intervistare un eroe?</title>
		<link>https://www.damianogallinaro.it/vi-e-mai-capitato-di-intervistare-un-eroe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2021 14:09:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[Bosnia]]></category>
		<category><![CDATA[Jugoslavia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vi è mai capitato di poter incontrare e addirittura intervistare un protagonista della storia mondiale? Un uomo che ha materialmente “fatto la storia”. A me è capitato e sono onorato di aver conosciuto il Generale Jovan Divjak, il serbo che difese Sarajevo, la sua Sarajevo che ha narrato nel libro &#8220;Sarajevo, mon amour&#8220;. Jovan ci [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/vi-e-mai-capitato-di-intervistare-un-eroe/">Vi è mai capitato di intervistare un eroe?</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Vi è mai capitato di poter incontrare e addirittura intervistare un protagonista della storia mondiale? Un uomo che ha materialmente “fatto la storia”. </p><p>A me è capitato e sono onorato di aver conosciuto il <strong>Generale Jovan Divjak</strong>, il serbo che difese Sarajevo, la sua Sarajevo che ha narrato nel libro &#8220;<strong>Sarajevo, mon amour</strong>&#8220;. </p><p>Jovan ci ha lasciato l&#8217;8 aprile e questa intervista realizzata nel novembre 2018 è il mio personale omaggio. Oltre al testo trovate anche la registrazione originale dell’intervista. </p><p>Buon viaggio Generale!</p><p><em>Vi è mai capitato di intervistare un eroe?<br>Di scambiare idee e vita con un un uomo che per una parte di mondo è considerato come il salvatore, l’uomo che è riuscito a fermare con pochi mezzi un esercito che aveva la fortuna di poter utilizzare i mezzi e le armi di quello che era uno dei più grandi eserciti europei, l’Armata Nazionale Jugoslava?</em></p><p>Io ho avuto questa fortuna e mi piace raccontarvi il mio incontro con il <strong>generale Jovan Divjak</strong>, il serbo difensore di Sarajevo, ma non solo.<br>L’uomo per cui Sarajevo era tutto al di là della nazionalità di chi l’abitasse.<br>L’incontro con Divjak è avvenuto circa un mese fa (il 13 novembre 2018 per la precisione) nella sede dell’Associazione da lui diretta, <strong><a href="https://ogbh.com.ba/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">OGBH</a></strong> (Obrazovanje Gradi Bosnu i Hercegovinu/Education Builds Bosnia anad Herzogovina).</p><p>Ma prima di questo incontro vis a vis, qualche anno prima ci fu una incredibile e inaspettata telefonata.<br>Ero stato a Sarajevo, solo per un giorno, e avevo deciso di tentare la sorte cercando di incontrare Divjak. Così mi feci portare da un taxi a Grbavica nella sede dell’Associazione, ma per motivi lavorativi il Generale Divjak non era in ufficio.<br>Ci rimasi male, naturalmente, ero dispiaciuto di non averlo potuto incontrare, anche se ero contento di aver potuto visitare i locali dell’Associazione e parlare con chi vi lavorava.<br>Lasciai i miei contatti, ma onestamente non confidavo in un repentino contatto.<br>Tornato in Italia smisi di pensare a Divjak preso com’ero nel tentativo di salvare il mio dottorato in etnologia dal fallimento, ma una mattina mentre passeggiavo nei viali dell’Università, il mio telefono squillò. Il numero era estero, risposi, e rimasi senza parole, dall’altro lato del filo c’era Jovan Divjak che mi parlava in inglese con l’aiuto di una sua collaboratrice e mi ringraziava della visita e si diceva felice d’incontrarmi in un’altra occasione.<br>Pochi minuti, ma la voce di quest’uomo fiero e vero, mi rimasero nel cuore.</p><p>L’occasione per incontarci non si palesò subito, per vari motivi fu impossibile per me raggiungere Sarajevo e nel frattempo Divjak venne arrestato a Vienna su mandato dei tribunali serbi, con l’accusa di crimini di Guerra. Come sempre accade nel dopo guerra chi è un eroe per una delle parti in causa è quasi sempre considerato un criminale dal “nemico”.<br>Poi qualche mese dopo iniziai a programmare il mio ritorno a Sarajevo, l’occasione il Festival Pravo Liujdski, e scrissi una nuova mail all’Associazione. Mi risposero in breve termine, Jovan Divjak aveva piacere d’incontrarmi, finalmente avevo un appuntamento.</p><h2 class="wp-block-heading">13 novembre 2018</h2><p>Per la seconda volta risalgo la collina di Grbavica, stavolta con un auto a noleggio. Entro nella sede dell’Associazione, Divjak è seduto alla sua scrivania, mi invita a sedermi e mi porge una copia in italiano del libro che racconta la sua storia &#8220;Sarajevo, mon amour&#8221; edito da Infinito edizioni.<br>Come quella volta al telefono, iniziano i problemi linguistici, lui parla solo serbo e francese io italiano e inglese, cosi’ abbiamo bisogno dell’intermediazione di una sua collaboratrice per intenderci.<br>Probabilmente si tratta della stessa ragazza che qualche anno prima fece da traduttrice in quella breve e soprendente telefonata che lo stesso Divjak mi fece.</p><p>L’intervista inizia con una certa diffidenza da parte di Divjak, forse anche per via di questa barriera linguistica.<br>Davanti a me ho un uomo sorprendente, com’e’ soprendente la sua storia, ma anche un uomo che sembra, almeno nel mio caso voler saggiare la mia reale conoscenza della storia e della realtà politico-sociale recente di Sarajevo e della Bosnia.</p><p>Un po’ intimidito inizio a chiedergli come vede il futuro del suo paese.<br>La mia domanda deve sembragli davvero troppo fumosa perche’ mi chiede di formulare delle domande più precise.<br>Allora inizio a chiedergli dell’attivita’ della sua associazione e dell’importanza del lavoro che svolge nell’ambito educativo.</p><p><em>Quanto e’ importante per i bambini, i ragazzi che non hanno vissuto la guerra civile ma solo il periodo postbellico conoscere quello che e’ accaduto, e quale il futuro del paese? In Italia il pease e’ percepito come diviso ma e’ davvero cosi’? Qualcosa sulla sua storia, qual’e’ il suo feeling con Sarajevo adesso?</em></p><p>Per poter rispondere alle domande, mi chiede quanto conosco veramente sull’assedio di Sarajevo e sulla storia della guerra civile. Gli dico che ho letto molto sull’argomento ma che chiaramente ci sono degli aspetti che ancora non mi sono chiari.<br>La ragazza che ci aiuta nella traduzione, approfitta di alcune pause dovute ad alcune telefonate che riceve il Generale per dire la sua su alcuni argomenti, il suo punto di vista è interessante perchè spesso non coincide in tutto con quello del suo mentore.<br>Riguardo alla situazione del paese, dice che non e’ ottimista, molti giovani o sono fuori dalla politica o vittime della politica stessa, e dei partiti nazionalisti. L’eccessiva divisione politica e amministrativa non aiuta, e il sistema di nation building non è stato ancora completato.<br>Il discorso sulla divisione amministrativa della Federazione diviene centrale, e mi interessa conoscere l’opinione di Divjak in materia.</p><p>Così risponde il <strong>Generale</strong>: “<em>La percezione che si ha in Italia della Bosnia e della sua divisione interna e’ reale perche’ abbiamo purtroppo tre partiti nazionalisti che hanno differenti strategie e visioni per il paese: i bosgnacchi premono per l’unificazione, i serbi di Bosnia vogliono una Republika Sprska indipendente o unita alla Serbia, mentre i partiti nazionalisti croati premono per il riconsocimento della Terza Entità, l’Herceg Bosna ora parte integrante della Federazione di Bosnia ed Erzegovina.<br>E’ interessante la situazione in Posavina dove vive una rilevante minoranza cattolica che non ha quasi tutela e rappresentanza. Marx diceva che la religione è l’oppio dei popoli, e ne sono sicuro, l’educazione però puo’ fare molto. Il problema è che ognuno riscrive la storia a suo beneficio.<br>Nei libri di storia della Repusblika Sprska, ad esempio, viene raccontato ai ragazzi che la guerra e’ scoppiata perche’ i serbi di Bosnia si sono dovuti difendere dall’aggressione portata dai musulmani, e oltre a non riconoscere il genocidio di Srebrenica, insegnano come a Srebrenica in realtà ci fu un aggressione nei confronti dei serbi</em>”.</p><p>Gli parlo di un libro letto di recente che propone una ricostruzione “revisionista” di quanto avvenuto a Srebrenica (Alexander Dorin- Zoran Jovanovic, Srebrenica come sono andate veramente le cose, Zambon editrice), che in qualche modo sposa la teoria storica insegnata nelle scuole della Republika Sprska.</p><p><strong>Divjak</strong>: <em>La Corte Internazionale dell’Aja ha accertato che a Srebrenica c’è stato un genocidio… questo è un dato di fatto. Nella Federazione di Bosnia ed Erzegovina, nei libri di storia, i bambini leggono che l’ aggressione e il genocidio sono stati commessi dalle armate della Repubblica Serba di Bosnia ma si tace sui crimini commessi dalle armate bosniache. Nella nostra Costituzione c’è un’articolo che prevede la facoltà delle popolazioni sfollate dai propri paesi di ritornarvi, ma solo il 2 per cento della popolazione è ritornata, come ad esempio a Prijedor. E’ uno dei motivi per cui ancora la Bosnia e Erzegovina è “commissariata”. Se non si applica quanto previsto dalla costituzione, l’Alto rappresentante non lascerà mai il paese. La gestione dell’ufficio dell’Alto Rapresentante è una grossa spesa che si potrebbe evitare. Ma il processo di nation building è ancora ampiamente incompleto, e probabilmente sarà impossibile completarlo se si pensa che solo il 50 per cento dei bosniaci riconosce Sarajevo come capitale. Uno dei presidenti della presidenza tripartita, Ivanic, serbo, dopo il lavoro va a vivere a East Sarajevo e ha pubbiclamente detto che ama piu’ Belgrado che Sarajevo, e invita i giovani a minimizzare il ruolo di Sarajevo. Il problema maggiore dopo la guerra e’ il rimpallo delle responsabilita’, tu sei vittima e io carnefice. La sola via per uscirne e’ divenire membro della UE.<br>Ma le divisioni non lo consentono (la Bosnia e’ l’unico paese che non ha fatto domanda d’adesione, questo nel 2018), i serbi sono legati alla Russia e non vogliono l’ingresso in UE, mentre e’ da rilevare come influiscano anche in maniera negativa gli interessi arabi su Sarajevo</em>”.</p><p>Parliamo del libro di Dzeva Avdic e di come e’ difficile parlare di Srebrenica, anche semplicemente visitarla. Parlo della mia visita al Memoriale di Potocari e di come non mi sono sentito a mio agio nel passeggiare nella città. Avevo, infatti, la costante sensazione di essere osservato.</p><p><strong>Divjak</strong>: “<em>Ci sono ben quattro associazioni che riuniscono le donne di sreberenica ma poche persone vicono ora in Srebrenica, la maggior parte vive a Tuzla e Sarajevo, e alcuni hanno avuto aiuti per non ritornare. Quanto accaduto a Srebrenica deve essere visto come un “processo”, bisogna guardare al complesso della progressione degli eventi. Non un caso isolato come spesso viene presentato. In questo modo si comprende quanto accaduto nell’area dal 1992 al 1995</em>”.</p><p>Gli dico che ho visitato il <a href="https://galerija110795.ba/it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Museo di Srebrenica</a> a Sarajevo e che l’ho trovato molto completo. Il Generale mi consiglia di visitare anche l’altro museo che è vicinisso al primo il <a href="https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g294450-d10593961-Reviews-Museum_Of_Crimes_Against_Humanity_And_Genocide_1992_1995-Sarajevo_Sarajevo_Canto.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Museum against Humanity and Genocide 1992-1995 </a>(e che poi ho effettivamente visitato) perche’ mostra testimonianze e ricostruzioni di quasi tutte le stragi avvenute in Bosnia e non solo Srebrenica. Può essere utile a far comprendere la complessità di quanto avvenuto nel paese.</p><p>Chiedo alla ragazza che ci aiuta nella traduzione quali sono le relazioni tra Est Sarajevo e Sarajevo, e se davvero possano essere considerate due città differenti. “<em>Finchè c’é tanta gente che lavora a Sarajevo e poi ritorna a Lukavica ma non si integra, si può davvero di parlare di due città separate. Sono davvero due posti differenti la gente e’ differente</em>”. Parole molto forti.</p><p><strong>Divjak</strong>: (su Sarajevo) “<em>Vengono organizzati molti avvenimenti internazionali come ad esempio il Pravo Lijudski (Il festival del cinema sui Diritti Umani), ora è in programmazione anche il King Lear, c’è un Jazz Festival, molto viene fatto per la cultura. La cerimonia di apertuta di Pravo Lijudski e’ stata un successo, la sala era piena. La cultura in perifieria pero’ non esiste. E dove non c’e’ cultura li vive il nazionalismo, come accade nei piccoli villaggi. C’è un nuovo film (bellissimo n.d.r.) di Denis Tanovic presentato al Festival di Berlino &#8220;<a href="https://mubi.com/films/men-don-t-cry" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Men don’t cry</a>&#8221; che narra di un gruppo di uomini di differenti nzionalità che fanno una sorta di psicoterapia per superare le loro divisioni. Un film che rappresenta in modo efficace le divisioni che ancora sono vive nel paese. Il film è stato girato a Sarajevo. Un fim da vedere per comprendere la Bosnia di oggi.<br>Ci sono molte eccellenze in Bosnia tra i giovani. Ad esempio in ambito matematico, un ragazzo ha vinto un premio internazionale, ma lo stato non ha supportato il ragazzo</em>”.</p><p>Mi chiede se ho visto “Venuto al mondo”, mi dice sorridendo che interpretare il ruolo del professore ebreo è stata un’esperienza interessante. Parliamo delle differenze tra il libro e il film e della serie Tv sul libro che ha molti contenuti rispetto al film.</p><p>L’ intervista prosegue in pieno relax e finiamo per parlare di calcio, dell’Italia che si gioca la qualificazione (se non ricordo male ai Mondiali) “probabilmente vinceremo… non vincere sarebbe una tragedia”. Poi mi chiede di Dzeko e Pijanic.</p><p>Ci salutiamo con l’augurio di rivederci presto magari a Bergamo per una conferenza.<br>Purtroppo le cose della vita non ci hanno concesso un nuovo incontro e rimarrà sempre il rammarico di non aver potuto condividere sensazioni ed emozioni.</p><p><br>Buon viaggio Generale.</p><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-14 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/intervista-a-jovan-dvijiak-p.-1-2.3gp"></audio><figcaption><br>Intervista a jovan Divjak p.1</figcaption></figure>

<p></p></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/intervista-a-jovan-dvijak-p.2.3gp"></audio><figcaption><br>Intervista a Jovan Divjak p.2</figcaption></figure></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/vi-e-mai-capitato-di-intervistare-un-eroe/">Vi è mai capitato di intervistare un eroe?</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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		<title>Diario di una quarantena</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Mar 2021 16:13:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Covid19]]></category>
		<category><![CDATA[Lockdown]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un anno fa o giù di lì, l&#8217;Italia chiudeva i battenti e iniziava la stagione del &#8220;tempo sospeso&#8220;. Nonostante non sia una persona che tiene un diario, anche io in quei giorni ho elaborato le mie rabbie, il mio sconcerto e le mie paure in un breve diario che originariamente è stato pubblicato sul mio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="has-drop-cap">Un anno fa o giù di lì, l&#8217;Italia chiudeva i battenti e iniziava la stagione del &#8220;<strong>tempo sospeso</strong>&#8220;. </p><p>Nonostante non sia una persona che tiene un diario, anche io in quei giorni ho elaborato le mie rabbie, il mio sconcerto e le mie paure in un <strong>breve diario</strong> che originariamente è stato pubblicato sul mio blog <a href="http://trabalcanieatlantico.blogspot.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow">trabalcanieatlantico</a>. </p><p>A distanza di un anno lo ripropongo con l&#8217;aggiunta di una breve riflessione antropologica, <strong>per non dimenticare</strong> quei terribili giorni e guardare comunque oltre.</p><blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>il Covid-19 è un virus subdolo perché colpisce direttamente quello che per noi è naturale, una stretta di mano, un abbraccio, una pacca sulla spalla, quelle piccole ma importanti dimostrazioni di vicinanza che rendono &#8220;umano&#8221; il nostro vivere. Ci lascia completamente spiazzati perché distrugge in pieno la nostra &#8220;normalità&#8221; e almeno per noi è davvero la prima volta. E&#8217; vero ci sono state la SARS, l&#8217; Ebola, Chernobyl &#8230; ma nulla di tutto ciò ci ha colpito così nel profondo a livello emozionale.</p></blockquote><div class="wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex"><div class="wp-block-button"><a class="wp-block-button__link" href="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/diario_di_una_quarantena_damiano_gallinaro.pdf">Scarica il Diario</a></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/diario-di-una-quarantena/">Diario di una quarantena</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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		<title>La lotta alle ingiustizie nelle piazze fisiche o &#8220;virtuali&#8221;</title>
		<link>https://www.damianogallinaro.it/la-lotta-alle-ingiustizie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Feb 2021 22:11:51 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Covid19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I giovani Irene Hosmer e Andrea Giubbetto mi hanno intervistato per la rivista Teens di Città Nuova sui conflitti etnici degli ultimi tempi. Nuovi scenari di rivolta, l&#8217;eredità dei populismi e delle ingiustizie sociali nella storia. Durante questo ultimo anno scendere in piazza e manifestare attivamente, come sappiamo, non è stato possibile. Ci sono stati [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I giovani Irene Hosmer e Andrea Giubbetto mi hanno intervistato per la rivista <a href="https://www.cittanuova.it/riviste/9772499790281/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Teens</strong></a> di Città Nuova sui conflitti etnici degli ultimi tempi.</p><h2 class="wp-block-heading">Nuovi scenari di rivolta, l&#8217;eredità dei populismi e delle ingiustizie sociali nella storia.</h2><p><strong><em>Durante questo ultimo anno scendere in piazza e manifestare attivamente, come sappiamo, non è stato possibile. Ci sono stati metodi di rivolta alternativi?</em></strong></p><p>I grandi spazi sono sempre stati luoghi deputati alle manifestazioni di protesta e di sensibilizzazione nei confronti di problematiche che coinvolgono quasi sempre l&#8217;intero mondo. Si sono trovati nuovi “luoghi” da abitare nella rete, che in molti casi già esistevano, ad esempio le petizioni online come quelle proposte da Change.org. Si sono andati ad occupare in alcuni casi luoghi simbolo della protesta in modo virtuale finendo per rendere quello che è nel web più reale del reale stesso. In generale, penso che non ci sia stata, almeno in alcuni Paesi, una vera e propria comprensione del diritto a manifestare, nonostante quello che talvolta si legge sui social; abbiamo trovato nuove strade e rivisto quelle tradizionali con più o meno successo e si tratta di strumenti utili anche per il futuro prossimo.</p><p><strong><em>Quali sono le motivazioni che solitamente portano ad un conflitto etnico? Quanto pesano gli interessi economici su queste guerre?</em></strong></p><p>Se si guarda ai conflitti attivi in questo momento, ad esempio a quanto accade nel Nagorno-Karabach, più che una base etnica vedo altre motivazioni sociali, economiche, culturali e religiose. Non mi piace la parola &#8220;etnico&#8221;, perché spesso viene utilizzata per coprire altre ragioni alla base dei conflitti. Faccio un esempio di un conflitto che conosco molto bene: quello che ha insanguinato i Balcani negli anni novanta. Partendo dall&#8217;analisi di quanto avvenuto in Bosnia e Croazia in quegli anni, fino ad arrivare ai conflitti di oggi, vedo alla base di tutto i giochi politici ed economici delle cosiddette &#8220;potenze regionali&#8221;: Se si guarda al Nagorno-Karabach ad esempio, sono evidenti le spinte che Turchia e Russia hanno dato al conflitto, giocando spesso su presunte basi religiose, gli Armeni sono ortodossi mentre gli Azeri sono musulmani e gli interessi purtroppo anche in questo caso sembrano essere puramente economici e strategici.</p><p><strong><em>Ai lettori di Teens, quale riflessione vuole lasciare per il nuovo anno, considerato il periodo di crisi che stiamo vivendo?</em></strong></p><p>Prima di tutto, di liberarci dal virus in senso fisico, anche se ci vorrà pazienza e fede. Ma solo liberandoci dal &#8220;male fisico&#8221; si potranno affrontare le sfide drammatiche che l&#8217;assenza del virus ci porrà di fronte. Questo perché, al momento, tramortiti dalle cifre del contagio, non ci accorgiamo che il mondo nel bene e nel male sta andando avanti. Ad esempio, i migranti sono i grandi dimenticati, sono tra quelli che ci ritroveremo di fronte appena risvegliati dal nostro incubo personale e di ciò ha parlato il <a href="https://www.damianogallinaro.it/il-diritto-dasilo-report-2020/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Report 2020 sul Diritto d&#8217;Asilo</a> promosso dalla Fondazione Migrantes, di cui ho curato il capitolo sulla Rotta bosniaca. Vi auguro di essere aperti all&#8217;altro, solidali, perché solo così saremo in grado di essere di nuovo liberi. Come scrivo spesso &#8220;Non ci si salva da soli&#8221; e in questo credo fortemente. Per ultimo, mi auguro e vi auguro un abbraccio. Abbracciando chi amate abbracciate idealmente il mondo, anche chi è lontano o chi non si può più abbracciare, e lasciate posto alla speranza.</p><p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/la-lotta-alle-ingiustizie/">La lotta alle ingiustizie nelle piazze fisiche o &#8220;virtuali&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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		<title>Il diritto d&#8217;asilo &#8211; Report 2020</title>
		<link>https://www.damianogallinaro.it/il-diritto-dasilo-report-2020/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2020 16:57:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[Bosnia]]></category>
		<category><![CDATA[Covid19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Costretti a fuggire&#8230; ancora respinti Ho iniziato a seguire la &#8220;Rotta Balcanica&#8221; percorsa dai migranti provenienti dalla Siria e dall&#8217;Asia, all&#8217;inizio del 2018 recandomi ad Assothalom un paesino di confine con la Serbia, dove il governo ungherese aveva iniziato la costruzione della prima barriera fisica dopo il crollo del muro di Berlino. Quanto visto in [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="wp-block-heading">Costretti a fuggire&#8230; ancora respinti</h2><p>Ho iniziato a seguire la &#8220;Rotta Balcanica&#8221; percorsa dai migranti provenienti dalla Siria e dall&#8217;Asia, all&#8217;inizio del 2018 recandomi ad Assothalom un paesino di confine con la Serbia, dove il governo ungherese aveva iniziato la costruzione della prima barriera fisica dopo il crollo del muro di Berlino. Quanto visto in quei giorni mi ha spinto ad approfondire sempre di più quanto accadeva nei Balcani soprattutto sulla nuova &#8220;rotta&#8221;, quella bosniaca. E così nell&#8217;estate del 2019 sono riuscito ad arrivare fino al famigerato campo di Vucjak, ai confini tra Bosnia e Croazia riuscendo a filmare di nascosto l&#8217;ingresso del campo presidiato dai militari. Da allora la necessità di raccontare quanto accadeva è divenuta un impegno costante e l&#8217;incontro con gli amici della <a href="https://www.migrantes.it/category/pubblicazioni/rapporti/repot-diritto-dasilo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Migrantes</a>, con cui avevo già collaborato nella stesura di un saggio sui pensionati italiani in Bulgaria, mi ha dato l&#8217;opportunità di realizzare un reportage in cui racconto l&#8217;incrocio di differenti storie di migrazione in un contesto fragile come quello odierno della Bosnia Erzegovina, oggi quanto mai attuale. Vi invito a viaggiare tra i confini dove spesso si perde il senso dell&#8217;umanità, domandandovi, come fece Primo Levi, &#8220;se questo è un uomo&#8221;.</p><div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow"><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-15 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Vucjak Camp where Europe and Humanity Ends" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/LoyELCxztdE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div><figcaption>Il Campo migranti di Vucjak in Bosnia</figcaption></figure></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Da Assothalom a Roszke" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/MZ-zrg3_NQ4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div><figcaption>Telecamera nascosta nelle zone di confine a ridosso del nuovo muro tra Ungheria e Serbia</figcaption></figure></div></div></div></div><h3 class="wp-block-heading"><strong>La rotta balcanica nello snodo della Bosnia Erzegovina</strong></h3><p class="has-drop-cap">Per comprendere appieno cosa accade in Bosnia Erzegovina e quali siano le conseguenze sul sistema di accoglienza e la vita quotidiana dei migranti e residenti bisogna partire dall’analisi del processo di <em>nation building</em> nel paese. La Bosnia Erzegovina si presenta come uno Stato ancora completamente da costruire: la parcellizzazione del potere e delle funzioni finisce inevitabilmente per influire sulla gestione dell’intero sistema di accoglienza dei migranti che risulta ancora adesso del tutto insufficiente e dipendente quasi completamente dalle capacità organizzative dell’OIM, a cui è demandata la gestione dei <em>Centri di Accoglienza Temporanea</em> (RTC).<br>La situazione di maggiore difficoltà si vive al confine tra Bosnia e Croazia nelle città di Bihac e Velika Kladusa. Il gioco (<em>the game</em>), l’attraversamento del difficile confine tra Bosnia e Croazia, è il fine ultimo della carovana che attraversa la Bosnia. Bihac è una città ancora in cerca di una pacificazione rispetto al suo recente passato, e questo incide non poco sulla percezione dell’<em>invasione di migranti</em> e sulle politiche attuate, o che si tentano di attuare a livello regionale, e il lockdown non ha fatto altro che esasperare gli animi. Nei <em>transit hubs</em>, zone fragili, interstiziali e quindi soggette a continui mutamenti, viene esercitata una forte pressione sui network locali, spesso impreparati, e vengono a crearsi fenomeni di <em>ipervisibilità</em>.<br>Il lavoro di ricerca ha vissuto due fasi inevitabilmente influenzate dalla difficile mobilità seguita alle misure di contenimento del virus Covid-19 in Europa. L’elaborazione dei dati raccolti ha confermato in parte quanto proposto nella riflessione teorica, ma ha anche portato alla luce nuovi motivi di riflessione. In questo panorama, sono le nuove generazioni, i ragazzi nati subito dopo la guerra, quelli che tentano nuove strade verso la riconciliazione dei migranti di ieri con i migranti di oggi. Ancora una volta, è la città di Tuzla a distinguersi per la sua sensibilità nei confronti di chi fugge dalla miseria e dalle violazioni dei diritti.<br>Quel che emerge è un quadro di difficile lettura che, aggravato dall’emergenza Covid-19, potrebbe divenire sempre più drammatico. Rotta balcanica o rotta Europea? Non si tratta di una questione puramente semantica o di una sterile polemica giornalistica, ma di una riflessione che va diritta al cuore del problema, la costruzione dell’altro in contrapposizione all’Unione Europea. Attraverso un’asimmetria di poteri, infatti, l’Unione Europea autocostruisce la sua identità stigmatizzando la differenza con i Balcani (intesi in questo caso come “altri”).</p><div class="wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex"><div class="wp-block-button"><a class="wp-block-button__link" href="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/DirittodAsilo2020-23-11.pdf" rel="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/DirittodAsilo2020-23-11.pdf">Download report</a></div></div><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-16 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%"><div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow"><hr class="wp-block-separator is-style-wide"/></div></div></div></div><div class="wp-block-themepunch-essgrid essgrid" data-gridtitle="Balcani"><style type="text/css">a.eg-henryharrison-element-1,a.eg-henryharrison-element-2{-webkit-transition:all .4s linear; 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<!-- THE ESSENTIAL GRID 3.0.11 CUSTOM -->

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var essapi_12_1;
function esginit_12_1() {
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						]
	});

	var arrows = true,
        lightboxOptions = {
		margin : [0,0,0,0],
		buttons : ["share","thumbs","close"],
		infobar : true,
		loop : true,
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		animationEffect : "fade",
		animationDuration : 500,
		beforeShow: function(a, c) {
          if(!arrows) {
              jQuery("body").addClass("esgbox-hidearrows");
          }
			var i = 0,
				multiple = false;
			a = a.slides;
			for(var b in a) {
				i++;
				if(i > 1) {
					multiple = true;
					break;
				}
			}
			if(!multiple) jQuery("body").addClass("esgbox-single");
			if(c.type === "image") jQuery(".esgbox-button--zoom").show();
		},
		beforeLoad: function(a, b) {
			jQuery("body").removeClass("esg-four-by-three");
			if(b.opts.$orig.data("ratio") === "4:3") jQuery("body").addClass("esg-four-by-three");
		},
		afterLoad: function() {jQuery(window).trigger("resize.esglb");},
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		hash : "group",
		arrows : true,
		wheel : false,
	};

	jQuery("#esg-grid-12-1").data("lightboxsettings", lightboxOptions);


});
} // End of EsgInitScript
var once_12_1 = false;
if (document.readyState === "loading") document.addEventListener('readystatechange',function() { if((document.readyState === "interactive" || document.readyState === "complete") && !once_12_1 )	{ once_12_1 = true; esginit_12_1();}}); else {once_12_1 = true;  esginit_12_1();}
</script>
</div><p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/il-diritto-dasilo-report-2020/">Il diritto d&#8217;asilo &#8211; Report 2020</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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			</item>
	</channel>
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