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	<title>zagabria Archivi - Damiano Gallinaro</title>
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	<title>zagabria Archivi - Damiano Gallinaro</title>
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		<title>Ultime ore a Zagabria tra calcio, memorie e attese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Dec 2021 11:42:23 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/ultime-ore-a-zagabria-tra-calcio-memorie-e-attese/">Ultime ore a Zagabria tra calcio, memorie e attese</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo un&#8217;abbondante colazione, infatti, riconsegnata la macchina in albergo e lasciato il bagaglio mi appresto ad una lunga esplorazione urbana.</p><p>Sono stato a <strong>Zagabria</strong> altre due volte prima di questa e devo dire che non è scoccato il colpo di fulmine tra me e la città, che continuo a sentire come una <strong>città di transito</strong>. Ma decido di darle una terza opportunità e inizio a visitare il piccolo e ordinato centro storico. Mi soffermo a fare qualche foto a qualche monumento o particolare che non avevo notato in precedenza, faccio un giro al mercato e poi mi fermo per un caffè nella strada pedonale che sale verso la collina centro della movida cittadina. </p><p>Mi reco poi successivamente nella città bassa, con un obiettivo in particolare andare a visitare la fumetteria &#8220;Stripovi&#8221; per comprare qualche souvenir. Su piazza Jelacic, mentre visito una libreria, vedo sfilare dei <strong>personaggi in costume d&#8217;epoca</strong>. Esco per fare qualche foto e video. Il gruppo si ferma dopo una breve sfilata sotto la statua del controverso condottiero e qui inscena una sorta di cambio della guardia. Mi da l&#8217;impressione di un evento a metà tra il folkloristico e il nazionalista.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/esibizione-d-epoca-a-zagabria.jpg" alt="Sfilata in piazza Jelacic" class="wp-image-1027" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/esibizione-d-epoca-a-zagabria.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/esibizione-d-epoca-a-zagabria-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/esibizione-d-epoca-a-zagabria-650x488.jpg 650w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Sfilata in piazza Jelacic</figcaption></figure><p>Terminato l&#8217;atto mi avvio verso la fumetteria.</p><p>Comunque c&#8217;era un motivo preciso per cui ero entrato nella <strong>libreria</strong>, mi aveva attratto la pubblicità di un <strong>libro di Max Bunker</strong>, il creatore tra gli altri di Alan Ford, con il titolo <strong>Mafia</strong>. Incuriosito entro nella libreria e da quello che riesco a capire si tratta di una traduzione di un romanzo scritto da Max Bunker anni fa e ora proposto come novità in libreria.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/libro-max-bunker.jpg" alt="pubblicita libro max bunker a zagabria" class="wp-image-1031" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/libro-max-bunker.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/libro-max-bunker-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/libro-max-bunker-650x488.jpg 650w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Libro di Max Bunker in una libreria di Zagabria</figcaption></figure><p>E&#8217; incredibile come Max Bunker sia così famoso in ex Jugoslavia.</p><p>Da &#8220;<strong>Stripovi</strong>&#8221; sto una mezz&#8217;oretta sfogliando fumetti in lingua croata e in lingua originale, soprattutto in inglese. Alla fine compro due vecchi numeri di una rivista antologica degli anni 70 e un numero sempre degli anni settanta di Alan Ford.</p><p>Per pranzo decido di mangiare a un ristorante greco che avevo individuato in precedenza sulla via della movida. Dolma, insalata, pita, feta, olive e una birra fredda e il cammino può ricominciare.</p><p>Fa molto caldo ma decido di andare a piedi verso il Parco Maksimir , saranno 4 chilometri a piedi, per fare alcune foto allo stadio della Dinamo e riposarmi un po&#8217; al parco.</p><p>Sarà il caldo ma ci metto davvero tanto ad arrivare allo stadio Maksimir, voglio fare la foto ad una targa citata in un libro sul calcio balcanico che dovrebbe ricordare le vittime croate delle guerre degli anni novanta.</p><p>Eccola:</p><figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="700" height="445" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/targa-vittime-croate-guerra-anni-90.jpg" alt="" class="wp-image-1033" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/targa-vittime-croate-guerra-anni-90.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/targa-vittime-croate-guerra-anni-90-300x191.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/targa-vittime-croate-guerra-anni-90-650x413.jpg 650w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Targa alle vittime delle guerre croate</figcaption></figure><p>E questa è la traduzione:</p><p><em>“A tutti i tifosi della Dinamo per i quali la guerra è iniziata il 13 maggio allo Stadio Maksimir e si è conclusa con il sacrificio della propria vita sull’altare della patria croata</em>”</p><p>Mi precipito nel <strong>parco Maksimir</strong>, prendo un gelato e poi mi dirigo in alto verso il casino di caccia divenuto un ristorante e mi gusto una coca cola fredda prima di riprendere il cammino.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="284" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/parco-maksimir.jpg" alt="" class="wp-image-1035" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/parco-maksimir.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/parco-maksimir-300x122.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/parco-maksimir-650x264.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Parco Maksimir</figcaption></figure><p>Scatto questa foto quasi per caso e… non vi ricorda la copertina di un celebre album?</p><p>Stavolta per tornare all&#8217;albergo prendo il tram, e resto circa tre ore nel bar dell&#8217;albergo a godermi il fresco dell&#8217;aria condizionata e a lavorare un po&#8217; sul pc.</p><p>Ore 20.50 è ora di ritornare, il viaggio sarà lungo e stancante, alla guida del bus ci sono gli stessi autisti dell&#8217;andata e sembra quasi di viaggiare in famiglia.</p><p>Si torna a casa.</p><p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/ultime-ore-a-zagabria-tra-calcio-memorie-e-attese/">Ultime ore a Zagabria tra calcio, memorie e attese</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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		<title>Alla scoperta di Novi Zagreb e del Mammut</title>
		<link>https://www.damianogallinaro.it/alla-scoperta-di-novi-zagreb-e-del-mammut/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 10:42:58 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/alla-scoperta-di-novi-zagreb-e-del-mammut/">Alla scoperta di Novi Zagreb e del Mammut</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="has-drop-cap">Arrivo a <strong>Zagabria</strong> verso le 10.00, ho preso comunque una stanza in albergo per riposare un po’ durante la giornata, anche se ripartirò in serata per Sarajevo.<br>L’albergo è a poche centinaia di metri dalla stazione dei bus, niente di che ma posto in posizione strategica per i miei piani.<br>Voglio infatti visitare <strong>Novi Zagreb</strong>, la parte nuova, quella socialista, di Zagabria, e un luogo in particolare, il quartiere di Travno dove si trova il Mamutica, il Mammut, un enorme edificio che ricorda quelli delle nostre periferie, per fare un esempio romano, Corviale, ma che ha avuto un destino differente, anche se nel piccolo microcosmo di quel palazzo quartiere, problematiche criminali non sono mancate.<br>Comunque sia dopo una doccia e aver ricaricato i cellulari mi metto in cammino.<br>Prendo uno dei tanti vialoni a più corsie che portano verso la <strong>periferia</strong>. Si attraversano spazi immensi e quartieri tutti simili agli altri nelle periferie ex comuniste, ma bisogna avere l’occhio attento per cogliere le peculiarità che nascondono questi che potremmo considerare &#8220;<strong>quartieri dormitorio</strong>&#8220;.<br>Così ecco che nel cammino alcuni murales degli ultrà della Dinamo Zagreb ci riportano al recente drammatico passato delle guerre degli anni novanta. Molti murales ricordano quanto successo nella zona di <strong>Vukovar</strong>.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="274" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/murales_dinamo_zagreb.jpg" alt="" class="wp-image-903" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/murales_dinamo_zagreb.jpg 800w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/murales_dinamo_zagreb-300x103.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/murales_dinamo_zagreb-768x263.jpg 768w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/murales_dinamo_zagreb-650x223.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Murales degli ultrà della Dinamo Zagreb </figcaption></figure><p>Non è questo il luogo per parlare di quanto accaduto nella Krajna e di come quanto accaduto venga ricostruito con la veste del nazionalismo sia da parte croata che serba. In questo momento sono un viaggiatore, un cronista, comunque esterno a quanto accaduto e per entrare nel merito ci sarebbe bisogno di approfondimenti che qui non possono trovare luogo.<br>Il cammino è lungo ma finalmente dopo essermi perso all’incrocio tra due viali arrivo alla prima destinazione del mio viaggio, <strong>Mamutica</strong>.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="672" height="417" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/statua-duro-mirkovic.jpg" alt="" class="wp-image-909" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/statua-duro-mirkovic.jpg 672w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/statua-duro-mirkovic-300x186.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/statua-duro-mirkovic-650x403.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 672px) 100vw, 672px" /><figcaption>Statua di Đuro Mirković</figcaption></figure><p>Il palazzo è stato costruito nel 1974 su progetto di <strong>Đuro Mirković</strong>. Nei suoi 240 metri di larghezza e 70 di altezza (con 20 piani), conta 1 212 appartamenti in cui abitano circa 5 000 persone. Il condominio è noto per varie ragioni. Nel tempo, è stato lo scenario di svariati episodi di <strong>cronaca nera</strong>, tra cui violenze e stupri negli ascensori, tanto da essere diventato lo scenario dell&#8217;omonima serie criminale di 20 episodi trasmessa dal 2009 sulla HTR.<br>L&#8217;edificio è anche oggetto d&#8217;attenzione degli ingegneri, perché soggetto a uno <strong>sprofondamento nel sottosuolo</strong> di 2-3 millimetri al mese, un fenomeno che richiede continui risanamenti delle fondazioni per un costo di circa 10 milioni di kune (ossia oltre 1 milione di Euro), sostenuto sia dal comune sia dai residenti. D&#8217;altro canto, l&#8217;amministrazione ha tranquillizzato i suoi abitanti sottolineando che il palazzo, costruito dall&#8217;esercito durante il titoismo, sia di &#8220;ottima fattura&#8221; in quanto all&#8217;epoca per i soldati veniva dato il meglio. A parte questi problemi, il palazzo è ben mantenuto ed è dotato di appartamenti confortevoli e assolutamente nella media di altri condomini.</p><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-1 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="491" height="600" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/mammut.jpg" alt="" class="wp-image-917" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/mammut.jpg 491w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/mammut-246x300.jpg 246w" sizes="auto, (max-width: 491px) 100vw, 491px" /><figcaption>Mammut</figcaption></figure></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="447" height="548" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/quartiere-mamutica.jpg" alt="" class="wp-image-921" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/quartiere-mamutica.jpg 447w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/quartiere-mamutica-245x300.jpg 245w" sizes="auto, (max-width: 447px) 100vw, 447px" /><figcaption>Quartiere Mamutica</figcaption></figure></div></div><p>Faccio alcune foto al mastodonte urbanistico, ne percorro il perimetro, prima di entrare nel cuore di quello che è un vero e proprio &#8220;paese&#8221;, la piazza che divide i due corpi dell’edificio e in cui si possono trovare tre bar, una pizzeria, due supermercati e un paio di negozi di vestiti.<br>Corviale doveva avere lo stesso sviluppo, quelli che oggi chiamiamo ponti dovevano ospitare i negozi e i servizi, ma a differenza del Mamutica non è andata così.<br>Neanche Mamutica come accennato, è stata ed è esente da <strong>problematiche sociali</strong> come emerge da una nota serie televisiva croata dal titolo omonimo, che ricorda un po’ la nostra Gomorra. La serie del 2008 girata quasi completamente nel mega condominio segue le gesta di un poliziotto Božidar &#8220;Božo&#8221; Kovačević, nella sua lotta contro la criminalità. Alcune puntate della serie prodotta per due stagioni nel 2008 e nel 2010 per un totale di 40 puntate posso essere rinvenute su youtube, se vi dovesse venire la curiosità di guardarne <a href="https://youtu.be/LehmWqQrmHY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">alcune scene</a>.<br>Mi fermo a prendere un caffè al Cafè Mamut, e seguendo un percorso circolare ritorno verso l’albergo, attraversando il cuore di Novi Zagreb.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="671" height="361" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/cafe-mamut.jpg" alt="" class="wp-image-915" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/cafe-mamut.jpg 671w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/cafe-mamut-300x161.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/cafe-mamut-650x350.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 671px) 100vw, 671px" /><figcaption>Cafè Mamut</figcaption></figure><p>Cerco invano un ristorante aperto, ma sarà per via della crisi o perché nella zona è davvero difficile trovarli, trovo un ristorante aperto solo a ridosso della stazione dei bus. Si tratta di un ristorante con cucina tradizionale balcanica, ci voleva proprio, mangio una <strong>pljeskavica</strong>, fatta con un misto di carni (due o più fra agnello, manzo, maiale e vitello) grigliate con cipolle. È fatta dallo stesso impasto che si prepara per i ćevapčići. Può essere servita da sola o con dei contorni, oppure, come nel mio caso in una pita, condita con kaymak. E’ il pranzo-cena della giornata, penso di essermelo meritato dopo 25 km a piedi.<br>Rientro in albergo mi faccio un’altra doccia e cerco di non addormentarmi mentre chiudo gli occhi per riposare un po’.<br>Verso le 20.30 con ampio anticipo come faccio sempre, arrivo alla stazione del bus, il tempo di comprare un paio di bottiglie d’acqua e di leggere qualcosa e il bus arriva.<br><strong>Sarajevo</strong>, non speravo di tornarci così presto, questo viaggio è una specie di miracolo.<br>Al confine, oltre al documento d’identità, mi chiedono per la prima volta il green pass.<br>Tutto ok anche se le procedure sono lunghissime, si riparte.<br>Rifletto sul tempo pandemico che stiamo vivendo.<br>Ho attraversato Slovenia e Croazia e diciamo che dall’&#8221;habitus&#8221; delle persone sembrerebbe quasi non sia accaduto nulla. Pochissimi portano la mascherina anche nei luoghi chiusi e nei bus, nonostante sia obbligatoria, e i controlli sono pressoché inesistenti.<br>Non la portano neppure gli autisti dei bus, e anche io dopo molte ore devo ammettere che faccio fatica a tenerla e in alcuni casi la tolgo per qualche minuto. E’ stato un viaggio lungo 12 ore di bus da Roma a Zagabria e ora 8 ore da Zagabria a Sarajevo.<br>Arrivo nella capitale bosniaca verso le 5.15 ben un’ora prima del previsto, meno male che ho avvisato l’hotel che avevo necessità di avere a disposizione la stanza per le prime ore del mattino.<br>Oggi è <strong>Bajram</strong> una delle feste più importanti dell’Islam, sono curioso di vedere come la città vivrà questa giornata di festa.<br>Salgo sulla collina costeggiando la linea ferroviaria e arrivo all’<strong>Hotel Grand</strong>, un vecchio hotel &#8220;Old Communist Style&#8221; ma che non ti delude mai.</p><div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="443" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/vista-hotel-grand.jpg" alt="" class="wp-image-929" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/vista-hotel-grand.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/vista-hotel-grand-300x190.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/vista-hotel-grand-650x411.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Vista dall&#8217;Hotel Grand di Sarajevo</figcaption></figure></div><p>Sono stato qui tre volte. La prima volta dimenticai due camicie. Un anno dopo tornai e solo per curiosità chiesi se avessero trovato delle camicie quasi un anno prima in una delle stanze. Pensavo mi ridessero in faccia e invece, una delle receptionist mi porge un pacco, e sorpresa delle soprese, dentro ci sono le mie due camicie. Lavate e stirate.<br>Incredibile!<br>E anche oggi l’estrema cortesia degli addetti dell’Hotel Grand viene confermata. Non faccio in tempo ad arrivare al bancone che il receptionist mi da subito la chiave, augurandomi buon riposo e ricordandomi che la colazione è servita dalle 7 alle 10. La colazione non sarebbe compresa, è in più, visto che sarei dovuto entrare in possesso della camera dopo le 12. Come scoprirò al check out, quella colazione era una sorta di regalo di benvenuto visto che non l’ho pagata.<br>Grazie Hotel Grand, sempre umile ma onesto come direbbe Troisi.</p><p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/alla-scoperta-di-novi-zagreb-e-del-mammut/">Alla scoperta di Novi Zagreb e del Mammut</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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		<title>Da Firenze a Zagabria. Viaggio nei balcani ai tempi del Covid.</title>
		<link>https://www.damianogallinaro.it/da-firenze-a-zagabria-viaggio-nei-balcani-ai-tempi-del-covid/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Sep 2021 12:37:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[zagabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si ritorna a viaggiare nonostante tutto e con tutte le restrizioni previste, ma finalmente si ritorna ad esplorare luoghi che fanno parte dell’anima.Prima della partenza sento un crescente senso di smarrimento e di ansia, di angoscia che mi opprime il petto. Mai sentito così forte in occasione di un viaggio. E’ vero però che le [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/da-firenze-a-zagabria-viaggio-nei-balcani-ai-tempi-del-covid/">Da Firenze a Zagabria. Viaggio nei balcani ai tempi del Covid.</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="has-drop-cap">Si ritorna a viaggiare nonostante tutto e con tutte le restrizioni previste, ma finalmente si ritorna ad esplorare <strong>luoghi</strong> che fanno parte <strong>dell’anima</strong>.<br>Prima della partenza sento un crescente senso di smarrimento e di ansia, di angoscia che mi opprime il petto. Mai sentito così forte in occasione di un viaggio. E’ vero però che le separazioni mi fanno sempre più male, saranno gli anni che passano e che ti fanno sentire sempre più vicino alle persone con cui condividi quotidianamente la vita, o sarà questa pandemia che ha tolto sicurezza anche a noi viaggiatori “seriali”.<br>Ma dura poco, meno male, il tempo di salire sul bus e che quest’ultimo si metta in moto ed ecco che il respiro ritorna, l’anima si arrende, e il viaggio può iniziare con il cuore aperto e con il pensiero a chi ci è sempre vicino. Viene la notte e un sonno a tratti. Il bus non è molto confortevole, c’è poco spazio tra i sedili, non è possibile ricaricare il cellulare né tantomeno c’è il wi-fi. E in periodo storico in cui conserviamo tutto nei nostri cellulari, compresi i famosi o famigerati green pass e i moduli on line da compilare per entrare in alcuni paesi, questo è un grosso handicap.<br>Non mi sono mai fidato dei cellulari, e porto ancora con me, soprattutto in questo tempo pandemico, alcune copie sia del green pass che del formulario compilato per l’ingresso in Croazia, nonché le prenotazioni degli alberghi, che potrebbero richiedermi al confine come dimostrazione della residenza temporanea.</p><p>Il bus effettua la prima fermata: <strong>Firenze</strong>.<br>I rudi e veraci autisti croati non ci fanno scendere neanche per sgranchire le gambe. Poi si perdono sull’autostrada nella ricerca del punto di scambio di Villa Costanza fuori Firenze, borbottano tra loro, alla fine riescono a risultare anche simpatici, sembrano davvero molto uniti, e bisogna esserlo in questo lavoro così usurante. La fermata successiva è Bologna, anche qui un veloce stop and go, la mascherina comincia a dare fastidio, dodici ore di viaggio sono lunghissime, il bus è semi vuoto e fatalmente ogni tanto finiamo per abbassarla. Siamo esseri umani e viaggiare in questo modo è quanto di più inusuale possa esserci.<br>Prima di Trieste ci fermiamo in un autogrill, albeggia, divoro un cornetto e bevo di corsa un caffè, è ora di ripartire.<br>La fermata successiva sarà la bella ed “europea” <strong>Lubiana</strong>.<br>Il confine tra Italia e Slovenia, per anni un confine difficile, appare all’improvviso tra i filari degli alberi che costeggiano la strada.</p><div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/confine-italia-slovenia.jpg" alt="Confine tra Italia e Slovenia " class="wp-image-882" width="800" height="559" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/confine-italia-slovenia.jpg 800w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/confine-italia-slovenia-300x210.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/confine-italia-slovenia-768x537.jpg 768w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/confine-italia-slovenia-650x454.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Confine Italia-Slovenia</figcaption></figure></div><p><em>Quante volte ho attraversato questo confine?</em><br>E’ stato, quello tra Italia e Slovenia, per anni, la mia <strong>prima porta sui Balcani del Sud</strong>. Fernetti, Sezana, poi Nova Gorica e Salcano, Casa Rossa a piedi da Gorizia, e per finire Muggia in piena pandemia, per sperimentare ancora il confine.<br>Confini attraversati in momenti diversi negli ultimi sedici anni.<br>Pratiche di attraversamento del confine che hanno accompagnato le mie ricerche negli ultimi tempi.<br>Il <strong>confine</strong>, la sua percezione, il suo esserci anche quando non è segnato, è sempre parte di noi. Anche il nostro corpo è un confine, siamo noi a decidere chi può attraversarlo, chi può avvicinarsi, sfiorarlo, abbracciarlo, amarlo. Non esiste un corpo senza confini, se non un corpo astrale. <strong>Siamo confine ed esclusione dalla nascita</strong>, il confine è la nostra difesa e la nostra unicità. Le regole sulla permeabilità o meno del nostro confine fisico le decidiamo solo noi come farebbe uno Stato. Siamo confine, non dimentichiamolo, perché mai come in questo tempo pandemico l’abbiamo sperimentato.</p><p>Il bus corre verso Lubiana, la bella ordinata e asburgica Lubiana, la meno balcanica delle capitali della ex Jugoslavia, la più vicina all’Europa.<br>Oggi sarà solo un luogo di transito, ma per anni è stata il luogo da cui sono partito e da dove ho iniziato a costruire la mia rete di relazioni e ricerche. Da lì sono partito per seguire i sentieri e le memorie divise di diverse guerre, la prima, terribile e disumana, la seconda mondiale, la terza che la Slovenia ha soltanto toccato.<br>Il tempo di una foto alla stazione ed è già ora di ripartire, verso un nuovo confine.</p><p>Mentre lasciamo la capitale slovena rifletto su quelle che sono oggi le “pratiche” di vita in tempo pandemico. Osservo la gente nelle strade della città che si sveglia, quasi nessuno porta la mascherina, e la città è piena di cantieri come se abbia bisogno e necessità di rimettersi a nuovo di fronte ai tempi che cambiano.<br><strong>Il confine tra Slovenia e Croazia è vicino</strong>, il tempo di chiudere gli occhi, ed è già quasi vero confine. Alla frontiera tra Italia e Slovenia, infatti, non c’era nessuno a controllare. Ma quello tra Slovenia e Croazia, seppure confine interno alla UE, è il limite dell’area Schengen, e quindi il confine esiste e si percepisce nella sua drammaticità.</p><div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/confine-slovenia-croazia.jpg" alt="Confine tra Slovenia e Croazia
" class="wp-image-889" width="800" height="600" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/confine-slovenia-croazia.jpg 800w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/confine-slovenia-croazia-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/confine-slovenia-croazia-768x576.jpg 768w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/confine-slovenia-croazia-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Confine Slovenia-Croazia</figcaption></figure></div><p>Ci fanno scendere dal bus la prima volta, in fila ordinata distanziati attendiamo il nostro turno. Nessuno controlla i green pass, solo un controllo documenti. Così anche al posto di controllo croato, dove ancora una volta scendiamo e ci mettiamo in fila, qui però mi chiedono qualcosa in più, la destinazione. <strong>Zagabria</strong> gli rispondo, e ho con me la prenotazione dell’Hotel se possa servire.<br>Risaliamo sul bus, ancora una volta il tempo di chiudere gli occhi e siamo già nella periferia di Zagabria che dista poche decine di km dal confine.</p><p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/da-firenze-a-zagabria-viaggio-nei-balcani-ai-tempi-del-covid/">Da Firenze a Zagabria. Viaggio nei balcani ai tempi del Covid.</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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