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	<title>Sulla linea sottile tra pace e guerra - Damiano Gallinaro</title>
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		<title>Sulla linea sottile tra pace e guerra. Da Ubla a Vysne Nemecke.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Dec 2022 15:03:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ubla è una piccola località della regione slovacca di Snina, situata a circa un chilometro e mezzo dal confine e dalla piccola prima città sul suolo ucraino di Malyi Bereznyi. Ubla ha una popolazione di circa 796 persone, leggermente più grande del villaggio polacco di Przewodów dove, a metà ottobre un missile è caduto (accidentalmente?) [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/sulla-linea-sottile-tra-pace-e-guerra-da-ubla-a-vysne-nemecke/">Sulla linea sottile tra pace e guerra. Da Ubla a Vysne Nemecke.</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ubla</strong> è una piccola località della <strong>regione slovacca di Snina</strong>, situata a circa un chilometro e mezzo dal confine e dalla piccola prima città sul suolo ucraino di <em>Malyi Bereznyi. </em>Ubla<em> </em>ha una popolazione<em> di</em> circa 796 persone, leggermente più grande del villaggio polacco di <em>Przewodów</em> dove, a metà ottobre un missile è caduto (accidentalmente?) uccidendo un paio di inermi contadini polacchi.</p><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-1 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="600" height="807" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Ubla-2.jpg" alt="ubla" class="wp-image-1145" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Ubla-2.jpg 600w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Ubla-2-223x300.jpg 223w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>Ubla</figcaption></figure></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><p>Qui a Ubla il <strong>confine</strong> si percepisce in tante piccole cose, la presenza delle volanti della polizia slovacca sulle strade, le macchine in transito verso il confine, quasi tutte con targa ucraina, ma più di tutto, a parlare di questa guerra, è il silenzio rotto solo dallo sferragliare di treni che attraversano la stazione di <em>Veliki Bereznyi</em>.</p>

<p>Quando arrivo al <em>Motel</em> è già buio, sono le 17.30 ma in questi paesini persi tra le montagne la notte arriva presto e si porta con sé i rumori e i suoni della vita quotidiana.</p></div></div><p></p><p>Per vivere in queste località vissute e abitate da poche anime bisogna esserci nati, oppure avere la necessità di allontanarsi da tutto. Penso spesso che siano i luoghi ideali per scrivere un romanzo o per… ammazzare qualcuno.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Motorest-Milka-3.jpg" alt="Motorest Milka" class="wp-image-1142" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Motorest-Milka-3.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Motorest-Milka-3-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Motorest-Milka-3-650x488.jpg 650w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Motorest Milka</figcaption></figure><p>Il <strong>Motorest Milka</strong> è posizionato in posizione strategica, ad appena un chilometro e poco più dal confine. E’ un piccolo Motel a gestione familiare, da sempre punto di transito e di passaggio verso l’Ucraina e le località montane del <em>Parco nazionale di Polonyni</em> dove si trova il <em>Krzemienec trojstiyk granic</em>, il punto geografico dove Slovacchia, Ucraina e Polonia s’incontrano.</p><p>Quando arrivo nel bar ci sono due uomini, la ragazza che sta dietro il bancone del bar, che funge anche da reception, in qualche modo mi spiega dov’è la mia stanza e alla fine mi ci accompagna. Le chiedo nel mio basico slovacco a che ora chiude il ristorante. Mi dice alle 7.00, ma forse se vado prima è anche meglio, mi sembra di comprendere dalla sua mimica facciale. Per noi occidentali un orario inconsueto, usuale e quotidiano invece da queste parti.</p><p>La camera è molto ampia e curata, con mobili in legno, pulita e con tutti gli optional, compreso il bollitore per il tè o il caffe’ liofilizzato che ho iniziato ad apprezzare sempre di più viaggiando in Nord ed Est Europa. Ci dovrebbe essere sempre un bollitore anche nei nostri hotel.</p><p>Alle 18.45 scendo al ristorante, oltre a me c’è una signora anziana, forse parente della famiglia che gestisce il Motel, un uomo che non riesco a capire se sia slovacco o meno, e una coppia di ucraini, come mi confermerà la targa del minivan parcheggiato fuori.</p><p>La madre della ragazza che mi ha accolto mi porge il menù e me lo traduce con l’applicazione&nbsp;<em>Lens</em>, prendo formaggio fritto, tipo mozzarella in carrozza per intenderci, con patatine fritte, quasi un must, come decisamente è un must la zuppa in apertura del pranzo o della cena.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="700" height="691" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/formaggio-fritto-e-patatine-4.jpg" alt="" class="wp-image-1139" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/formaggio-fritto-e-patatine-4.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/formaggio-fritto-e-patatine-4-300x296.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/formaggio-fritto-e-patatine-4-650x642.jpg 650w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/formaggio-fritto-e-patatine-4-100x100.jpg 100w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure><p>Mi guardo intorno, <strong>mi sento vicino al dramma</strong> e lo sento nel mio cuore e nella mia anima, e nel contrasto con il silenzio di pace che colma la sera di Ubla.</p><p>Dopo cena, siccome è ancora presto per dormire, decido di fare una passeggiata verso il confine nel freddo e nel silenzio. Provo a camminare per una centinaia di metri ma i cani iniziano a latrare rompendo il silenzio, non mi sento sicuro, per cui prendo la macchina e faccio un pezzo di tragitto. Arrivato ai gabbiotti in cui si trovano i militari, decido di tornare indietro, meglio tornare con la luce del giorno, non saprei come spiegare la mia presenza in quell’orario inusuale.</p><p>La colazione sarà possibile solo dalle 9.00 e allora già sveglio alle 7.00 di mattina, inizio la mia passeggiata verso il posto di confine. C’è abbastanza movimento sulla strada, minivan, macchine, anche alcuni taxi che sicuramente in questo momento divengono per molti un mezzo di trasporto essenziale per arrivare al confine, magari per attraversarlo a piedi e poi trovare un mezzo che in suolo ucraino porti il rifugiato di ritorno verso i luoghi in cui oggi è possibile di nuovo una vita quasi normale.</p><p>Cerco di fare qualche foto e video per documentare la situazione al confine. Ci sono almeno una ventina di macchine in attesa, e i minivan, più alcune persone a piedi.</p><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-2 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="935" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ubla-sul-confine-6.jpg" alt="" class="wp-image-1148" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ubla-sul-confine-6.jpg 600w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ubla-sul-confine-6-193x300.jpg 193w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="935" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ubla-in-attesa-7.jpg" alt="" class="wp-image-1150" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ubla-in-attesa-7.jpg 600w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ubla-in-attesa-7-193x300.jpg 193w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="934" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ubla_UNHCR-8-1.jpg" alt="" class="wp-image-1151" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ubla_UNHCR-8-1.jpg 600w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ubla_UNHCR-8-1-193x300.jpg 193w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure></div></div><p>Ecco proprio sui <strong>drivers</strong> si sofferma la mia riflessione.</p><p>Ma se c’è la leva obbligatoria per i maschi dai 18 ai 65 anni, come fanno i drivers che giornalmente attraversano più volte il confine ad eluderla? La risposta me la da la mia amica Vitalia nel nostro incontro a Bratislava. Alcuni di loro visto il “ruolo sociale” che hanno sono esentati, magari anche perche’ nella stessa famiglia già due o tre sono al fronte e allora si evita di chiamarli. Poi ci sono i casi di chi semplicemente rischia, o i soldati di confine che chiudono un occhio per il bene dei connazionali.</p><p>A proposito di come molti uomini cerchino di eludere la leva anche con travestimenti davvero improbabili, potete leggere <a href="https://visitukraine.today/blog/1109/running-away-from-ukraine-how-men-flee-from-war" target="_blank" rel="noreferrer noopener">questo articolo</a> tratto dal sito “Visit Ukraine Today”, che racconta la vita quotidiana di un paese in guerra a volte anche con ironia.</p><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-3 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><p>Dopo la colazione mi metto in macchina verso un altro luogo di frontiera <strong>Vysne Nemecke</strong>, la porta di accesso verso l’importante città ucraina di Uzhgorod.</p>

<p>Poche decine di chilometri per strade secondarie, con due fermate intermedie per visitare le chiese greco cattoliche di San Michele (1730) a <em>Ruska Bystra</em></p></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="496" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/indicazioni-Chiesa-San-Michele-Ruska-9_2.jpg" alt="" class="wp-image-1168" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/indicazioni-Chiesa-San-Michele-Ruska-9_2.jpg 500w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/indicazioni-Chiesa-San-Michele-Ruska-9_2-300x298.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/indicazioni-Chiesa-San-Michele-Ruska-9_2-150x150.jpg 150w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/indicazioni-Chiesa-San-Michele-Ruska-9_2-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></div></div><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-4 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="375" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Chiesa-di-San-Mikulas-10.jpg" alt="" class="wp-image-1136" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Chiesa-di-San-Mikulas-10.jpg 500w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Chiesa-di-San-Mikulas-10-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="375" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Chiesa-di-san-MIkulas-interni-11.jpg" alt="" class="wp-image-1137" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Chiesa-di-san-MIkulas-interni-11.jpg 500w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Chiesa-di-san-MIkulas-interni-11-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></div></div><p>e San Michele Arcangelo (1836) a <em>Inovce</em>.</p><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-5 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:40%"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="800" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Chiesa-San-Michele-Arcangelo-Inovce-12.jpg" alt="" class="wp-image-1138" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Chiesa-San-Michele-Arcangelo-Inovce-12.jpg 600w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Chiesa-San-Michele-Arcangelo-Inovce-12-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="450" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Inovce-13.jpg" alt="" class="wp-image-1141" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Inovce-13.jpg 600w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/Inovce-13-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>Inovce</figcaption></figure></div></div><p>Interamente in legno e con gli interni riccamente istoriati, divenute, nel 2008, patrimonio dell’UNESCO, e finalmente eccomi a <em>Vysne Nemecke</em> verso le 11.30.</p><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-6 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="510" height="573" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/vysne-nemecke-14_2.jpg" alt="" class="wp-image-1172" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/vysne-nemecke-14_2.jpg 510w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/vysne-nemecke-14_2-267x300.jpg 267w" sizes="auto, (max-width: 510px) 100vw, 510px" /><figcaption>Vysne Nemecke</figcaption></figure></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><p>Lascio la macchina in una strada secondaria per fare un pezzo a piedi verso il posto di confine, anche per prendere contatto con il quotidiano di questo piccolo paese.</p>

<p>Mi fermo in un piccolo alimentari, che funge anche da bar, uno di quei luoghi incredibili in cui s’incrociano vite, speranze, dolori, amori, posti borderline in cui tutto può accadere, e che nell’Europa dell’est è possibile trovare nei piccoli paesi. Punti di riferimento per i viaggianti sulla rotta verso il proprio destino.</p></div></div><p>All’interno c’è una ragazza che sta comprando del salame e del prosciutto, la donna dietro il bancone parla e lentamente affetta il salame, vicino a lei la cassa. All’improvviso ho un flash e sorrido tra me e me, sembra il titolo di una canzone dei Pearl Jam: “<em>Elderly Woman behind the counter in a small town</em>”, “<em>una signora anziana dietro la cassa in una piccola città</em>”, provo a rubare una foto, fermando il momento.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="721" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/elderly-woman...vysne-15.jpg" alt="" class="wp-image-1155" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/elderly-woman...vysne-15.jpg 720w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/elderly-woman...vysne-15-300x300.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/elderly-woman...vysne-15-150x150.jpg 150w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/elderly-woman...vysne-15-650x651.jpg 650w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/elderly-woman...vysne-15-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure><p>Alla fine la ragazza va via e cerco di spiegare alla donna, in slovacco, che vorrei un caffè.</p><p>Mi fa segno che c’è la macchinetta automatica, scopro di non avere le monete, cerco di spiegarle che voglio cambiare una banconota, ma inizialmente non riusciamo a comprenderci.</p><p>Allora la signora mi dice: “Puoi dirlo in Ucraino”.</p><p>Sorrido e le dico nel mio simil slovacco, “non sono ucraino, sono italiano”.</p><p>La signora sorride scuotendo il capo e poi comprendo che dice qualcosa del tipo: “Ma cosa ci fa un italiano in un posto come questo?”, e anche in questo caso mi torna in mente una famosa canzone, stavolta spagnola, di <em>Loquillo y Los Trogloditas</em> “<em>Que haces una chica come tu in un sitio como este?</em>”, e mi viene davvero da ridere.</p><p>Non è la prima persona che me lo chiede, cosa faccio lì, lo aveva fatto anche la receptionist del Motorest Milka.</p><p>Ho la fortuna di avere un appuntamento oggi, si tratta di M. un <strong>volontario dell’OIM</strong> che lavora da un po’ di tempo nel posto di confine fornendo la prima assistenza, non solo materiale ma anche logistica e giuridica, al fine di orientare i rifugiati nella loro nuova vita.</p><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="800" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ingresso-area-riservata-volontari-e-operatori-16.jpg" alt="" class="wp-image-1156" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ingresso-area-riservata-volontari-e-operatori-16.jpg 500w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ingresso-area-riservata-volontari-e-operatori-16-188x300.jpg 188w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /><figcaption>Ingresso area riservata a volontari e operatori</figcaption></figure></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="799" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/tendopoli-vysne-17.jpg" alt="" class="wp-image-1157" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/tendopoli-vysne-17.jpg 500w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/tendopoli-vysne-17-188x300.jpg 188w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /><figcaption>Tendopoli Vysne</figcaption></figure></div></div><p>Chiaramente adesso la situazione è molto tranquilla, non ci sono più le file di disperati che scappavano dalla guerra come abbiamo visto anche sui nostri schermi a marzo, anche se in occasione di attacchi molto violenti in alcune città ucraine il flusso s’intensifica, ma il transito, mi conferma, è costante, e si deve tenere conto dei frontalieri e naturalmente dei camionisti che settimanalmente portano viveri e altri beni in Ucraina.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="508" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/fila-di-camion-al-confine-di-vysne-18_2.jpg" alt="" class="wp-image-1180" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/fila-di-camion-al-confine-di-vysne-18_2.jpg 720w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/fila-di-camion-al-confine-di-vysne-18_2-300x212.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/fila-di-camion-al-confine-di-vysne-18_2-650x459.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /><figcaption>File di camion al confine di Vysne</figcaption></figure><p>Ecco un altro punto interessante, i <strong>frontalieri</strong>?</p><p>Come in tutte le zone di confine in tempo di pace è normale il transito di persone che giornalmente si spostano tra le città gemelle a fini lavorativi. Domando a M. come sia cambiata la realtà di queste persone. E’ un dato su cui non sa darmi una risposta essendo il suo contatto quasi esclusivamente con persone che fuggono dalla guerra e vengono da zone diverse dell’Ucraina e non dalla Transcarpazia, ma è un argomento che voglio approfondire con Vitalia, appena possibile.</p><p>Mangiamo nel piccolo ristorante ENAR, nell’area di confine appena nascosto dai tendoni della Caritas e delle ONG.</p><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="851" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ristorante-enar-19.jpg" alt="" class="wp-image-1159" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ristorante-enar-19.jpg 600w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ristorante-enar-19-212x300.jpg 212w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>Ristorante Enar</figcaption></figure></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="851" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ristorante-enar-20.jpg" alt="" class="wp-image-1160" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ristorante-enar-20.jpg 600w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ristorante-enar-20-212x300.jpg 212w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>Ristorante Enar</figcaption></figure></div></div><p>Mi ricorda il bar alla fine del mondo di cui narra Strelecky nel suo omonimo libro.</p><p>E’ frequentato per lo più da poliziotti e militari e da volontari delle ONG,</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="701" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/poliziotto-di-frontiera-in-pausa-pranzo-21_2.jpg" alt="" class="wp-image-1178" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/poliziotto-di-frontiera-in-pausa-pranzo-21_2.jpg 720w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/poliziotto-di-frontiera-in-pausa-pranzo-21_2-300x292.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/poliziotto-di-frontiera-in-pausa-pranzo-21_2-650x633.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /><figcaption>Poliziotto di frontiera in pausa pranzo</figcaption></figure><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%"><p>ma non mancano alcuni personaggi liminari come se ne trovano sia in tempo di pace che di guerra, quei personaggi sempre al bordo tra il legale e l’illegale che “facilitano” il trasporto di mezzi e persone, e che in situazioni di crisi, come quella che si sta vivendo sul confine slovacco-ucraino, diventano nel bene e nel male essenziali. E un paio di loro entrano proprio nel momento in cui stiamo assaggiando la classica zuppa, sempre perennemente al telefono in attesa di recuperare anime che cercano “un altro Egitto”.</p></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="568" height="650" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/un-driver-22_2.jpg" alt="" class="wp-image-1176" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/un-driver-22_2.jpg 568w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/un-driver-22_2-262x300.jpg 262w" sizes="auto, (max-width: 568px) 100vw, 568px" /><figcaption>Un driver</figcaption></figure></div></div><p>Saluto M. e porto con me sensazioni ed emozioni che avranno necessità di tempo per essere assorbite ed elaborate. Mentre sono ancora nel ristorante, mi arriva il messaggio del gestore telefonico “Benvenuto in Ucraina…”. Magari fosse così, anche se è vero che praticamente sono a pochi centimetri dal suolo ucraino. Se anche dovessi attraversare questo confine, che senso avrebbe la mia presenza nella città di Uzhgorod? Me lo chiedo mentre dentro di me la voglia di mettere piede in questa terra martoriata è sempre maggiore.</p><p>Alla fine mi accontento di guardare Uzhorod quasi da vicino, non è ancora tempo, ma sono certo che ritornerò.</p><p>Vitalia mi racconterà qualcosa di <strong>Uzhgorod</strong>, il capoluogo della Transcarpazia, sua città natale, e di come alcuni segni della damnatio memoriae siano presenti anche nella città. Mi racconta come il monumento ai soldati sovietici che si trovava subito dopo <strong>il ponte </strong>di accesso alla città, <strong>sul fiume Uz</strong>, recentemente sia stato <strong>rimosso</strong>. La notizia è stata riportata anche da alcuni siti web d’informazione, ve ne <a href="https://www.agcnews.eu/ukrainerussiawar-e-in-corso-la-riscrittura-della-storia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">linko</a> uno solo per mero esempio, solo uno degli ultimi esempi della cancel culture che sta colpendo monumenti e memoriali di vario tipo e orientamento in Europa e non solo, in paesi in guerra e non solo.</p><p>Triste ma non inusuale, il <strong>processo di rimozione</strong>, quindi. Qualche anno fa partecipai ad un interessante convegno a Zagabria dal titolo “Inappropriate Monuments” che proprio su questo s’interrogava.</p><p>La riflessione sulla rimozione delle memorie mi porta verso l’ultimo luogo di confine del nostro breve viaggio, un luogo davvero liminare in cui, pero’ per quegli assurdi cammini del destino si è fatta la storia e che ora sta per vedere rimossi i segni di quelle vicende drammatiche che avrebbero cambiato per anni la vita del popolo cecoslovacco.</p><p>Il suo nome è <em>Cierna nad Tisou</em> unico scalo ferroviario in terra slovacca verso l’Ucraina, ma ne parliamo nella terza e ultima puntata.</p><p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/sulla-linea-sottile-tra-pace-e-guerra-da-ubla-a-vysne-nemecke/">Sulla linea sottile tra pace e guerra. Da Ubla a Vysne Nemecke.</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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		<title>Sulla linea sottile tra pace e guerra: il confine slovacco/ucraino</title>
		<link>https://www.damianogallinaro.it/sulla-linea-sottile-tra-pace-e-guerra-il-confine-slovacco-ucraino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Damiano Gallinaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov 2022 11:36:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Sulla linea sottile tra pace e guerra]]></category>
		<category><![CDATA[confine]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Slovacchia]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcune volte per comprendere davvero cosa accade bisogna approssimarsi il più possibile ai luoghi e agli eventi, per comprenderne l&#8217;essenza e l&#8217;importanza. Un breve ma intenso viaggio verso il confine tra pace e guerra seguendo la linea sottile che divide la Slovacchia dall’Ucraina. BRATISLAVA: Hotel Avion, prima della partenza Da quando questa assurda guerra, assurda [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/sulla-linea-sottile-tra-pace-e-guerra-il-confine-slovacco-ucraino/">Sulla linea sottile tra pace e guerra: il confine slovacco/ucraino</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Alcune volte per comprendere davvero cosa accade bisogna approssimarsi il più possibile ai luoghi e agli eventi, per comprenderne l&#8217;essenza e l&#8217;importanza. </p><p><strong>Un breve ma intenso viaggio verso il confine tra pace e guerra seguendo la linea sottile che divide la Slovacchia dall’Ucraina.</strong></p><h2 class="wp-block-heading"><strong>BRATISLAVA: Hotel Avion, prima della partenza </strong></h2><p>Da quando questa <strong>assurda guerra</strong>, assurda come tutte, è iniziata, ho sempre avuto il desiderio di avvicinarmi il più possibile a quanto sta accadendo, e questo non per una morbosa curiosità, ma perché come sempre accade, non mi fido delle ricostruzioni giornalistiche e mediatiche che vengono proposte, e diventava era sempre più forte la necessità di vivere, seppure per pochi giorni, “in prossimità” di quanto sta accadendo.</p><p>A quasi un anno dall’inizio della guerra sul suolo ucraino, e con la prospettiva che duri ancora a lungo, e dinanzi ad un inverno che, come sempre si prevede freddo, nonostante il cambiamento climatico, era venuto il momento di andare a<strong> vedere di persona </strong>cosa significhi <strong>vivere il confine nel quotidiano</strong>, anche nei paesi di “accoglienza” e di frontiera, quei paesi del blocco di Visegrad che hanno dimostrato in questa occasione un’inaspettata apertura.</p><p>Tanto si è parlato della Polonia, anche per via dell’ultimo evento drammatico che ha portato alla morte di incolpevoli contadini (ma chi è veramente colpevole in una guerra?) in un innocuo e quasi insignificante villaggio di frontiera, o dell’Ungheria per la sua ambivalenza, mentre poco o nulla si è indagata la situazione che si vive quotidianamente in Slovacchia, altro paese di prima accoglienza dei rifugiati ucraini.</p><p>E allora anche per via di forti legami cementati negli anni con la terra slovacca, e di cui vi parlerò nel percorso, ho deciso di mettermi in gioco e iniziare un breve ma intenso viaggio verso il confine.</p><p>La <strong>Slovacchia</strong> ha tre posti di confine ufficiali sul margine che la divide dall&#8217;Ucraina, quello di <strong><em>Ubla/Malyj Breznyj</em>,</strong> situato nel nord est nella regione di <em>Snina</em> e vicino anche al confine polacco, il valico di <em><strong>Vysne Nemecke/Uzhgorod</strong>,</em> il più importante a livello strategico e per flusso di traffico, uno ancor più periferico a <strong><em>Velke Slemence/Mali Selmentsi</em> </strong>prossimo all’unico varco ferroviario quello di <em>Cierna nad Tisou</em>. Da Bratislava ognuno di questi luoghi dista circa 5 ore più o meno di macchina.</p><p>Ma il primo incontro con la realtà che si vive quotidianamente avviene, nel mio caso, fin dalla prima sera, e in modo decisamente casuale.</p><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-11 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><p>Per un cambio di piani dell’ultimo minuto, infatti, mi vedo costretto a prenotare al volo un albergo prossimo all’aeroporto di Bratislava. La mia scelta cade, per via della sua economicità e la sua vicinanza all’aeroporto (appena 1 km) su un albergo <em>old communist style</em>, l’<strong>Hotel Avion</strong>.</p></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-10 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="698" height="783" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-1-e1669808084526.jpg" alt="" class="wp-image-1130" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-1-e1669808084526.jpg 698w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-1-e1669808084526-267x300.jpg 267w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-1-e1669808084526-650x729.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 698px) 100vw, 698px" /></figure></div></div></div></div><p>Devo ammettere che ho una sorta di fascinazione per questi alberghi di <strong>matrice sovietica </strong>e quando posso mi piace passare una notte al loro interno in ascolto delle mille storie che queste mura di cemento sembrano raccontare.&nbsp;</p><p>Al mio arrivo noto subito qualcosa di peculiare, le informazioni sono scritte tutte in ucraino e poi in slovacco, non c’è nessuna indicazione in inglese ad esempio.</p><p>La ragazza alla reception, non parla slovacco, lo capisco subito. Per quanto non sia capace di parlarlo, infatti, lo comprendo abbastanza, e in realtà dopo un ascolto più attento mi sembra proprio che parli ucraino o russo, lingue di cui amo la musicalità e che in un certo qual modo mi sono familiari.</p><p>Cerchiamo di intenderci in qualche modo, anche se con qualche difficoltà e alla fine mi passa al telefono una sua amica, capisco che le dice, stavolta in slovacco, che c’è un italiano e che ha difficoltà nel farsi capire. La ragazza che mi passa al telefono parla inglese e riusciamo ad intenderci anche sulla colazione.</p><p>Quando prendo l’ascensore, tutto mi ricorda quando pernottai per la prima volta a Bratislava nel lontano 1992 all’Hostel Bernolak, uno studentato che si apriva all’esterno nei periodi estivi e che definire “essenziale” era un complimento.&nbsp;</p><p>Anche l’Hotel Avion risente del peso degli anni e della storia minima che vi è passata, chissà quante storie potrebbe raccontare la vecchia moquette o quel tavolino ricavato da una vecchia Singer posto con gusto antico nel corridoio.</p><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-12 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="706" height="594" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-2-e1669807734692.jpg" alt="" class="wp-image-1119" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-2-e1669807734692.jpg 706w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-2-e1669807734692-300x252.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-2-e1669807734692-650x547.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 706px) 100vw, 706px" /><figcaption>Hotel Avion</figcaption></figure></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="696" height="710" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-3-e1669807419118.jpg" alt="" class="wp-image-1120" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-3-e1669807419118.jpg 696w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-3-e1669807419118-294x300.jpg 294w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-3-e1669807419118-650x663.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></figure></div></div><p>La stanza non sembra essere stata mai toccata dei primi anni settanta, è davvero old communis style, la tv è molto piccola e prende solo 5 canali, il letto essenziale, la mobilia d’epoca ma almeno non puzza di fumo e non è sporco. Anche nella stanza le informazioni sono tutte in ucraino e in slovacco.</p><p>Mi trovo in una sorta di <strong>enclave ucraina</strong>, come scopro la mattina guardando le targhe delle macchine nel parcheggio.</p><p>Senza volerlo sono già nel cuore della ricerca, della realtà dell’accoglienza dei rifugiati e del loro precario destino.</p><p>Nell’albergo non vivono solo anime in transito, si comprende che alcune delle persone che incrocio nei corridoi vivono questi ambienti nella quotidianità. Queste mura di periferia, quindi, in qualche modo sono anche un <strong>luogo di residenza e di speranza</strong>.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="600" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-4.jpg" alt="" class="wp-image-1121" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-4.jpg 800w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-4-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-4-768x576.jpg 768w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/HOTEL-AVION-4-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Hotel Avion</figcaption></figure><p>L’accoglienza in Slovacchia ha preso varie forme, e spesso sono stati i piccoli centri che hanno proposto modelli “sostenibili” di accoglienza e di residenza, come è avvenuto nel piccolo meraviglioso paese di Banska Stiavnica.</p><h2 class="wp-block-heading"><strong>Modelli di integrazione: BANSKA STIAVNICA&nbsp;</strong></h2><p><strong>Banska Stiavnica</strong> è una antica città mineraria il cui centro storico è ora patrimonio dell’UNESCO, con una popolazione di circa 10.000 abitanti. Una città immersa nel verde e nella pace dei boschi.&nbsp;</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="687" height="768" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/BANSKA-STIAVNICA-5-e1669807963863.jpg" alt="Banska Stiavnica" class="wp-image-1111" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/BANSKA-STIAVNICA-5-e1669807963863.jpg 687w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/BANSKA-STIAVNICA-5-e1669807963863-268x300.jpg 268w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/BANSKA-STIAVNICA-5-e1669807963863-650x727.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 687px) 100vw, 687px" /><figcaption>Banska Stiavnica</figcaption></figure><p>Sono stato attirato in questa piccola gemma architettonica, da un articolo trovato per caso sul web e dalla conferma della peculiare esperienza che l&#8217;articolo narrava, da parte della mia amica giornalista Vitalia Bella, del quotidiano <em>Dennik.</em></p><p>Per le vie incredibili e imprevedibili che sempre caratterizzano le migrazioni, <strong>150 rifugiati ucraini</strong>, quasi per caso, hanno scelto questa città fuori dalle rotte principali per trovare rifugio.</p><p>La scelta è avvenuta sulla base di una riflessione molto pratica.&nbsp;</p><p>Un paio di famiglie di Kharkiv, dopo aver tentato di sopravvivere prima a Lviv e poi, dopo il bombardamento dell’aeroporto della città della Galizia, cercato un rifugio in altre zone apparentemente &#8220;tranquille&#8221; del paese, si rendono conto di dovere con dolore, per forza di cosa, lasciare il paese e che i risparmi non consentirebbero loro di vivere dignitosamente in uno dei paesi più ricchi d’Europa, come Francia e Germania, terre che da sempre attirano migranti di varia provenienza.</p><p>E allora, come accaduto ad altre famiglie (si conta che siano finora 500.000 i rifugiati che hanno attraversato il suolo slovacco e 80.000 gli ucraini che hanno avanzato richiesta per l’Asilo Temporaneo) decidono di dirigersi verso i paesi frontalieri. Dapprima, come molti, pensano di tentare la sorte in Polonia, ma un bel giorno, Tatyana, una delle coraggiose donne in fuga, legge su un giornale che la Slovacchia è uno dei paesi più sicuri tra quelli confinanti con l’Ucraina.</p><p>Il viaggio di Tatyana e dei suoi parenti da Kharkiv a Kosice e poi da li a Banska Stiavnica è avventuroso. Arrivati in treno fino a Uzhgorod, città di confine a pochi chilometri da Vysne Nemecke, il primo villaggio in terra slovacca di cui vi racconterò tra poco, prendono un minibus che li porta oltre la frontiera. Da Vysne Nemecke con un bus si muovono verso Kosice e da lì ancora in bus verso Banska Stiavnica.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/BANSKA-STIAVNICA-6.jpg" alt="" class="wp-image-1112" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/BANSKA-STIAVNICA-6.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/BANSKA-STIAVNICA-6-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/BANSKA-STIAVNICA-6-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Banska Stiavnica</figcaption></figure><p>Dopo aver vissuto per qualche tempo in albergo, come nel caso dei rifugiati dell’Hotel Avion, ma loro sono stati più fortunati, si trattava di un albergo a quattro stelle molto elegante, nel tentativo di recuperare una certa normalità familiare, affittano un piccolo appartamento.</p><p>Ed è allora che hanno la fortuna di incontrare Martin Macharik, membro del consiglio della città e parte di una ONG che si occupa di integrazione. Martin e si suoi sodali hanno creato quello che hanno chiamato un “Integration Group” che li aiuta, attraverso corsi di inglese, slovacco e storia locale, ad integrarsi nella piccola comunità fino a farli sentire parte integrante del tessuto sociale.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/BANSKA-STIAVNICA-7.jpg" alt="Banska Stiavnica " class="wp-image-1113" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/BANSKA-STIAVNICA-7.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/BANSKA-STIAVNICA-7-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/BANSKA-STIAVNICA-7-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Banska Stiavnica</figcaption></figure><p>Il problema più grande, per le famiglie di rifugiati, è stato, comunque, quello legato all’<strong>alloggio</strong>. Essendo Banska Stiavnica una città che vive prevalentemente di turismo estivo, non è stato difficile trovare alloggio per i rifugiati in inverno. Il problema, però, è nato quando hanno dovuto lasciare le case o gli alberghi all’inizio della stagione estiva (un po’ come è successo sulla costa romagnola la scorsa estate). Molti sono stati alloggiati in dormitori, mentre alcuni hanno trovato rifugio in alcune case messe a disposizione da privati.</p><p>Per favorire al massimo le possibilità d’integrazione, anche con offerte di lavoro, è stata creata una pagina Facebook e un gruppo, ed eventi culturali dove le famiglie ucraine potessero mostrare la loro cultura e le loro tradizioni.</p><p>L’esperienza di Banska Stiavnica, è stata anche oggetto di studio da parte della ONG <strong>Praxis Greece</strong>, che ha organizzato dal 27.08 al 04.09.2022, un seminario residenziale chiamato: <a href="https://praxisgreece.com/2022/07/training-course-in-banska-stiavnica-slovakia-humanity-has-no-border/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Humanity has no border</strong></a></p><p>Banska Stiavnica è stata ed è anche un punto di riferimento e asilo per artisti ucraini grazie a <a href="https://www.contactsforukrainians.art/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Banska Stiavnica Contemporary</a> aderente alla rete internazionale.</p><p>Che Banska Stiavnica sia da sempre una città che mette <strong>l&#8217;amore al primo posto</strong> è evidente dalla presenza di un peculiare museo, la Dom Mariny (La Casa di Marina), dove visse Marina Pischlova, anche conosciuta come la casa dei Romeo e Giulietta slovacchi e che conserva il più lungo poema d&#8217;amore del mondo.</p><div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-13 wp-block-columns-is-layout-flex"><div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="800" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/CASA-DI-MARINA-8.jpg" alt="casa di marina" class="wp-image-1114" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/CASA-DI-MARINA-8.jpg 600w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/CASA-DI-MARINA-8-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>Casa di Marina</figcaption></figure></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="800" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/CASA-DI-MARINA-9.jpg" alt="Casa di Marina" class="wp-image-1115" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/CASA-DI-MARINA-9.jpg 600w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/CASA-DI-MARINA-9-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>Casa di Marina</figcaption></figure></div>

<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="800" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/CASA-DI-MARINA-10.jpg" alt="Casa di Marina" class="wp-image-1116" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/CASA-DI-MARINA-10.jpg 600w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/CASA-DI-MARINA-10-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>Casa di Marina</figcaption></figure></div></div><p>Sia come sia, in tutta la città sono evidenti i segni della &#8220;vicinanza&#8221; ai &#8220;cugini&#8221; ucraini, anche attraverso alcune prese di posizione abbastanza colorite.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/FUCK-PUTIN-11.jpg" alt="fuck putin" class="wp-image-1117" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/FUCK-PUTIN-11.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/FUCK-PUTIN-11-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/FUCK-PUTIN-11-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure><p>Ma non mancano gli inviti a cercare una via verso la pace.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/MAKE-LOVE-12.jpg" alt="make love not war" class="wp-image-1122" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/MAKE-LOVE-12.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/MAKE-LOVE-12-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/MAKE-LOVE-12-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure><p>L’esperienza di Basnka Stiavnica è uno solo dei molti modelli in cui si è articolata l&#8217;accoglienza, l&#8217;asilo e l&#8217;inclusione sul territorio slovacco.</p><p>Un’esperienza similare a quella portata avanti a Banska Stiavnica è quella promossa dall’organizzazione <strong>SPOLU</strong> di Bratislava, di cui parlerò nel capitolo dedicato alla capitale slovacca.</p><p>Era ora però di approssimarsi verso il primo posto di confine e mancavano ancora molte ore di auto prima dell’arrivo al Motorest Milka di Ubla.</p><figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ON-THE-ROAD-13.jpg" alt="" class="wp-image-1123" srcset="https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ON-THE-ROAD-13.jpg 700w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ON-THE-ROAD-13-300x225.jpg 300w, https://www.damianogallinaro.it/wp-content/uploads/ON-THE-ROAD-13-650x488.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure><p>Se volete approfondire vi invito all&#8217;ascolto della prima puntata del reportage anche sul mio podcast &#8220;<strong>Il Balcanauta</strong>&#8220;: <a href="https://www.spreaker.com/user/16527358/verso-il-confine-in-transito" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Verso il Confine: In Transito | Spreaker</a> .</p><p>L'articolo <a href="https://www.damianogallinaro.it/sulla-linea-sottile-tra-pace-e-guerra-il-confine-slovacco-ucraino/">Sulla linea sottile tra pace e guerra: il confine slovacco/ucraino</a> proviene da <a href="https://www.damianogallinaro.it">Damiano Gallinaro</a>.</p>
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