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	<title>Sarajevo Archivi - Damiano Gallinaro</title>
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		<title>Vidimose Sarajevo: giornata di incontri e addii</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Nov 2021 14:22:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il giorno seguente è già una giornata di incontri e di addii. Avevo molte altre persone da incontrare, anche fuori Sarajevo, ma purtroppo non c&#8217;è stato il tempo e poi alle 16 ho già il bus di ritorno verso Zagabria. Incontro Aline al Cafè Napoli.ba. Aline vive da anni in Bosnia tra Mostar e Sarajevo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il giorno seguente è già una giornata di <strong>incontri</strong> e di <strong>addii</strong>.</p><p>Avevo molte altre persone da incontrare, anche fuori Sarajevo, ma purtroppo non c&#8217;è stato il tempo e poi alle 16 ho già il bus di ritorno verso Zagabria.</p><p>Incontro <strong>Aline</strong> al Cafè Napoli.ba.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="800" height="771" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/napoliba.jpg" alt="napoli.ba bar" class="wp-image-981" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/napoliba.jpg 800w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/napoliba-300x289.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/napoliba-768x740.jpg 768w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/napoliba-650x626.jpg 650w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Il bar Napoli.ba</figcaption></figure><p>Aline vive da anni in Bosnia tra Mostar e Sarajevo parliamo di tante cose, anche della situazione dei migranti che sembra essere sempre più esplosiva, le lascio una bozza del mio progetto vediamo se potrà darmi una mano.</p><p>Resto al Napoli.ba in attesa dell&#8217;arrivo di <strong>Ado</strong> che sta venendo in macchina da Srebrenica. Abbiamo appuntamento ad una delle più importanti e storiche Cevabdzibe di Sarajevo, Zeljo, dal nome della squadra di calcio dello Zeljeleznicar. Ado è in ritardo, c’è molto traffico in ingresso a Sarajevo e allora mi trasferisco allo Zeljo e in attesa mangio del kajmak e un yoghurt.</p><p>Dopo un&#8217;ora finalmente arriva Ado, mangiamo cevapi chiacchieriamo di balcani e della vita, è bello condividere idee e percezioni, ci si arricchisce nel viaggio. Ado mi riaccompagna all&#8217;Hotel Grand ci rivedremo a Roma per fare il punto sui nostri progetti.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="800" height="748" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/bus-per-zagabria.jpg" alt="bus per zagabria" class="wp-image-982" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/bus-per-zagabria.jpg 800w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/bus-per-zagabria-300x281.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/bus-per-zagabria-768x718.jpg 768w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/bus-per-zagabria-650x608.jpg 650w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Bus per Zagabria</figcaption></figure><p>Andando verso la stazione non posso non notare decine di <strong>ragazzi migranti</strong> che attendono di prendere i bus <strong>verso il confine croato</strong>, è triste vedere vite giovani gettate così in un limbo infinto. Un limbo creato appositamente dalla cattiva coscienza dell’Unione Europea che ha esternalizzato da tempo la sua coscienza lasciando ad altri il peso del dramma umano della migrazione.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="800" height="286" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/stazione.jpg" alt="stazione" class="wp-image-984" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/stazione.jpg 800w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/stazione-300x107.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/stazione-768x275.jpg 768w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/stazione-650x232.jpg 650w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure><p>Prendo il bus verso Zagabria, effettua molte fermate tra cui <strong>Zenica</strong> la città industriale per eccellenza in Bosnia che non ho mai visitato. Faccio dei brevi filmati nel corso del viaggio per ricordare i luoghi in cui sono passato. Il bus si ferma per ultimo a Doboj dove sono già stato un paio di anni fa di ritorno verso Treviso con Luca Leone. In quell’occasione, un viaggio di gruppo, dopo aver alloggiato per la notte nella città il nostro autista si accorse che nei giorni precedenti avevamo avuto un ospite imprevisto. Dai resti di bevande e sigarette trovato in un piccolo vano bagagli scoprimmo che molto probabilmente avevamo portato con noi per giorni un clandestino che arrivato a Doboj aveva deciso di tentate la fase finale del <strong>Game</strong>, come viene chiamato il tentativo di superare il confine bosniaco-croato.</p><p>La realtà spesso è più vicina di quanto possiamo immaginare.</p><p>Da Doboj verso Slavonski Brod mi perdo guardando fuori dal finestrino e il cuore mi si fa pesante. Era da tempo che non vedevo tante case ancora abbandonate e mai ricostruite, forse più della metà, e mi ricorda la stessa sensazione provata nella Posavina e Krajna croata qualche anno fa quando ho attraversato quella che ho chiamato la Wasteland croata. Devo tornare in questi luoghi per attraversarli con calma ed entrare nel &#8220;dolore degli altri&#8221;, perché in quelle guerre terribili nessuno è stato esente da dolori.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="450" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/zenica-citta.jpg" alt="zenica citta" class="wp-image-987" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/zenica-citta.jpg 800w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/zenica-citta-300x169.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/zenica-citta-768x432.jpg 768w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/zenica-citta-650x366.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Zenica: città industriale posta nel cuore della Bosnia sulla strada verso Slavonski Brod</figcaption></figure><p><strong>Slavonski Brod</strong>, non penso che dimenticherò il nome di questa città. Due giorni dopo il mio ritorno, a pochi chilometri dal confine un bus proveniente da Pristina con destino Monaco di Baviera per via di un colpo di sonno finì in una scarpata provocando la morte di uno degli autisti e di una decina di passeggeri quasi tutti di origine kosovara.</p><p>Un dramma nel dramma perché mette insieme storie di speranza in frantumi e lavoratori soggetti a turni di lavoro massacranti spesso senza tutele. Penso spesso ai due burberi autisti croati che guidavano il bus da Roma a Zagabria e capisco ancor di più il perché del loro essere in alcuni casi poco “assertivi”. Guidate voi per decine di ore alcune volte giorni, facendo solo dei brevi turni di riposo sul bus. Una vita massacrante che alcune volte porta alla morte anche di altre persone.</p><p>Al confine le procedure sono lunghissime anche perché da qualche giorno sono cambiate le regole di ingresso in Croazia per i cittadini bosniaci.</p><p>E qui viene messo in scena uno degli imprevisti schetch di viaggio a cui talvolta mi è capitato di assistere e che rendono a loro volta il viaggio indimenticabile.</p><p>Un ragazzo che con altre ragazze intuisco da uno dei libri che sta leggendo, studi urbanistica o qualcosa di simile a Lubiana, dopo aver superato i controlli del confine bosniaco resta molto sorpreso dal fatto che ci sia un ulteriore controllo dopo pochi minuti. Gli autisti del bus, due rudi ma al tempo stesso simpatici croati, lo guardano come se avessero di fronte un alieno: &#8221; Ma scusi&#8230; due paesi&#8230; due confini no?&#8221;.</p><p>Il ragazzo resta sorpreso e lo racconta alle sue amiche e una delle ragazze esclama: &#8221; Ma pensa tu che cosa ridicola, due confini&#8230; ma a che serve&#8230; &#8220;.</p><p>Sorrido tra me e penso: questa è la <strong>generazione &#8220;no border&#8221;</strong> nata all&#8217;interno della UE dove i confini ormai sono concetti labili ravvivati solo dalla recente pandemia, e quindi non riescono ad immaginare un &#8220;vero&#8221; confine. In un certo senso mi fanno tenerezza.</p><p>Arrivo a Zagabria intorno alla mezzanotte, il tempo di raggiungere l&#8217;Hotel Livris e domire qualche ora domani mi aspetta l&#8217;ultima vera giornata di scoperta.</p><p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/vidimose-sarajevo-giornata-di-incontri-e-addii/">Vidimose Sarajevo: giornata di incontri e addii</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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		<title>Sarajevo Moja Doma</title>
		<link>https://www.damianogallinaro.it/sarajevo-moja-doma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Oct 2021 09:02:01 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="has-drop-cap">Dopo un paio d’ore di sonno a tratti e dopo una ricca colazione decido di mettermi in moto, non riesco a mai a dormire molto, infatti, dopo un lungo viaggio notturno.<br>Passo accanto alla <strong>Stazione di Sarajevo</strong> che dista poche centinaia di metri dall&#8217;Hotel Grand, un edificio storico, ma la stazione è sempre più vuota al momento solo cinque treni al giorno giungono e partono da Sarajevo con destinazione Zenica e Mostar principalmente. C&#8217;era un treno giornaliero per Bihac, ma al momento è sopresso, perchè era il treno dei disperati che portavano i migranti verso la frontiera con la Croazia, nel drammatico attraversamento della frontiera che in modo sarcastico chiamano loro stessi, <strong>The Game</strong>, il gioco.<br>Un paio di anni fa dalla Stazione di Sarajevo è iniziato il mio viaggio verso la frontiera e il <strong>campo di Vucjak</strong>, e in foto vedete i volti di alcuni uomini che si avviano sulla strada della disperanza.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="401" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/stazione-sarajevo.jpg" alt="stazione di Sarajevo" class="wp-image-937" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/stazione-sarajevo.jpg 800w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/stazione-sarajevo-300x150.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/stazione-sarajevo-768x385.jpg 768w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/stazione-sarajevo-650x326.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Stazione di Sarajevo</figcaption></figure><p>A piedi percorrendo la <strong>Zmaja od Bosne</strong>, la via dei cecchini, dove si trova il famigerato edificio dell’Holiday Inn e l’edificio del Parlamento ricostruito, nonché il museo storico di Bosnia che porta ancora le tracce dei proiettili come una sorta di memento, mi avvio verso il centro.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="345" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/zmaja-od-bosne.jpg" alt="Zmaja od Bosne la via dei cecchini" class="wp-image-939" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/zmaja-od-bosne.jpg 800w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/zmaja-od-bosne-300x129.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/zmaja-od-bosne-768x331.jpg 768w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/zmaja-od-bosne-650x280.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Zmaja od Bosne: la via dei cecchini</figcaption></figure><p>E’ tutto chiuso e c’è un silenzio irreale, non sono aperti neanche i chioschi che vendono i giornali o le sigarette, alimento fondamentale dell’anima balcanica.<br>E’ davvero il dì di festa, festa vera come da noi a Natale e il Primo dell’anno.<br>Ovunque si possono leggere messaggi di auguri per il <strong>Bajram</strong>.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="485" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/festa-del-bajram-sarajevo.jpg" alt="Festa del Bajram a Sarajevo" class="wp-image-942" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/festa-del-bajram-sarajevo.jpg 800w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/festa-del-bajram-sarajevo-300x182.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/festa-del-bajram-sarajevo-768x466.jpg 768w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/festa-del-bajram-sarajevo-650x394.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Festa del Bajram a Sarajevo</figcaption></figure><p>Gradualmente la città sembra svegliarsi, le famiglie sono vestite a festa, le donne portano quasi tutte il velo, alcune anche il burqa. Dai tratti somatici mi sembra di vedere molte famiglie arabe, che in effetti sono una presenza rilevante come mi confermerà il mio amico Ado nei giorni successivi.<br>L’islamizzazione di Sarajevo sembra proseguire a ritmi forzati, ma è davvero così? Di questo e di altro parlerò con la mia amica Amra nel pomeriggio.<br>Faccio una lunga passeggiata nella Carsija </p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="750" height="375" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/carsija-1.jpg" alt="Passeggiata nella Carsija" class="wp-image-946" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/carsija-1.jpg 750w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/carsija-1-300x150.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/carsija-1-650x325.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px" /><figcaption>Passeggiata nella Carsija</figcaption></figure><p>e visito alcuni siti posti dall’altro lato della Milijacka che non avevo visitato in precedenza, come ad esempio la ricostruita moschea adiacente il sito archeologico di Atmejdan.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="352" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/sito-archeologico-atmejdan.jpg" alt="Sito archeologico di Atmejdan" class="wp-image-949" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/sito-archeologico-atmejdan.jpg 800w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/sito-archeologico-atmejdan-300x132.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/sito-archeologico-atmejdan-768x338.jpg 768w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/sito-archeologico-atmejdan-650x286.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Sito archeologico di Atmejdan</figcaption></figure><p>Molti ristoranti sono chiusi ma sono certo di trovare una buona scelta nel cuore turco della città.<br>Mi fermo a mangiare ad una delle tante trattorie tradizionali, mangio un piatto leggero a base di verdure e bevo una birra.<br>Il centro ora è pieno di gente, tutte vestite a festa.<br>Sarà che è un giorno di festa e che per questa festa sono previste “elemosine” per i poveri, ma sono tantissime le donne di età varia che chiedono l’elemosina nelle strade.<br>Dopo pranzo incontro Amra al Cafè Tito alle spalle del museo storico di Bosnia.<br>Il <strong>Cafè Tito</strong> è un must per noi jugonostalgici, all’interno si possono trovare memorabilia legate al Maresciallo e alla storia della Ex Jugoslavia. I bagni, poi, sono tappezzati dalle pagine di un’altra icona della ex Jugo, inaspettata per chi non conosce la storia del costume jugoslavo, il fumetto Alan Ford e il Gruppo TNT che è divenuto un must negli anni settanta in Jugoslavia tradotto in tutte le lingue della Federazione.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="750" height="791" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/fumetti-alan-ford.jpg" alt="Fumetti Alan Ford e del gruppo TNT" class="wp-image-950" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/fumetti-alan-ford.jpg 750w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/fumetti-alan-ford-284x300.jpg 284w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/fumetti-alan-ford-650x686.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px" /><figcaption>Fumetti Alan Ford e del gruppo TNT</figcaption></figure><p>E’ sempre bello rivedere vecchi amici. Con <strong>Amra</strong>, che ha quasi la metà dei miei anni, ci siamo conosciuti al Pravo Lijudski Festival qualche anno fa e ci siamo da subito trovati simpatici. Devo dire che faccio sempre un po’ fatica a fare amicizia, soprattutto in paesi di cui non padroneggio la lingua e la mia timidezza mi blocca molto. Fui sorpreso di essere avvicinato da questa ragazza che mi chiedeva chi fossi e mi invitava a vedere il suo cortometraggio. Che mi avesse preso per un Vip? Scherzi a parte da allora siamo diventati amici e quando possibile ci incontriamo sempre a Sarajevo.<br>Passiamo un’ora insieme chiacchierando del più e del meno delle nostre vite, i progetti, immancabilmente del Covid, di Srebrenica e della memoria dei fatti avvenuti in Bosnia negli anni novanta.<br>La accompagno verso il museo dove la verrà a prendere il suo ragazzo. In serata andranno a casa dei genitori del suo ragazzo per festeggiare il Bajram ed è prevista una grande mangiata.<br>Mentre mi avvio verso l’Hotel Grand per riposare un po’, ripenso a quanto ha detto Amra riguardo a Srebrenica.<br>Nei giorni precedenti si è tenuto il <strong>Warm Festival</strong>, un altro piccolo grande <strong>festival sui diritti umani</strong> a cui avevo partecipato qualche anno fa. Nell’ambito del festival è stato presentato un libro su <strong>Srebrenica</strong>. Amra si dice stanca di come viene ancora proposto il tema, non ha visto, ad esempio Quo Vadis Aida, non riesce a vederlo.<br>Concordo con lei che a distanza di 26 anni si deve fare di più, andare oltre, almeno chi può, chi questo dolore non lo ha sofferto direttamente.<br>Ed evitare il linguaggio dell’odio che spesso e volentieri ancora oggi da una parte e dall’altra permea i discorsi ufficiali e non.<br>E’ tempo di cercare di ricostruire e forse ci riusciranno le nuove generazioni.<br>Amra avverte un evidente stacco tra ciò che dicono e pensano i politici e ciò che pensa la gente nella realtà quotidiana. Forse la gente di Bosnia è stanca di guerra, non i politici che ancora ne cavalcano le onde.<br>Si dovrebbe porre l’attenzione su quello che le differenti comunità stanno facendo per superare gli ostacoli più che continuare a chiedersi se e come è successo qualcosa a Srebrenica. Perché è assodato che a Srebrenica è stato commesso un genocidio e questo non si può e non si deve discutere.<br>Si fa sera, torno in albergo per una call, dopo due ore di discussioni con altri colleghi antropologi la stanchezza della giornata inizia a farsi sentire, cerco un ristorante aperto nelle vicinanze dell’albergo ma è tutto chiuso e allora vado al vicino distributore di benzina compro un pacco di patatine e uno di noccioline e mi preparo un aperitivo faidate approfittando dell’ariosa terrazza dell’Hotel Grand che ha un fornitissimo bar aperto fino alle 22.<br>Non arrivo neanche alle 21 in realtà, praticamente tocco il letto e svengo dal sonno.</p><p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/sarajevo-moja-doma/">Sarajevo Moja Doma</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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		<title>Alla scoperta di Novi Zagreb e del Mammut</title>
		<link>https://www.damianogallinaro.it/alla-scoperta-di-novi-zagreb-e-del-mammut/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 10:42:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Arrivo a Zagabria verso le 10.00, ho preso comunque una stanza in albergo per riposare un po’ durante la giornata, anche se ripartirò in serata per Sarajevo.L’albergo è a poche centinaia di metri dalla stazione dei bus, niente di che ma posto in posizione strategica per i miei piani.Voglio infatti visitare Novi Zagreb, la parte [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="has-drop-cap">Arrivo a <strong>Zagabria</strong> verso le 10.00, ho preso comunque una stanza in albergo per riposare un po’ durante la giornata, anche se ripartirò in serata per Sarajevo.<br>L’albergo è a poche centinaia di metri dalla stazione dei bus, niente di che ma posto in posizione strategica per i miei piani.<br>Voglio infatti visitare <strong>Novi Zagreb</strong>, la parte nuova, quella socialista, di Zagabria, e un luogo in particolare, il quartiere di Travno dove si trova il Mamutica, il Mammut, un enorme edificio che ricorda quelli delle nostre periferie, per fare un esempio romano, Corviale, ma che ha avuto un destino differente, anche se nel piccolo microcosmo di quel palazzo quartiere, problematiche criminali non sono mancate.<br>Comunque sia dopo una doccia e aver ricaricato i cellulari mi metto in cammino.<br>Prendo uno dei tanti vialoni a più corsie che portano verso la <strong>periferia</strong>. Si attraversano spazi immensi e quartieri tutti simili agli altri nelle periferie ex comuniste, ma bisogna avere l’occhio attento per cogliere le peculiarità che nascondono questi che potremmo considerare &#8220;<strong>quartieri dormitorio</strong>&#8220;.<br>Così ecco che nel cammino alcuni murales degli ultrà della Dinamo Zagreb ci riportano al recente drammatico passato delle guerre degli anni novanta. Molti murales ricordano quanto successo nella zona di <strong>Vukovar</strong>.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="274" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/murales_dinamo_zagreb.jpg" alt="" class="wp-image-903" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/murales_dinamo_zagreb.jpg 800w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/murales_dinamo_zagreb-300x103.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/murales_dinamo_zagreb-768x263.jpg 768w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/murales_dinamo_zagreb-650x223.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Murales degli ultrà della Dinamo Zagreb </figcaption></figure><p>Non è questo il luogo per parlare di quanto accaduto nella Krajna e di come quanto accaduto venga ricostruito con la veste del nazionalismo sia da parte croata che serba. In questo momento sono un viaggiatore, un cronista, comunque esterno a quanto accaduto e per entrare nel merito ci sarebbe bisogno di approfondimenti che qui non possono trovare luogo.<br>Il cammino è lungo ma finalmente dopo essermi perso all’incrocio tra due viali arrivo alla prima destinazione del mio viaggio, <strong>Mamutica</strong>.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="672" height="417" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/statua-duro-mirkovic.jpg" alt="" class="wp-image-909" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/statua-duro-mirkovic.jpg 672w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/statua-duro-mirkovic-300x186.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/statua-duro-mirkovic-650x403.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 672px) 100vw, 672px" /><figcaption>Statua di Đuro Mirković</figcaption></figure><p>Il palazzo è stato costruito nel 1974 su progetto di <strong>Đuro Mirković</strong>. Nei suoi 240 metri di larghezza e 70 di altezza (con 20 piani), conta 1 212 appartamenti in cui abitano circa 5 000 persone. Il condominio è noto per varie ragioni. Nel tempo, è stato lo scenario di svariati episodi di <strong>cronaca nera</strong>, tra cui violenze e stupri negli ascensori, tanto da essere diventato lo scenario dell&#8217;omonima serie criminale di 20 episodi trasmessa dal 2009 sulla HTR.<br>L&#8217;edificio è anche oggetto d&#8217;attenzione degli ingegneri, perché soggetto a uno <strong>sprofondamento nel sottosuolo</strong> di 2-3 millimetri al mese, un fenomeno che richiede continui risanamenti delle fondazioni per un costo di circa 10 milioni di kune (ossia oltre 1 milione di Euro), sostenuto sia dal comune sia dai residenti. D&#8217;altro canto, l&#8217;amministrazione ha tranquillizzato i suoi abitanti sottolineando che il palazzo, costruito dall&#8217;esercito durante il titoismo, sia di &#8220;ottima fattura&#8221; in quanto all&#8217;epoca per i soldati veniva dato il meglio. A parte questi problemi, il palazzo è ben mantenuto ed è dotato di appartamenti confortevoli e assolutamente nella media di altri condomini.</p><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-1 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="491" height="600" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/mammut.jpg" alt="" class="wp-image-917" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/mammut.jpg 491w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/mammut-246x300.jpg 246w" sizes="auto, (max-width: 491px) 100vw, 491px" /><figcaption>Mammut</figcaption></figure></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="447" height="548" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/quartiere-mamutica.jpg" alt="" class="wp-image-921" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/quartiere-mamutica.jpg 447w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/quartiere-mamutica-245x300.jpg 245w" sizes="auto, (max-width: 447px) 100vw, 447px" /><figcaption>Quartiere Mamutica</figcaption></figure></div></div><p>Faccio alcune foto al mastodonte urbanistico, ne percorro il perimetro, prima di entrare nel cuore di quello che è un vero e proprio &#8220;paese&#8221;, la piazza che divide i due corpi dell’edificio e in cui si possono trovare tre bar, una pizzeria, due supermercati e un paio di negozi di vestiti.<br>Corviale doveva avere lo stesso sviluppo, quelli che oggi chiamiamo ponti dovevano ospitare i negozi e i servizi, ma a differenza del Mamutica non è andata così.<br>Neanche Mamutica come accennato, è stata ed è esente da <strong>problematiche sociali</strong> come emerge da una nota serie televisiva croata dal titolo omonimo, che ricorda un po’ la nostra Gomorra. La serie del 2008 girata quasi completamente nel mega condominio segue le gesta di un poliziotto Božidar &#8220;Božo&#8221; Kovačević, nella sua lotta contro la criminalità. Alcune puntate della serie prodotta per due stagioni nel 2008 e nel 2010 per un totale di 40 puntate posso essere rinvenute su youtube, se vi dovesse venire la curiosità di guardarne <a href="https://youtu.be/LehmWqQrmHY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">alcune scene</a>.<br>Mi fermo a prendere un caffè al Cafè Mamut, e seguendo un percorso circolare ritorno verso l’albergo, attraversando il cuore di Novi Zagreb.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="671" height="361" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/cafe-mamut.jpg" alt="" class="wp-image-915" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/cafe-mamut.jpg 671w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/cafe-mamut-300x161.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/cafe-mamut-650x350.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 671px) 100vw, 671px" /><figcaption>Cafè Mamut</figcaption></figure><p>Cerco invano un ristorante aperto, ma sarà per via della crisi o perché nella zona è davvero difficile trovarli, trovo un ristorante aperto solo a ridosso della stazione dei bus. Si tratta di un ristorante con cucina tradizionale balcanica, ci voleva proprio, mangio una <strong>pljeskavica</strong>, fatta con un misto di carni (due o più fra agnello, manzo, maiale e vitello) grigliate con cipolle. È fatta dallo stesso impasto che si prepara per i ćevapčići. Può essere servita da sola o con dei contorni, oppure, come nel mio caso in una pita, condita con kaymak. E’ il pranzo-cena della giornata, penso di essermelo meritato dopo 25 km a piedi.<br>Rientro in albergo mi faccio un’altra doccia e cerco di non addormentarmi mentre chiudo gli occhi per riposare un po’.<br>Verso le 20.30 con ampio anticipo come faccio sempre, arrivo alla stazione del bus, il tempo di comprare un paio di bottiglie d’acqua e di leggere qualcosa e il bus arriva.<br><strong>Sarajevo</strong>, non speravo di tornarci così presto, questo viaggio è una specie di miracolo.<br>Al confine, oltre al documento d’identità, mi chiedono per la prima volta il green pass.<br>Tutto ok anche se le procedure sono lunghissime, si riparte.<br>Rifletto sul tempo pandemico che stiamo vivendo.<br>Ho attraversato Slovenia e Croazia e diciamo che dall’&#8221;habitus&#8221; delle persone sembrerebbe quasi non sia accaduto nulla. Pochissimi portano la mascherina anche nei luoghi chiusi e nei bus, nonostante sia obbligatoria, e i controlli sono pressoché inesistenti.<br>Non la portano neppure gli autisti dei bus, e anche io dopo molte ore devo ammettere che faccio fatica a tenerla e in alcuni casi la tolgo per qualche minuto. E’ stato un viaggio lungo 12 ore di bus da Roma a Zagabria e ora 8 ore da Zagabria a Sarajevo.<br>Arrivo nella capitale bosniaca verso le 5.15 ben un’ora prima del previsto, meno male che ho avvisato l’hotel che avevo necessità di avere a disposizione la stanza per le prime ore del mattino.<br>Oggi è <strong>Bajram</strong> una delle feste più importanti dell’Islam, sono curioso di vedere come la città vivrà questa giornata di festa.<br>Salgo sulla collina costeggiando la linea ferroviaria e arrivo all’<strong>Hotel Grand</strong>, un vecchio hotel &#8220;Old Communist Style&#8221; ma che non ti delude mai.</p><div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="443" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/vista-hotel-grand.jpg" alt="" class="wp-image-929" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/vista-hotel-grand.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/vista-hotel-grand-300x190.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/vista-hotel-grand-650x411.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Vista dall&#8217;Hotel Grand di Sarajevo</figcaption></figure></div><p>Sono stato qui tre volte. La prima volta dimenticai due camicie. Un anno dopo tornai e solo per curiosità chiesi se avessero trovato delle camicie quasi un anno prima in una delle stanze. Pensavo mi ridessero in faccia e invece, una delle receptionist mi porge un pacco, e sorpresa delle soprese, dentro ci sono le mie due camicie. Lavate e stirate.<br>Incredibile!<br>E anche oggi l’estrema cortesia degli addetti dell’Hotel Grand viene confermata. Non faccio in tempo ad arrivare al bancone che il receptionist mi da subito la chiave, augurandomi buon riposo e ricordandomi che la colazione è servita dalle 7 alle 10. La colazione non sarebbe compresa, è in più, visto che sarei dovuto entrare in possesso della camera dopo le 12. Come scoprirò al check out, quella colazione era una sorta di regalo di benvenuto visto che non l’ho pagata.<br>Grazie Hotel Grand, sempre umile ma onesto come direbbe Troisi.</p><p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/alla-scoperta-di-novi-zagreb-e-del-mammut/">Alla scoperta di Novi Zagreb e del Mammut</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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